Questo fine settimana Madrid tornerà in strada per l’attesissimo Pride cittadino, mai come quest’anno particolarmente atteso perché in Spagna si celebrano i 20 anni di matrimonio egualitario. Una conquista straordinaria per un Paese che fino a mezzo secolo fa viveva sotto una dittatura, per poi scrollarsi di dosso il bianco e nero e abbracciare gli sgargianti colori della libertà, esplicitati anche in tv e al Cinema da icone come Raffaella Carrà e Pedro Almodovar.

A fare da ponte tra Spagna e Italia c’è il Roma Pride, con il suo portavoce Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ospite dell’evento e del Summit Pride che si terrà oggi pomeriggio nella Capitale. Per l’occasione abbiamo intervistato Colamarino, guardando anche ad un futuro ritorno del WorldPride nella Capitale 25 anni dopo la prima e indimenticabile volta.

Il Roma Pride al Madrid Pride, Colamarino: "Legame profondo. Proveremo a riportare il WorldPride nella Capitale" - Il Roma Pride al Madrid Pride Colamarino 1 - Gay.it

Che rapporto c’è tra il Roma Pride e il Madrid Pride, come e quando è nato?

“Sono a Madrid perché da anni stiamo portando avanti un lavoro tra Roma Pride, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e Madrid Pride. Da tempo partecipo alle varie conferenze sui diritti umani organizzate dal Madrid Pride, nate nel 2017 con il Madrid Summit, anno del World Pride di Madrid. Quest’anno i nostri amici spagnoli sono venuti alla Pride Croisette di Roma per partecipare ad un dibattito sui Pride in Europa. Tutto nasce da legami profondi e dai comuni intenti. Spagna e Italia sono sempre state molto vicine, così come i nostri Pride che sono ancora di lotta, politici. La Spagna celebra in questi giorni i 20 anni della legge sul matrimonio egualitario, sono qui anche per festeggiare questo straordinario traguardo, ma i nostri progetti comuni non si fermano qui. Stiamo lavorando insieme al Madrid Pride per costruire dei momenti congressuali europei e mondiali tra Roma e Spagna. Vorremmo partire tra il 2027 e il 2028. È un rapporto privilegiato, il nostro, che si è costruito nel tempo e prosegue tutto l’anno”.

Italia e Spagna Paesi molto simili e vicini, ma sul fronte dei diritti LGBTQIA+ non c’è storia.

“Purtroppo sì. Madrid è in fermento, oggi parteciperò a questo Madrid Summit dove si celebreranno i 20 anni del matrimonio egualitario, voluto da Zapatero che l’aveva inserito tra i punti centrali del suo programma elettorale. In questo dibattito ci sarà anche l’allora ministro della giustizia, che racconterà i passaggi che portarono a questa storica approvazione. La Spagna tra le altre cose oltre al matrimonio egualitario approvò anche l’adozione per single e coppie dello stesso sesso. È un Paese a cui guardare, per quanto riguarda i diritti LGBTQIA+. Anche la Rainbow Map di Ilga certifica questo primato, con la Spagna sempre tra i primissimi posti a differenza dell’Italia, che staziona tra gli ultimi. Con questo rapporto che abbiamo instaurato con Madrid cerchiamo anche di apprendere, imparare, è uno scambio reciproco di informazioni e modalità utili. Sono rimasti molto colpiti dalla loro visita di giugno alla Pride Croisette, anche perché i Pride di Roma e Madrid sono diversi. Noi facciamo un evento in cui le persone possono sfilare tra i carri, in mezzo alla strada, attraversandolo liberamente, mentre a Madrid come a Londra, New York e in tante altre capitali ci sono le transenne ai lati della strada e le persone lì devono stare, ammirando i carri e le delegazioni in sfilata. Noi vogliamo che il Pride sia e rimanga un evento della città di Roma, dove tutte le persone che desiderino attraversare la manifestazione possano farlo”.

Madrid ospitò il World Pride nel 2017 mentre ora Barcellona potrebbe candidarsi per il 2030. Quello di Roma fu il primo, nel 2000. Riusciremo ad averne un altro e a riportarlo nella Capitale?

“Noi europei all’interno di Interpride facciamo fronte comune, per avere il WorldPride in Europa. L’anno prossimo sarà ad Amsterdam e nel 2028 in Sudafrica. Ci sono dei progetti, noi ci siamo fatti sfuggire un treno, quello del 2025. C’era il Covid-19 di mezzo e la candidatura sfumò. Tra le altre cose prima vinse Taiwan, poi ritiratasi, e poi vinse Washington, con il Worldpride andato in scena il mese scorso. Un Worldpride spento dal punto di vista politico, sono rimasto molto sorpreso. Non hanno praticamente mai nominato Trump in nessun discorso, su nessuna piattaforma, non sembrava di stare nell’America di oggi. Per quanto riguarda l’ipotesi Roma, adesso rispetto al passato le candidature all’interno di Interpride sono molto più precise. Se ti candidi devi prepararti bene, studiare le alleanze. Stiamo lavorando per portare a Roma il Congresso Mondiale dei Pride, nei prossimi anni, come prima tappa. Una settimana di lavoro e di confronto, un evento internazionale di natura politica. Per quanto riguarda invece un’eventuale candidatura bisogna valutare tutta una serie di equilibri, capire quale sia l’anno giusto, senza troppi Paesi europei candidati per non rischiare di togliersi i voti a vicenda. Bisogna fare aggregazione tra aree geografiche, perché poi vince chi ha più voti. Ma sono sicuro che  se non è il 2030, due, tre, massimo quattro anni dopo cercheremo di presentare questa candidatura per riportare il WorldPride a Roma”.

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Intanto è andato in archivio anche l’EuroPride di Lisbona, che non è stato propriamente un successo organizzativo, con il Roma Pride presente.

“L’EuroPride di Lisbona ha vissuto varie difficoltà tra associazioni organizzatrici. Il movimento LGBTQIA+ è uguale in tutto il mondo, diviso come la migliore sinistra. Ci sono stati scontri interni legati all’impostazione, riguardante gli sponsor e altri temi delicati. Come avvenuto in Italia ma anche altrove, come a Varsavia, ad Amsterdam. Tutto il mondo è Paese ma è giusto che sia così, ognuno ha le proprie idee, la pluralità è necessaria così come il rispetto, ma bisogna tenere conto degli obiettivi comuni, ovvero non lasciare che le cose che ci separano superino le cose che ci uniscono”.

A Budapest c’è stato un Pride storico, che ha visto Orban grande sconfitto. Anche lì il Roma Pride era in piazza.

Budapest è stato incredibile, un fronte europeo unito di persone, associazioni, politici da tutta Europa. Ho visto tanto coraggio, tanta positività, mi sono sentito fiero di essere europeo. All’inizio non capivo quanta gente ci fosse, poi ci siamo resi conto che le persone presenti non finivano mai. Mi ha commosso, perché tanta gente ha capito che in Ungheria c’è in gioco qualcosa di importante, c’è in gioco la democrazia, lo Stato di diritto. La polizia era ai lati della strada, con le telecamerine a cercare di riconoscere i partecipanti. Non si è ancora capito se faranno delle multe o meno”.

Dall’Italia c’è chi ha criticato Elly Schlein perché ha osato ricordare come nel nostro Paese non esista una legge contro l’omobitransfobia.

“Le solite polemicucce, ma il peggiore di tutti è stato il generale Vannacci, che ha detto che noi omosessuali non potremmo andare in guerra. Credo che tutte le persone che erano a Budapest potrebbero benissimo andare in guerra. Non ci hanno spaventato i neonazisti che erano lì, a provocarci, non ci spaventerà mai nemmeno Vannacci”.

Tornando a Madrid, riusciremo anche noi ad avere una Piazza/Via Raffaella Carrà nella città di Roma?

“È il nostro sogno, una volta l’ho sussurrato al sindaco Gualtieri. Ma bisogna andare più decisi con un progetto specifico. Credo che l’amministrazione sia aperta a questo tipo di iniziativa, salvo le regole burocratiche legate a vie e piazze da intitolare a chicchessia che seguono dei tempi tecnici precisi, ma come abbiamo visto con l’aeroporto di Malpensa intitolato a Berlusconi in questo Paese tutto può succedere. Siamo il paese della relatività. Vediamo e speriamo”.

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