Il governo continua a chiedere la cancellazione di una mamma anche dopo la sentenza della Consulta

Il ministro dell’Interno Piantedosi prende tempo e alcuni sindaci hanno già detto che procederanno solo dopo aver ricevuto adeguate istruzioni. "Il Governo disobbedisce alla Corte violando così apertamente la Costituzione e si pone fuori dallo Stato di diritto".

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Il governo continua a chiedere la cancellazione di una mamma anche dopo la sentenza della Consulta - Famiglie Arcobaleno Sentenza Cassazione - Gay.it
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La scorsa settimana la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza storica che ha smontato la macchina del fango del governo Meloni nei confronti delle famiglie arcobaleno obbligando il riconoscimento all’anagrafe dei figli di due madri, ma al Ministero dell’Interno parrebbero non essersene resi conto.

Il governo Meloni va oltre la Corte Costituzionale

Il 26 mattina nell’aula della Corte d’Appello civile di Venezia si discutevano le impugnazioni della Procura generale del Veneto e del ministero dell’Interno contro la sentenza del Tribunale di Padova, che nel 2024 ha approvato l’iscrizione a registro delle 39 coppie di mamme con figli nati tramite PMA all’estero inizialmente contestate. Ma anche dinanzi alla storica sentenza della Consulta che ha definito incostituzionale qualsivoglia divieto l’avvocatura dello Stato ha continuato a chiedere la cancellazione del nome della madre intenzionale dal registro dell’anagrafe civile. Come se 7 giorni fa la Corte Costituzionale non avesse emesso alcuna sentenza, figlia della causa portata avanti da Isabella e Glenda, mamme da noi intervistate.

Siamo quindi tornati ad inizio 2023, quando una circolare inviata ai Prefetti dal ministro Piantedosi chiese ai sindaci di interrompere la trascrizione del cognome della madre intenzionale sul registro dell’anagrafe per quanto riguarda i figli con due mamme. All’epoca la Procura di Padova impugnò i certificati di nascita di 33 bambini nati da fecondazione eterologa, che il sindaco Sergio Giordani aveva iniziato a trascrivere nel 2017. Senza mai fermarsi, tant’è che oggi è arrivato ad un totale di 53 bambini. Altri sindaci hanno continuato a trascrivere i certificati, basti pensare a Gualtieri a Roma e a non pochi primi cittadini della Sardegna.

La scorsa settimana la Corte Costituzionale ha stracciato quella palese discriminazione ma lunedì mattina l’Avvocatura è andata avanti, spiegando che ad oggi non ci sarebbero state indicazioni da parte del Ministero dell’Interno dopo la storica sentenza. Secondo fonti del Viminale, scrive l’Ansa, l’Avvocatura si sarebbe limitata a riportare le deduzioni difensive già svolte, rimettendo al collegio giudicante la valutazione dei casi concreti sottoposti alla stessa Corte d’Appello.

La denuncia degli avvocati delle mamme arcobaleno

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Poco meno di un anno fa la Corte d’Appello aveva annunciato che si sarebbe pronunciata sui ricorsi del Viminale e della Procura generale solo dopo la sentenza della Consulta. Una volta arrivata, 7 giorni fa, tutti pensavano che la storia fosse finalmente finita, archiviata. Fino al colpo di scena denunciato via social dall’avvocato Alexander Schuster, che rappresenta una delle coppie di mamme.

Un’intensa udienza in Corte d’Appello a Venezia per chiedere di mettere la parola fine alle impugnazioni di Padova e lasciare che due mamme possano finalmente prendersi cura dei loro figli senza pensieri. In questi anni ho dato voce in quella Corte a madri che chiedevano tutela in quattro cause, a cominciare dalla prima mai fatta in Italia. E ogni volta entravo a mendicare una giustizia che il Parlamento si rifiutava di dare. Con la sentenza della Corte Costituzionale ho potuto finalmente entrare a testa alta! Incredibile, invece, che il ministro Piantedosi abbia insistito a chiedere la cancellazione di tutti gli atti di nascita nonostante una sentenza della Corte Costituzionale. No comment!”.

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“Il giudice ha preso atto della sentenza della Corte Costituzionale, la Procura generale ha ritirato i ricorsi ma l’avvocatura dello Stato ha insistito nel reclamare la cancellazione dall’atto di nascita dei bambini del cognome della madre non biologica, dicendo che dal Viminale non sono arrivate direttive per la rinuncia all’istanza”, ha precisato Schuster, che ha denunciato un problema di non poco conto per i bimbi che nasceranno e per quelli che non sono ancora riusciti a ottenere dal proprio Comune di residenza la registrazione della madre intenzionale. “Alcuni sindaci hanno già detto che procederanno solo dopo aver ricevuto adeguate istruzioni dal ministero dell’Interno, ma a questo punto potrebbe farle attendere mesi. Mi aspetto un boicottaggio e allora torno a chiedere che il Viminale venga condannato a pagare le spese legali“, ha tuonato l’avvocato dalle pagine de Il Corriere del Veneto.

Anch’io l’ho presentata per le 15 coppie che rappresento“, ha rilanciato Michele Giarratano, legale dell’associazione Famiglie Arcobaleno. “È chiaro l’accanimento del ministro Matteo Piantedosi, che comunque non può avere alcuno sbocco legale. La Corte d’Appello non può andare contro la sentenza della Consulta, quindi non mi aspetto nessun colpo di scena. A parte la condanna del Viminale pagare le spese processuali. E in caso di Comuni inadempienti, faremo ricorso“.

L’attacco di Alessandro Zan

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“Quello che è accaduto ieri a Venezia è gravissimo: alla Corte d’Appello civile, il Viminale, tramite l’Avvocatura di Stato, ha continuato a chiedere la cancellazione del cognome delle madri intenzionali dai registri anagrafici dei figli. Ignorando completamente la sentenza della Corte Costituzionale di qualche giorno fa”, ha reagito Alessandro Zan, eurodeputato Pd. “Non si tratta più solo di omofobia: il Governo disobbedisce alla Corte Costituzionale, violando così apertamente la Costituzione, e si pone fuori dallo Stato di diritto. Lo Stato combatte se stesso, ignora i suoi giudici supremi pur di continuare la sua crociata ideologica contro le famiglie omogenitoriali. Il comportamento del Ministero è irricevibile, giuridicamente è umanamente. Domani la sentenza della Corte sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e non ci saranno più scuse per la sua applicazione. Le famiglie omogenitoriali non sono sole: vigileremo con forza sul rispetto della sentenza”.

Da quanto la Corte Costituzionale si è pronunciata il ministro dell’interno Matteo Piantedosi non ha ancora esplicitato alcun tipo di dichiarazione pubblica, a differenza dei colleghi Salvini e Roccella.

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