Diritti trans e dito medio ai Repubblicani, i migliori momenti queer del Coachella 2023

Dalle Boygenius al concerto (introvabile) di Frank Ocean, ecco alcuni highlights del festival più famoso del mondo.

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muna e Boygenius
muna e Boygenius
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Che siate lì (poco probabile) o lo stiate seguendo in diretta streaming (più possibile),  il Coachella è quell’appuntamento annuale che anche solo nella nostra testa appare più cool della media.

Mentre il proprietario Philip Frederick Anschutz continua a donare soldi alle associazioni omofobe, il festival più famoso del mondo accoglie sul proprio palco artisti, emergenti e non, di cui ampia parte è parte del mondo LGBTQIA+.

L’edizione 2023 non scherza con una pioggia di artisti queer – dalla cantautrice bisessuale Angèle all’artista transgender Ethel Cain per la prima volta al Coachella – tutto il mondo che tra una performance e l’altra non dimenticano di alzare la voce non solo per cantare.

Su tuttə primeggiano le Boygenius – supergroup indie formato dalle cantautrici Phoebe Bridgers, Lucy Dacus, e Julien Baker – che entrando sul palco sulle note di The Boys Are Back in Town di Thin Lizzy, hanno colto l’occasione per urlare a supporto dei diritti transgender.

Prima che andiamo avanti, non so se avete dato un’occhiata alle news e visto la pagliacciata che sta succedendo in Florida, Missouri, e molti altri posti, ma le vite trans contano, le giovani persone trans contano” esordisce Lucy Dacus, continuando “Combatteremo e vinceremo”.

 

Si unisce Phoebe Bridgers che in grande stile chiama direttamente in causa l’estrema destra repubblicana e le recenti politiche antit-abortiste: “L’aborto spacca e f*nculo a Ron DeSantis” grida alla platea.

La band ha fatto una comparsata di nuovo sul palco insieme allə MUNA, gruppo che abbiamo intervistato lo scorso Febbraio, in un’esplosione di energia saffica e inni queer.

Durante un’intervista la band composta da Katie Gavin, Josette Maskin e Naomi McPherson ha corretto un’intervistatrice che continuava a riferirsi allə tre al femminile, chiamandole più volte ‘ladies’.

 

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Questo potrebbe apparire un po’ imbarazzante, ma non ci identifichiamo tuttə come ragazze” spiega Gavin “Quando le persone si riferiscono a noi chiediamo che ci diano semplicemente del ‘voi’ o ‘you guys’ (ndr. in inglese letteralmente ‘voi ragazzi’ ma viene utilizzato anche per riferirsi in maniera neutra a chiunque)”. Per poi sdrammatizzare: “Penso comunque sia una figata poter dire tutto questo in un’intervista”.

Alla domanda: “Cosa cambierete nell’industria musicale?” Tuttə e tre hanno risposto: “I transfobici!”.

Si aggiungono anche The Linda Lindas, rock band losangelina che ha menzionato la ‘tanta m*rda poco divertente che sta succedendo”: “C’è bisogno che se ne parli e dobbiamo fare qualcosa” ha detto Eloise Wong, seguitə dallə chitarrista Lucia de la Garza: “Tutte queste legislazioni anti-trans non vanno bene!”.

Tra le performance più attese, non può mancare Frank Ocean, al suo grande ritorno sul palco dopo sei anni. Tuttavia, l’esibizione non è andata in streaming come le altre spezzando il cuore dei fan che non vedevano l’ora di rivedere l’artista. Un’esibizione tanto attesa ma forse più underwhelming del previsto, tanto che anche il nostro Pietro Turano, presente tra il pubblico, ha notato che forse “non j’andava”.

@eropietro
@eropietro

Per i fortunati presenti, Ocean ha dedicato parte del concerto a suo fratello, Ryan Breaux, morto in un incidente d’auto a soli 18 anni nel 2020: “In questi ultimi anni la mia vita è cambiata tanto. Con mio fratello venivamo spesso a questo festival e mi sentivo come se fossi trascinato qui la maggior parte del tempo perché odiavo la polvere” racconta l’artista. “Uno dei miei ricordi più vividi è quando abbiamo visto insieme Rae Sremmurd. Ballavamo al ritmo della loro musica e so sarebbe stato così felice di venire qui con tutti noi, quindi voglio ringraziarvi per il supporto e l’amore che mi avete dato”.

Per chiunque sperava in nuova musica, Ocean chiarisce che bisognerà aspettare ancora un po’: “Non che non ci sia un album, solo non ora”.

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