Aryna Sabalenka, la numero 1 del tennis contro le atlete trans: “Non è giusto che un uomo affronti una donna”

Le parole dell'atleta bielorussa. "La donna ha lavorato per tutta la sua vita per raggiungere il suo limite e non mi sembra corretto che debba vedersela con un uomo".

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27enne bielorussa, Aryna Sjarheeŭna Sabalenka è attualmente la numero uno del tennis mondiale. Vincitrice di 4 prove del Grande Slam, ovvero due Australian Open consecutivi nel 2023 e 2024 e due US Open consecutivi nel 2024 e 2025, Sabalenka ha già incassato oltre 45 milioni di dollari in carriera di soli premi, puntando al sogno Grande Slam nel 2026.

A due settimane dall’esibizione show di Dubai contro l’australiano Nick Kyrgios, in quella che è stata definita ‘Battle of the Sexes‘ 52 anni dopo l’epico incontro tra Billie Jean King e Bobby Riggs, Sabalenka ha espresso le proprie opinioni sulle atlete trans.

Le regole WTA nei confronti delle tenniste trans

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Aryna Sabalenka

Ad oggi, regole WTA alla mano, le tenniste trans possono competere se forniscono una dichiarazione scritta e firmata che attesti come il loro genere sia femminile o non binario, con un livello di testosterone nel sangue inferiore a nanomoli per litro nei due anni precedenti. La politica WTA stabilisce inoltre che “il riconoscimento legale dell’identità femminile o non binaria della giocatrice” non è “richiesto” per competere nei tornei femminili.

Ma al momento non esistono tenniste trans nel circuito WTA, così come non ce ne sono state negli ultimi anni. La tennista trans Renee Richards giocò nel tour WTA tra il 1977 e il 1981, prima di incontrare ed allenare Martina Navratilova, giocatrice queer e ora apertamente contraria all’inclusione transgender nello sport.

Nel 2024, la Lawn Tennis Association britannica ha invece vietato alle donne transgender di partecipare ad alcune competizioni femminili nazionali e interclub.

Aryna Sabalenka dice no all’inclusione trans nel tennis

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“Non è una domanda facile a cui rispondere”, ha precisato Sabalenka. “Non ho niente contro queste atlete, ma ho la sensazione che abbiano un enorme vantaggio sulle donne. La mia opinione è che non sia giusto che una donna debba affrontare quello che è biologicamente un uomo“. “Non è giusto. Una donna ha lavorato tutta la vita per raggiungere il suo limite e poi deve affrontare un uomo, che è biologicamente molto più forte, quindi per me non sono d’accordo con questo genere di cose nello sport”.

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Sulla sua stessa lunghezza d’onda anche Kyrgios, acerrimo nemico del nostro Jannik Sinner: “La penso esattamente allo stesso modo”.

In realtà più studi hanno dimostrato come le atlete transgender non abbiano alcun vantaggio “fisico” a livello d’élite, rispetto alle donne cisgender. L’icona del tennis nonché della comunità lesbica Billie Jean King si è invece espressa a favore dell’inclusione transgender, quasi certamente cestinata alle prossime Olimpiadi per la gioia di Donald Trump che ha fatto di tutto per escludere le atlete trans da Los Angeles 2028.

La Bielorussia di Aryna Sabalenka, come dimenticarlo, è da oltre 30 anni guidata dal conlamato omofobo Aljaksandr Lukašėnka, che nel 2012 disse con orgoglio “meglio essere dittatore che gay“, per poi piegarsi sempre più alla discriminazione istituzionale della vicina Russia e dell’amico Putin nei confronti della comunità LGBTQIA+.

Negli ultimi due mesi il tennis maschile ha accolto i primi due storici coming out di atleti professionisti in attività, grazie al brasiliano Joao Lucas Reis da Silva e all’astro nascente svizzero Mika Brunold.

Atlete trans svantaggiate rispetto a quelle cisgender, i risultati di uno studio

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