Jonathan Bazzi “Cos’ha Milano di inclusivo e anticlassista?”, aggredito in Porta Venezia con il suo compagno Marius Madalin Musat

"Una città ripiegata senza coraggio né visione sul culto claustrofobico di sé stessa?"

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Marius Madalin Musat e Jonathan Bazzi
Marius Madalin Musat e Jonathan Bazzi
3 min. di lettura

Jonathan Bazzi e Marius Madalin Musat sono stati aggrediti a Milano nel quartiere di Porta Venezia. Al Corriere, l’autore di Febbre e “Corpi minori“, già collaboratore di Gay.it, ha raccontato l’increscioso episodio di omofobia.

“Ero in zona Porta Venezia, in viale Tunisia- racconta Bazzi – con il mio ragazzo. Improvvisamente un uomo sui 40 anni, uscendo da un portone in stato alterato, ha iniziato a gridare insulti omofobi contro di noi. Abbiamo provato a ignorarlo ma era sempre più insistente e stava diventando aggressivo. Per fortuna siamo riusciti ad allontanarci ma non è la prima volta che ci capitano situazioni del genere in zona. L’anno scorso, quando il mio ragazzo stava cercando di recuperare un auto a noleggio, una persona ha provato a entrare in macchina. Questi episodi non succedono solo a noi ma anche a persone che conosciamo, anche in altre zone della città”.

Ad esempio? (chiede il Corriere)
«Qualche mese fa un nostro amico è stato buttato giù da un monopattino elettrico dopo essere stato accerchiato. Un altro stava camminando di sera intorno alle undici in una via verso NoLo e una persona ha iniziato prima a insultarlo, poi l’ha colpito e infine gli ha strappato la catenina d’oro. Il problema della sicurezza però, secondo me, è una conseguenza di un progetto generale della città».

L’aggressione ha fornito occasione allo scrittore per affrontare un tema inquietante e cioè lo scivolamento di Milano verso lo status di città classista (Bazzi non ha usato il termine “classista”). In un più ampio giudizio sulla città, affidato ai social, Jonathan non ha avuto parole tenere per Beppe Sala (che qualche giorno fa ha trionfalmente annunciato l’avvio di tornelli anti-salto che ostacolano i “furbetti del biglietto”) e per la città meneghina. Bazzi si chiede anche che senso ha aver paura che la destra possa tornare al governo della città, se la giunta attualmente di sinistra non sembra certo garantire un clima inclusivo e anti-classista. Scrive Jonathan nel suo post IG e Facebook:

“A Milano la qualità della vita si è schiantata al suolo negli ultimi anni. Specie per chi non ha tanti soldi. È impossibile trovare una casa (o una stanza) a prezzi sostenibili, donne e membri della comunità LGBTQ+ hanno paura a girare per strada – l’ultimo incontro indesiderato mi è capitato proprio ieri sera – e i mezzi pubblici hanno tempi di attesa indegni (nonostante il biglietto costi sempre di più). In questo scenario in cui è davvero difficile immaginare un futuro, figurarsi metter su famiglia, la priorità del sindaco oggi è quella di vantarsi dei nuovi trappoloni meccanici introdotti come tornelli in metropolitana.
Ha senso, in effetti: a saltare i tornelli non sono certo i padroni di questa metropoli implosa, in cui per affittare un bilocale uno stipendio mensile non è più sufficiente. Qualcuno dice che non dovremmo alimentare il lamento collettivo contro Milano per non finire in mano alla destra, ma cos’ha ormai di inclusivo e anticlassista questa città ripiegata senza coraggio né visione sul culto claustrofobico di sé stessa?”

Nell’intervista al Corriere Jonathan ha motivato il suo post. Alla giornalista Simona Buscaglia, l’autore spiega che, a suo avviso, negli ultimi anni Milano ha visto una drastica diminuzione della qualità della vita, soprattutto per chi ha poche risorse finanziarie. Bazzi ha quindi argomentato le sue critiche al sistema di trasporto pubblico locale, affermando che i tempi di attesa sono diventati inaccettabilmente lunghi. Ha quindi speso parole non tenere per il sindaco Sala, che secondo Jonathan sembra concentrarsi di più sull’introduzione di tornelli meccanici nelle stazioni della metropolitana anziché affrontare le questioni più urgenti. Bazzi ha concluso sottolineando che vivere a Milano è diventato sempre più difficile, con prezzi degli affitti in costante aumento, persino per stanze, rendendo la città inaccessibile per chi ha stipendi normali. Ha anche evidenziato un problema di vergogna legato alla pressione di sembrare impegnati e attivi, mentre molti si sentono in difficoltà. Ha sottolineato la discrepanza tra la percezione pubblica positiva della città e la realtà vissuta dai suoi abitanti.

Quando il Corriere ha chiesto a Jonathan una sua opinione sul futuro della città, Bazzi ha espresso preoccupazione per la tendenza negativa in corso, notando che la situazione sembra peggiorare di anno in anno. Ha anche evidenziato il problema dei costi elevati nei locali della città e ha sottolineato l’urgenza di affrontare la crisi abitativa e di migliorare le condizioni per le fasce sociali più vulnerabili. Jonathan ha quindi sottolineato l’importanza di restituire speranza alle periferie e alle persone che attualmente si sentono escluse dalla crescita frenetica della città.

Pochi giorni fa Milano ha attivato la carriera alias per i dipendenti del Comune. Ma sono sufficienti questi – positivi! – provvedimenti davanti ai temi sollevati da Bazzi e non solo?

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barbarossa64 6.1.24 - 11:33

Da cittadino nato e cresciuto a Milano non ritengo che questa città sia peggiore di anni fa. Forse Jonathan non ha vissuto la Milano degli anni 90, grigia, statica e omofoba, quando era governata dal centro destra. Persino la Milano da bere degli anni 80 era omofoba e cara. Nel 86 con il mio compagno affittammo un appartamento in via Plinio al numero 2 e si pagava 1.200.000 lire al mese per 2 locali. Nel 91 ho preso in affitto un monolocale in viale monte ceneri, di fronte al cavalcavia, un buco di casa 800.000 lire al mese di affitto. Questi sono solo alcuni esempi. Vivere in città costa caro da sempre, dipende dalla zona che si vuol vivere. O si fanno sacrifici o ci si adatta. Anche a me piacerebbe vivere a San Francisco, New York, Parigi, Londra…. ma non me lo posso permettere. Ho avuto anche io molti amici che negli anni 80 e 90 hanno subito atti omofobi e sono stati derubati a Milano. Tali atti erano molto più frequenti, la differenza è che se ne parlava molto meno, non c’erano i mezzi di adesso e chi subiva violenza se ne vergognava. ATM e sotto personale, non trova autisti, ci sono malattie e ferie dei dipendenti da coprire, bisogna portare pazienza. Se tutti onestamente pagassero il biglietto dei mezzi pubblici non ci sarebbe bisogno dei tornelli e i biglietti forse potrebbero costare meno, anche se siamo in linea con le altre città europee. Io che ho vissuto la Milano degli anni 80, 90 e 2000, ritengo che questa città adesso sia molto più bella, vivibile ed Europea, grazie all’ Expo, ma anche a chi la sta governando. Negli anni 60 e 70 ero ancora un bambino per potermi esprimere.

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