Lewis Hamilton, il messaggero anti-macho vegano arriva in Ferrari con la sua rivoluzione inclusiva

In barba alla tendenza anti-woke, la più grande casa automobilistica al mondo accoglie un eroe di questi tempi bui.

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Lewis Hamilton arriva in Ferrari dopo aver vinto sette mondiali (1 con McLaren e 6 con Mercedes): il pilota britannico ha cambiato la Formula 1 con i suoi modi gentili e inclusivi.
Lewis Hamilton arriva in Ferrari dopo aver vinto sette mondiali (1 con McLaren e 6 con Mercedes): il pilota britannico ha cambiato la Formula 1 con i suoi modi gentili e inclusivi.
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In questi tempi di tensioni esasperate, il volto di una rivoluzione silenziosa scivola su ruote da sogno. Non è solo un pilota, ma un messaggero, un corpo che rompe gli schemi, diffonde messaggi di meraviglioso caos intersezionale e crea le premesse per un futuro diverso e inclusivo.

Gli spazi di Maranello sembrano attendere un’incoronazione quasi sacra, mentre Lewis Hamilton, tra i più grandi piloti di Formula 1 della storia, varca la soglia della Scuderia Ferrari. L’annuncio ufficiale dello scorso febbraio, atteso quanto incredibile, segna una svolta non solo nella storia della Formula 1, ma anche nell’immaginario collettivo di ciò che un pilota può – e dovrebbe – rappresentare. Hamilton, il sette volte campione del mondo, l’icona globale, il ribelle che sussurra piuttosto che urlare, non è solo un maschio cisgender che guida per vincere. È un simbolo. Ed è forse questo il suo dono più grande alla Ferrari e, per estensione, a noi tutte.

Hamilton è l’anti-mito che riscrive il mito. È il maschio anti-macho, una figura che demolisce l’archetipo fossilizzato del pilota: l’uomo tutto motori e testosterone, divoratore di carne e di velocità, distante dalle cause umane, avviluppato nella performance come unica misura di sé. Chissà cosa diranno tanti tifosi tossici che ruttano contro le auto elettriche e contro la cultura woke: Hamilton è un vero e proprio testimonial della cultura woke. E chissà se gli Elkhan, ora improvvisamente assai vicini ai plutocrati trumpiani, confermerebbero oggi la scelta di un pilota così fluido alla guida della più amata e sognata automobile della storia. Di certo, le tifose LGBTIAQ+ saranno assai felici di tifare Ferrari: secondo un sondaggio Gay.it/Arcigay infatti, dopo l’insediamento di Trump, che ha cancellato terzo genere e sta guerreggiando contro la comunità queer, le persone LGBTIAQ+ sono decise a punire i brand che indietreggiano davanti alle prassi di inclusione denominate DEI (Diversity Equality Inclusion).

È lo stesso Lewis che confessa quanto, nonostante le tante vittorie, nel suo cuore sia rimasto finora incompiuto un sogno che ora si avvera. Ecco cosa scrive:

Ci sono alcuni giorni che sai che ricorderai per sempre e oggi, il mio primo come pilota Ferrari, è uno di quei giorni. Sono stato abbastanza fortunato da aver raggiunto cose nella mia carriera che non avrei mai pensato possibili, ma una parte di me si è sempre aggrappata a quel sogno di correre in rosso. Non potrei essere più felice di aver realizzato quel sogno oggi.

Oggi iniziamo una nuova era nella storia di questo team iconico e non vedo l’ora di vedere quale storia scriveremo insieme.

Glamour minimale italiano: così Lewis ha celebrato il suo arrivo in Ferrari, la foto è dal suo account IG. Idolo!
Glamour minimale italiano: così Lewis ha celebrato il suo arrivo in Ferrari, la foto è dal suo account IG. Idolo!

Hamilton incarna una mascolinità fluida, riflessiva, capace di accogliere le contraddizioni dell’animo umano. Non ha paura di mostrarsi vulnerabile, di vestire colori sgargianti (quel casco stupendo nell’omobitransfobico Qatar!), di scendere in pista con un casco arcobaleno per difendere i diritti LGBTQIA+, anche in luoghi dove questi diritti sono negati con brutalità. È il campione che osa, non solo nei sorpassi, ma anche nelle idee. “Questo tipo di comportamento è inaccettabile e non sarà più tollerato” sbraitò il nostro angelo da 350 km/h contro una cricca di imbecilli che durante un gran premio d’Austria vomitò omofobia dal palco.

Nel 2020, Lewis Hamilton ha fondato la Hamilton Commission, un progetto nato dal desiderio di aumentare la diversità e l’inclusione nel mondo del motorsport. La commissione si propone di abbattere le barriere sistemiche che ostacolano l’accesso a carriere scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM) per giovani provenienti da comunità sottorappresentate.

 

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Non possiamo dimenticare le sue parole forti contro le leggi discriminatorie in Ungheria, quando definì quelle norme “vergognose e codarde”. Magnifico quando incoraggiò con il massimo supporto il coming out di Ralph Schumacher. Né possiamo ignorare la sua insistenza, quasi ossessiva, nel sottolineare quanto il mondo abbia bisogno di cambiare: meno combustibili fossili, più compassione, meno divisioni, più giustizia. Lewis è vegano, non per moda, ma per convinzione; il suo attivismo per il pianeta è tanto radicato quanto la sua passione per la velocità. È un uomo che vive con uno scopo più grande di sé, un faro per chi cerca figure capaci di spezzare le catene delle convenzioni e intrufolarsi tra i sistemi valoriali che vanno implodendo: nel 2021 in Arabia Saudita Lewis, trionfando in un GP, rimbrottò il regime saudita per la persistente omobitransfobia.

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“In posti come questo c’è il carcere, la pena di morte e restrizioni di vario tipo nei confronti di quelle persone che sono semplicemente se stesse, per le persone lgbtq+. Le religioni possono cambiare, le regole possono cambiare, i governanti possono cambiare queste cose. Hanno il potere di farlo“.

Qualcuno dirà: ma allora perché fai il pilota? È la classica domanda del maschio tossico che vorrebbe farci stare al posto nostro, a non disturbare lo strapotere patriarcale che da millenni forgia le civiltà umane di ogni latitudine. Hamilton ha parole anche per loro. Al sanguinario regime saudita (che comunque si è aggiudicato anche i campionati del mondo di calcio del 20234) disse in faccia:

“Noi non scegliamo dove andare, altri hanno scelto per noi, quindi dobbiamo esercitare pressione su costoro per assicurarci che stiano innescando conversazioni in questi luoghi, creando discussioni scomode necessarie in Paesi come questo. Se mi sento a mio agio qui? Direi di no“.

Lewsi Hamilton rainbow
Lewsi Hamilton rainbow

Capito? Hamilton non è solo un pilota Ferrari; è un messaggero. La sua presenza a Maranello, nella culla di un brand che rappresenta la tradizione, il prestigio e persino una certa arroganza culturale, è un atto quasi rivoluzionario. Ferrari ha scelto un uomo che ridefinisce il significato di vittoria nell’ambito della Formula 1 che per certi versi è, insieme al calcio, il più maschilista e tossico degli appararti di intrattenimento con cui il capitalismo produce dominio e controllo.

Hamilton ha dimostrato sempre che essere autentici, fragili, umani, non è un ostacolo ma una forza. Per i giovani queer, per chiunque si sia sentito escluso o invisibile, vedere un uomo come lui al centro della scena di un’industria così maschilista e tossica come quella delle auto è la prova che il cambiamento è possibile. Persino la Formula 1 può aprirsi alla bellezza della differenza.

Vita privata e vittorie di Lews Hamilton

Lewis Carl Davidson Hamilton nasce il 7 gennaio 1985 a Stevenage, in Inghilterra, e da quel giorno inizia una parabola destinata a ridefinire il senso della velocità. Cresciuto in un mondo che ancora non conosceva il suo nome, Lewis diventa, con il tempo, uno dei più grandi piloti di sempre. Il suo ingresso nel mondo della Formula 1 avviene nel 2007 con la McLaren, una stagione d’esordio che è più di un semplice debutto: è un’avvisaglia, un lampo. Quattro vittorie in un solo anno, e l’aria comincia a cambiare. Nel 2008, a soli 23 anni, si prende il titolo di campione del mondo, e lo fa con un tempismo che sa di sfida: diventa il più giovane della storia, come se tutto dovesse succedere a lui per primo.

Lewis Hamilton
Lewis Hamilton

Nel 2013, il percorso muta direzione. Hamilton approda alla Mercedes, e lì trova un territorio dove esprimere pienamente ciò che è: una forza della natura. Sei titoli mondiali in sette anni (2014, 2015, 2017, 2018, 2019, 2020), un crescendo che si fonde con l’idea stessa di dominio. Con il settimo campionato eguaglia un altro gigante, Michael Schumacher, e si ritrova lì, in cima, da solo, a guardare la storia che gli sorride. Record dopo record: 104 vittorie, 105 pole position, 182 podi. Numeri ridefiniscono la storia e inquadrano il fenomeno Hamilton, amatissimo ovunque.

Nel 2020, spinto da una visione più grande di sé, lancia la “Hamilton Commission“: un progetto per rendere il motorsport un luogo più inclusivo, più aperto, più giusto. È vegano, convinto e tenace, anche i suoi cani hanno una dieta senza carne e derivati animali, e abbraccia la sostenibilità come un pilastro della sua vita, come un’estensione di quel concetto di armonia che cerca anche in pista.

E poi c’è Lewis uomo. Quello che ha amato Nicole Scherzinger per anni, dal 2007 al 2015, e che oggi protegge la propria intimità come un luogo sacro, lontano dagli occhi curiosi.

 

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