L’Italia di Giorgia Meloni ha respinto il 73% delle richieste internazionali sui diritti LGBTIA+, come rivelato dalle Nazioni Unite dopo il quarto ciclo della Revisione Periodica Universale, esplicitata nel corso della 59esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani. Nel processo UPR, “accettare” una raccomandazione significa impegnarsi concretamente alla sua implementazione e rendicontarne i progressi, mentre “prendere nota” equivale a un rifiuto senza alcun impegno di attuazione.
Durante la sessione svoltasi al Palais des Nations di Ginevra, il 20 gennaio scorso l’Italia aveva ricevuto ben 19 raccomandazioni specifiche.
Ebbene il nostro Paese ha fatto “muro” quasi su tutto. Canada, Francia, Irlanda, Stati Uniti e Germania avevano ufficialmente chiesto all’Italia di fare un passo avanti sui diritti civili, ma il governo Meloni ha detto “no” a matrimonio egualitario, adozioni per coppie dello stesso sesso, riconoscimento di entrambi i genitori same-sex e tutela dei diritti dei figli delle coppie omogenitoriali.
I no a matrimoni, adozioni e riconoscimento genitoriale

Tra le motivazioni date ce n’è una sconcertante, ovvero che le unioni civili “sono largamente equivalenti al matrimonio“.
Durissima la replica di Yuri Guaiana dell’Associazione Radicale Certi Diritti:
“È come dire che la serie B è equivalente alla serie A. Manteniamo milioni di cittadini in una condizione di inferiorità giuridica e ce ne vantiamo pure”.
Niente da fare anche sul riconoscimento genitoriale, con il Bel Paese che ha respinto le richieste di Canada, Francia e Finlandia di riconoscere entrambi i genitori nelle famiglie omogenitoriali.
“È una negazione della realtà“, la replica di Alessia Crocini di Famiglie Arcobaleno. “Migliaia di bambini in Italia hanno due mamme o due papà, ma il governo preferisce far finta che non esistano. È una crudeltà istituzionale che condanna i minori a una condizione di incertezza giuridica permanente”.
Portogallo e Paesi Bassi ci hanno chiesto di fare qualcosa sulle adozioni per le coppie dello stesso sesso, ma anche qui il Governo Meloni si è rifiutato di prendere in considerazione un intervento ad hoc, nonostante la stessa Corte Costituzionale abbia recentemente aperto alle adozioni internazionali per i single, anche omosessuali.
“Abbiamo una giurisprudenza che evolve e un governo che regredisce”, continua Crocini. “La Consulta riconosce che l’interesse del minore prevale su tutto, ma l’esecutivo preferisce mantenere discriminazioni ideologiche.”
Scandalo bambini intersex
C’è poi il caso di Malta, che ha chiesto all’Italia di intervenire per proteggere i bambini intersex da interventi chirurgici non consensuali. Anche in questo caso è arrivato un clamoroso rifiuto, con il governo che si è giustificando citando le linee guida del 2010, ignorando quindici anni di progressi nella medicina e nei diritti umani.
“Parliamo di bambini che subiscono mutilazioni genitali per conformarli a standard binari“, sottolinea Manuela Falzone di IntersexEsiste. “Il governo preferisce nascondersi dietro documenti obsoleti piuttosto che ammettere che in Italia si violano sistematicamente i diritti dei minori intersex.”
No all’educazione sessuale e al divieto per le terapie riparative
Respinta anche la raccomandazione della Danimarca sull’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, con il governo Meloni che si è nascosto dietro “l’autonomia scolastica“, perpetuando disparità territoriali inaccettabili. “In alcune città puoi trovare progetti innovativi di educazione all’affettività, in altre neanche si sa cosa sia”, precisa Gabriele Piazzoni di Arcigay. “Così creiamo cittadini di serie A e di serie B già dai banchi di scuola, alimentando ignoranza e pregiudizi.”
Anche sul divieto delle “terapie riparative” – pratiche condannate da tutte le associazioni mediche internazionali – l’Italia ha detto no. La motivazione?
Il Servizio Sanitario Nazionale non le pratica. Peccato che proliferino in strutture private e associazioni religiose.
“È come dire: ‘Non c’è problema, la mafia non lavora negli uffici pubblici”, ironizza amaramente Piazzoni. “Intanto migliaia di giovani LGBT+ vengono sottoposti a pratiche che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce torture psicologiche”
Va ricordato che in Italia, grazie alle associazioni e alla campagna Meglio a Colori, sono state raccolte oltre 60mila firme per sostenere l’iniziativa dei cittadini europei ACT, che ha raggiunto 1,2 milioni di firme in Europa per bandire ogni tentativo di modificare orientamento sessuale e identità di genere delle persone.
Ma a cosa ha detto “sì”, il Governo Meloni? A solo sette raccomandazioni: “contrastare le discriminazioni”, “promuovere l’uguaglianza”, “combattere i discorsi d’odio”. Tutto questo dopo aver dichiarato guerra al DDL Zan, facendolo cadere in Senato nel 2021 perché a detta dell’attuale ministra per le pari opportunità Roccella “in Italia oggi non vedo omofobia“.
“Hanno accettato solo le raccomandazioni che non li impegnano a nulla di concreto”, ha precisato Piazzoni. “È la politica del ‘facciamo finta di fare qualcosa sperando che tutti si dimentichino'”.
L’Italia come Ungheria e Polonia
Mentre Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi hanno progressivamente allargato i diritti, l’Italia si ritrova ora nella stessa categoria di Ungheria e Polonia, Paesi sotto procedura d’infrazione UE per violazione dello stato di diritto.
“Con queste decisioni ci siamo allineati ai regimi illiberali europei”, attacca Guaiana. “Quando Francia, Germania, Canada e Paesi Bassi – le democrazie più avanzate al mondo – ti chiedono di rispettare i diritti umani e tu rispondi ‘no’, il problema non sono loro. Il problema sei tu.”
Nel precedente ciclo UPR, va precisato, l’Italia aveva accettato alcune raccomandazioni sui diritti LGBTQIA+ poi rimaste completamente inattuate. Associazione Radicale Certi Diritti, IntersexEsiste, Famiglie Arcobaleno e Arcigay hanno annunciato che attueranno un monitoraggio serrato dell’implementazione delle poche raccomandazioni quest’anno accettate. Ma resta il chiaro e preoccupante dato politico: con il 73% di raccomandazioni respinte sui diritti LGBT+, l’Italia si conferma sempre più isolata nel panorama Europeo, avvicinandosi sempre più pericolosamente ai modelli illiberali dentro e fuori l’UE.


