Grecia, divieto di GPA esplicito per coppie gay e uomini single: la proposta del governo

A un anno dal matrimonio egualitario e dell’adozione per le coppie omosessuali, il ministro della Giustizia Giorgos Floridis rafforza una discriminazione già esistente. Perché?

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Approvati matrimonio egualitario e adozione per coppie omosessuali, la Grecia ora perseguita la GPA esplicitamente per coppie gay, lesbiche e per uomini single.
Approvati matrimonio egualitario e adozione per coppie omosessuali, la Grecia ora perseguita la GPA esplicitamente per coppie gay, lesbiche e per uomini single.
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Nel febbraio 2024, la Grecia diventava il primo paese a maggioranza cristiano-ortodossa a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione per le coppie omosessuali. Una legge approvata tra le proteste furibonde dei settori più conservatori del Paese e le invettive della Chiesa ortodossa, che accusava il Parlamento di essersi piegato a una “moda straniera”.

Oggi, a poco più di un anno da quella decisione storica, lo stesso governo di centrodestra guidato da Kyriakos Mitsotakis – che aveva promosso la riforma – torna a restringere i margini di libertà, questa volta in ambito di genitorialità biologica: il ministro della Giustizia Giorgos Floridis ha presentato un disegno di legge che vieta espressamente l’accesso alla GPA per uomini single e coppie omosessuali – andando a determinare una vera e propria discriminazione basata sul genere che colpirà però, in particolare, la comunità LGBTQIA+.

La manovra viene giustificata in termini di “chiarezza normativa“, ma ciò che fa è altro: non colma un vuoto giuridico, lo sigilla. Non introduce infatti alcuna novità, ma rende esplicito ciò che era già implicitamente discriminatorio, e nel farlo lo legittima. Il risultato è una nuova frontiera dell’esclusione, dissimulata dietro un apparato retorico che rifiuta di chiamare le cose con il proprio nome.

Grecia, il divieto di GPA a uomini single e coppie omosessuali

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“Una donna può essere incapace di concepire sia se fa parte di una coppia eterosessuale, sia se è lesbica o single – ha spiegato Floridis – Ma un uomo, per definizione, non può partorire. La GPA è pensata per chi, pur desiderandolo, non ha la possibilità biologica di avere figli. Non è una questione di orientamento, ma di natura”

Occorre fare una premessa: in Grecia la GPA è legale da anni, ma solo per le donne che – a causa di una condizione clinica certificata – non possono portare avanti una gravidanza. È un accesso fortemente regolamentato, concesso unicamente a residenti greche e con una motivazione medica. Fin qui, nulla di nuovo.

Ma la legge non vietava espressamente agli uomini – single o in coppia – di ricorrere alla GPA. Non lo prevedeva, certo, ma nemmeno lo proibiva in modo esplicito. È in questa zona grigia che, negli anni, alcune coppie gay avevano ottenuto il riconoscimento della genitorialità da parte dei tribunali.

Una donna può essere incapace di concepire sia se fa parte di una coppia eterosessuale, sia se è lesbica o single – ha spiegato Floridis – Ma un uomo, per definizione, non può partorire. La GPA è pensata per chi, pur desiderandolo, non ha la possibilità biologica di avere figli. Non è una questione di orientamento, ma di natura”.

In apparenza, un ragionamento tecnico. In realtà, una costruzione normativa che opera una distinzione di genere mascherata da neutralità. Le donne – tutte le donne – mantengono, almeno in astratto, la possibilità di accedere alla GPA se non fertili. Gli uomini – tutti gli uomini – ne sono esclusi per principio, in quanto biologicamente incapaci di portare avanti una gravidanza.

Non è una discriminazione esplicita verso le persone LGBTQIA+, è qualcosa di più raffinato: una norma che esclude per definizione l’unico segmento di popolazione che non potrà mai soddisfare il requisito biologico richiesto. È l’essere uomini, e non l’essere gay, a diventare la linea di demarcazione. Ma nel contesto di una legge che non prevede alternative alla genitorialità biologica, le due condizioni si sovrappongono, si confondono, e finiscono per colpire una sola categoria.

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Il governo elimina così anche l’ultima possibilità che la giurisprudenza aveva concesso. Non ci sarà più spazio per interpretazioni favorevoli nei tribunali, né per strategie legali fondate su casi individuali. Il diritto alla genitorialità si restringe, e lo fa nel nome dell’ordine e della chiarezza.

Un approccio decisamente più misurato, quello del governo greco, rispetto alla linea adottata dall’esecutivo Meloni, che ha scelto di trasformare la GPA in un reato universale – ponendola sullo stesso piano di crimini transnazionali come la tratta di esseri umani, il terrorismo o lo sfruttamento sessuale dei minori. L’Italia è il primo paese a mondo.

Ma in Grecia il contesto è diverso, e fortunatamente più sfumato. Lo stesso governo di centrodestra, un anno fa presentava il matrimonio egualitario come “una scelta di civiltà”. Mitsotakis, allora, parlava di un passo necessario “per colmare una disuguaglianza che non aveva più giustificazioni in una democrazia matura. Oggi, però, quella stessa democrazia è chiamata a fare marcia indietro, seppur senza i nostri grandi proclami ideologici. Forse per sedare il malcontento persistente delle ali più conservatrici del partito, forse per ricucire lo strappo con la Chiesa ortodossa. Ma il risultato è chiaro: si torna a tracciare confini più stretti, a ridefinire chi può aspirare a una genitorialità piena e chi, ancora una volta, resta fuori.

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15 Febbraio 2024 la Grecia approva il matrimonio egualitario
15 Febbraio 2024 la Grecia approva il matrimonio egualitario

Per comprendere le ragioni profonde di questa stretta, occorre guardare oltre la lettera della legge. In Grecia, la Chiesa ortodossa non è solo un attore religioso, ma anche politico, sociale, identitario. E quando nel 2024 il Parlamento approvò la legge sul matrimonio egualitario, le reazioni del clero furono virulente.

Ieronymos II, arcivescovo di Atene, parlò di “disgregazione morale della famiglia” e propose un referendum nazionale per ribaltare la decisione. Alcuni vescovi arrivarono a minacciare la scomunica dei deputati che avessero votato a favore.Chi sostiene questa legge – affermarono i vescovi di Corfù – non può essere considerato un cristiano attivo”.

Le proteste non si limitarono al piano simbolico. Nelle settimane successive all’approvazione, gruppi religiosi e movimenti conservatori scesero in piazza denunciando il “tradimento della Grecia tradizionale”, mentre parte della stessa Nuova Democrazia, il partito di governo, si spaccava internamente.

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Mitsotakis riuscì a far passare la legge solo grazie ai voti dell’opposizione, in particolare quelli del partito socialista PASOK e della sinistra di Syriza. Fu una vittoria politica, ma al prezzo di una ferita aperta all’interno della coalizione.

La proposta Floridis per limitare la genitorialità biologica alle coppie gay arriva esattamente in questo contesto. È difficile non leggere in questa mossa un tentativo di riconciliazione, un modo per ricucire lo strappo con la parte più reazionaria dell’elettorato, per dimostrare che certi confini non saranno varcati. La parabola classica delle democrazie occidentali che scelgono di restare formalmente inclusive, senza mai diventare pienamente egualitarie.

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