L’organizzazione queer ebraica “Keshet Italia” ha annunciato che non parteciperà ai Pride italiani. Nessuna delle parate nazionali di questo weekend del 15 giugno, quando l’orgoglio e le rivendicazioni LGBTIAQ+ sfileranno nelle città di Roma, Torino, Catania, Bergamo, Forlì, Smarza (TS) e Verona, vedrà la partecipazione delle comunità queer ebraiche organizzate.
Una vera e propria sconfitta per lo spirito del Pride, ostaggio della posa performativa narcisistica da social network di alcune frange, con ondate di meme e prese di posizione estremiste, e rigurgiti di ignoranza che sovrappongono Stato di Israele e Governo Netanyahu all’ebraismo e alle persone ebree, cercando di ridurre la questione dei palestinese massacrati a Gaza in uno strumento di auto-affermazione e posizionamento individuale.
In un mondo che impone la polarizzazione come scorciatoia per affrontare la complessità, il Pride sta incubando divisioni contrarie al suo spirito inclusivo?
Keshet Italia ha denunciato timori di aggressioni dovuti al “clima d’odio” legato all’invasione di Israele a Gaza. Nel comunicato diffuso alcuni giorni fa, Keshet riportava alcuni commenti antisemiti apparsi sui social, come “Forni ne abbiamo?“, e “Gli ebrei comandano il mondo, che schifo” e ancora “Farebbero meglio a starsene lontani gli ebrei“. Sono alcune delle frasi d’odio comparse sui social e riportate dalla pagina Facebook del gruppo.
Cos’è Keshet
L’associazione Keshet definisce così il proprio compito: “Keshet lavora per garantire la piena uguaglianza di tutti gli ebrei LGBTQ e delle loro famiglie nella vita ebraica. Rafforziamo le comunità ebraiche. Forniamo alle organizzazioni ebraiche le competenze e le conoscenze per creare comunità che affermano e supportano le persone LGBTQ, creando spazi in cui tutti i giovani ebrei queer si sentano visti e valorizzati, e promuoviamo i diritti LGBTQ in tutto il paese“.
Dal nostro archivio 2016: un’intervista di Jonathan Bazzi a Serafino e Federico, che celebrarono il primo matrimonio ebraico gay in Italia, un passo fondamentale per l’ebraismo italiano e per la comunità LGBT.

Pride e radicalizzazione anti-ebraica
Come noto, dopo gli attentati del 7 Ottobre 2023 da parte dei terroristi di Hamas in Israele, il governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu ha scagliato una violenta repressione nella Striscia di Gaza, compiendo stragi di Palestinesi e uccidendo decine di migliaia di civili, inclusi moltissimi bambini, e ricevendo la formale condanna anche da parte di tutti i paesi occidentali solitamente alleati di Israele. Una violenza da stato neofascista che, davanti alle derive di estrema destra che stanno penetrando anche nel sistema politico di paesi come Italia, Francia e Germania, delineano un fosco futuro di divisione per tutte le comunità marginalizzate, che nelle democrazie liberali dovrebbero trovare rappresentanza e possibilità di partecipazione.
Keshet Italia ha denunciato come il linguaggio utilizzato da alcune organizzazioni queer circa l’aggressione dell’attuale governo israeliano non tiene conto delle reali implicazioni per le persone ebree in Europa, specialmente in occasione di eventi come i Pride. Negli ultimi mesi, l’associazione ha osservato un aumento di messaggi sui social che incitano alla “caccia” di un ipotetico carro israeliano, inesistente nei Pride italiani, che si è tradotta in una caccia alle persone ebree e ai simboli ebraici.
La decisione di Keshet Italia ha trovato eco anche nelle parole del consigliere comunale di Milano, Daniele Nahum, che ha espresso il suo dispiacere condividendo una foto del Pride di Tel Aviv, sottolineando l’importanza dell’evento in un contesto difficile come quello mediorientale.
⚧️✡️‼️’ + ‼️️⚧✡️ @nan_nan_an @_pierini_ @Agassizi69 @asci_rossi @CateCognini @ugei_it @DanieleNahum @Iperbole_ @POLISAPERTA @flc_crea @LaPrimaManina @follettin89 @Tiziana_DR #12giugno pic.twitter.com/rGQ4CbMzrO
— Keshet Italia (@DavidKeshet) June 12, 2024
Reazioni e polemiche su comunità ebraiche al Pride
Durante la conferenza stampa del Roma Pride di ieri, il portavoce del pride romano Mario Colamarino ha sottolineato come la paura di partecipare da parte delle comunità ebraiche sia una sconfitta per tutto il movimento e ha ribadito come il coordinamento del Roma Pride abbia aperto le porte a tutti e garantito misure di sicurezza per la partecipazione di tutti i gruppi. Il Roma Pride è stato criticato apertamente anche dall’interno: Arcigay Roma, nelle parole di Rachele Giuliano e Pietro Turano, ha stigmatizzato una presa di posizione non abbastanza netta contro Israele da parte del pride capitolino.
A Bergamo il sindaco uscente Gori (PD) ha ritirato il patrocinio al Pride locale, in seguito a un post degli organizzatori che esprimeva solidarietà al popolo palestinese e dichiarava che nella piazza di oggi non saranno gradite bandiere israeliane. Una decisione definita come “fortemente antisemita” dal consigliere comunale Simone Paganoni. Gli organizzatori del Bergamo Pride hanno respinto le accuse di antisemitismo, ribadendo la loro posizione a favore del cessate il fuoco e della fine di ogni violenza.
La questione ha generato divisioni più pronunciate a Torino. L’associazione radicale Adelaide Aglietta ha annunciato che, per la prima volta in 25 anni, non parteciperà al Pride, criticando il Coordinamento Torino Pride per non aver riconosciuto la solidarietà alle persone LGBTQ+ ebree e israeliane. Altre associazioni, tra cui +Europa Torino e Italia Viva Torino, hanno seguito l’esempio, esprimendo il loro supporto a Keshet Italia e criticando l’esclusione delle bandiere con la stella di David.
Ruben Piperno, responsabile dell’associazione Keshet, spiega all’agenzia stampa locale Linea Italia Piemonte, che “le minacce sono state davvero troppe per far scendere al sicuro i nostri sostenitori e iscritti“. Piperno parla di una scelta di sicurezza adottata per tutelare l’incolumità delle persone. “È un paradosso – prosegue Piperno – noi abbiamo cercato di spiegare quale sia la differenza tra il popolo israeliano, la comunità ebraica e l’attuale governo dello Stato di Israele e di come possano e siano tre cose divergenti“. Quindi Piperno sferra un attacco durissimo, e punta il dito contro alcune istituzioni che non avrebbero preso le distanze dalle derive estremiste, e parla di tam-tam mediatico attraverso i social network per una “caccia al carro di Israele, un carro di Israele che non è mai esistito e che invece sarebbe stato assimilato alle bandiere della comunità queer ebraica italiana e pertanto una caccia al nostro carro“.
Si registra dunque una spaccatura all’interno della comunità LGBTQIA+ italiana. Il movimento queer ebraico si sente tradito e abbandonato, mentre alcuni, piccole e isolate frange del movimento trasformano il supporto alla causa palestinese in una serpeggiante esclusione degli ebrei dal Pride.

