Eliminare l’HIV, l’epatite e le infenzioni sessualmente trasmissibili (IST) come minacce per la salute pubblica, ottenendo zero nuove infezioni, zero decessi e zero discriminazioni, e garantendo un accesso equo all’assistenza sanitaria per tutti gli individui. Questa l’ambizione del GovernoMeloni, che contrariamente alle aspettative si dimostra particolarmente attento al tema delle malattie sessualmente trasmissibili e delle categorie più a rischio.
Obiettivo chiaro: zero infezioni, zero morti, zero discriminazioni
Il Ministero della Salute ha presentato un nuovo piano nazionale per fermare la diffusione dell’HIV, delle epatiti virali e delle infezioni sessualmente trasmesse (IST). L’obiettivo? Arrivare entro il 2030 a zero nuove infezioni, zero morti evitabili e zero discriminazioni per chi vive con queste patologie.
È una sfida ambiziosa, ma possibile. E per riuscirci, il piano punta tutto sulla prevenzione, sull’educazione sessuale, sull’accesso facilitato ai test e sul coinvolgimento delle comunità.
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Cosa cambia concretamente?
- Profilattici gratis e più accessibili: saranno distribuiti preservativi gratuiti, soprattutto nei luoghi frequentati da giovani o da persone più a rischio, come feste, eventi o associazioni.
- Più PrEP per chi vuole proteggersi meglio: la PrEP (profilassi pre-esposizione) è un farmaco che, se preso regolarmente, impedisce il contagio da HIV. In Italia è ancora poco usata, ma il piano prevede di potenziarla e renderla più accessibile, anche nella versione a lunga durata.
- Test rapidi ovunque, non solo in ospedale: sarà possibile fare test anche fuori dagli ospedali, in associazioni, eventi o persino da soli con l’autotest.
- Educazione sessuale vera, anche a scuola: previste campagne informative chiare, anche tra i giovani. Basta con i tabù: conoscere il proprio corpo e i rischi serve a proteggersi.
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Attenzione ai gruppi più esposti
Il documento riconosce che alcune persone sono colpite più duramente dall’HIV o dalle IST. Parliamo di:
- uomini che fanno sesso con altri uomini,
- lavoratori e lavoratrici del sesso,
- persone trans,
- migranti,
- persone che usano droghe iniettive,
- detenuti.
Il piano ambisce ad offrire percorsi su misura, con meno burocrazia e più rispetto, per garantire anche a loro cure tempestive e dignitose.
Meno stigma, più salute
Gli indimenticabili momenti storici contro lo stigma dell’hiv
Il pregiudizio (stigma) fa male, e il piano lo sa bene. Chi vive con l’HIV o con un’epatite spesso subisce discriminazioni, isolamento, umiliazioni. Per questo il piano prevede di formare gli operatori sanitari, usare un linguaggio corretto e lanciare campagne pubbliche contro lo stigma.
Integrazione tra Regioni, associazioni e servizi sanitari locali
Per far funzionare il piano serviranno collaborazione e impegno:
- Le Regioni dovranno creare piani locali coerenti.
- Le associazioni saranno coinvolte per arrivare a chi è più difficile da raggiungere.
- I servizi sanitari dovranno essere più integrati, semplici e umani.
La sintesi del piano
Con questo piano, l’Italia si allinea agli obiettivi dell’OMS e punta a:
- eliminare l’epatite C come emergenza sanitaria;
- raggiungere il famoso 95-95-95: cioè 95% di persone con HIV diagnosticate, 95% in terapia e 95% con virus non rilevabile;
- ridurre del 90% le nuove infezioni da HIV;
- diffondere la PrEP e aumentare i test rapidi;
- integrare prevenzione, diagnosi e cura in un unico percorso facile e accessibile.
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