Hiv, solo 2 giovani su 5 utilizzano protezioni, Marrazzo “Occorre parlarne a scuola”

La pornografia tra le principali fonti di disinformazione.

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L’appello di Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBTQIA+, arriva proprio in occasione della Giornata Mondiale Contro l’AIDS, oggi, 1 Dicembre 2022.

Chiediamo alla Premier Meloni ed al Governo di fare investimenti in comunicazione e prevenzione contro HIV e MST specialmente nelle scuole. Non parlare di sessualità e prevenzione nelle scuole favorisce solo i comportamenti a rischio e le discriminazioni, il 51% dei giovani non usa mai il preservativo, gli altri saltuariamente. Ad oggi: non ci sono campagne di testing, non ci sono campagne di prevenzione non ci sono campagne di sensibilizzazione contro lo stigma dei sieropositivi, la maggior parte dei sieropositivi nasconde la propria condizione di salute, per non essere discriminato”.

Ma qual è la reale situazione dei giovani in ambito di sessualità? Ce lo spiegano i dati dell’Osservatorio Giovani e Sessualità condotto da Durex in collaborazione con Skuola.net. Spoiler: si tratta di rilevamenti per nulla confortanti.

Rapporti a rischio sempre più frequenti nella fascia d’età 11-24

L’indagine più recente – che risale al pre pandemia nel 2020 – ci mostra una panoramica preoccupante sul rapporto tra i giovani e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Il primo dato è che tra i giovani tra gli 11 e i 24 anni in relazioni stabili, solo 2 su 5 utilizzano protezioni.

Ma la situazione non migliora tra coloro che invece scelgono di avere solo rapporti occasionali. Anche qui, il 16% dichiara di non utilizzare né contraccezione né profilassi, ed il 21% si concentra solo sulla contraccezione – si parla più che altro di pillola anticoncezionale.

Il 17% degli intervistati dichiara di utilizzare il preservativo occasionalmente e solo quando sospetta un “pericolo concreto”, mentre solo il 46% lo utilizza in tutti i casi. E bisogna anche tenere in considerazione il fatto che i ragazzi iniziano sempre più presto, e i dati raccolti sugli 11-13 sono allineati a quelli degli adolescenti più grandi.

Ancora troppi tabù attorno alla sessualità

In Italia, ancora oggi, il sesso è motivo di vergogna. E gli studiosi ipotizzano che – tra i giovani – l’ostacolo più grande nel proteggersi e proteggere sia proprio quello di abbattere la vergogna. Il 67% prova imbarazzo ad acquistare i preservativi: la maggioranza preferisce acquistarli ai distributori automatici, delegare il partner o addirittura ordinarli online.

Solo il 18% ha il coraggio di acquistarli in farmacia e confrontarsi con i professionisti sulle proprie esigenze. Sì, perché un altro dato ci racconta che il 59% dei ragazzi non ha ricevuto educazione sessuale a scuola né a casa, ed ha dovuto “arrangiarsi” ad imparare da solo.

Quindi, se pensiamo a quel 67% ci viene in mente una singola domanda: come si fa quando non si riesce ad acquistare i preservativi per vie traverse?

Ebbene, in 2 su 3 si affidano al proverbiale “salto della quaglia”, il pericolosissimo coito interrotto che – ricordiamo – non protegge né dalle malattie sessualmente trasmissibili, né tantomeno da gravidanze indesiderate.

Il dato in controtendenza è che però i ragazzi sono più consapevoli che mai, anche se scelgono di non applicare le proprie conoscenze. Dal sondaggio si evince infatti che in molti conoscono rischi e precauzioni meglio delle generazioni precedenti.

Un bambino spaventa più dell’Hiv

Quindi, è facile dedurre che ai giovani facciano più paura le gravidanze indesiderate rispetto alle malattie sessualmente trasmissibili. Dal sondaggio, si evince che i ragazzi risultano molto più preparati sulla contraccezione che sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

1 su 4 ammette di aver fatto ricorso alla pillola del giorno dopo per scongiurare una gravidanza, e 1 su 3 più di una volta. Il che spiega un altro dato estremamente sconcertante, ovvero la diffusione rampante delle infezioni sessualmente trasmissibili.

Pornografia e fake news fanno danni inimmaginabili

La mancanza di programmi di educazione sessuali adeguati – unita al tabù casalingo che spinge i genitori ad adottare l’approccio “non vedo, non so”, viene spesso sopperita da una formazione “fai da te” sul web (il 50% si forma infatti qui). Che però fa più danni che altro.

Le fake news e i siti bufala sono ovunque: da una parte volti a terrorizzare i giovani e scoraggiarli dal fare sesso (molti sono siti parrocchiali o comunque di stampo religioso), dall’altra promuovendo un atteggiamento libertino e poco attento.

Senza contare peraltro i rischi dell’esposizione alla pornografia nella giovane età: le conseguenze catastrofiche sono una visione distorta della sessualità – che spesso dà adito ad atteggiamenti abusanti verso il partner – e le dipendenze.

6 giovani su 10 consumano abitualmente video e immagini porno: nella fascia più giovane (11-13 anni) è il 75% ad essere già stato esposto a materiale esplicito.

Anche relativamente alla pornografia online – spiega Alberto Venturini, Psicologo psicoterapeuta cognitivo comportamentale presso la Struttura Complessa Malattie infettive Ospedale Galliera di Genova – è cruciale fornire informazioni corrette per poterla comprendere: presenta infatti una visione distorta della relazione fra i partner ed in generale una sessualità finta che può creare aspettative di prestazione ansiogene; inoltre il preservativo viene raramente utilizzato contribuendo a rafforzare stereotipi negativi legati al suo utilizzo e minimizzandone l’importanza”.

L’educazione sessuale all’acqua di rose che non aiuta i giovani

E qui si torna all’appello di Fabrizio Marrazzo: l’unico modo per combattere l’ignoranza è l’educazione a livello istituzionale. I giovani necessitano di spazi sicuri dove poter fare domande e ricevere risposte, ed i programmi di educazione sessuale oggi non sono sufficientemente esaustivi.

Secondo gli stessi giovani, i corsi implementati nelle scuole parlano di argomenti generali, triti e ritriti, affrontati con vergogna e attraverso un linguaggio “all’acqua di rose” che li rende inefficaci e contribuisce ad alimentare lo stigma attorno al sesso.

Solo 1 ragazzo su 10 dichiara di aver imparato a usare il preservativo grazie a una lezione a scuola.

E se la situazione migliora leggermente nell’ambito sanitario, solo il 58% dei ragazzi dichiara comunque di aver ricevuto consigli sull’argomento da un professionista sanitario. Il 27% del campione, invece, dichiara di non aver ricevuto sufficienti informazioni sulle modalità di contraccezione.

Il problema rimarrà sempre il tabù

Un professore che ridacchia nervosamente o usa metafore come “la banana” o la “rosellina” di fronte a ragazzi adolescenti e sessualmente attivi non fa che rendere la sessualità una barzelletta da intervallo, e non un argomento serio che va affrontato con attenzione.

È inutile girarci attorno: i ragazzi fanno sesso, e lo fanno sempre più presto. Il che, a sé, è un dato che ci parla di una cultura che incoraggia i giovani al sesso senza dare loro gli strumenti giusti né la preparazione per compiere un passo così grande.

 

Photo by Deon Black on Unsplash

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