Dalla Londra vittoriana alla Russia di Putin: la storia della letteratura queer è una storia di censure e mistificazioni, di verità oblique e di mascheramenti. È paradigmatica, a questo proposito, la faccenda di Radclyffe Hall, la scrittrice coeva di Woolf costretta alla sbarra e al pubblico ludibrio per aver scritto un lungo romanzo – Il pozzo della solitudine (Neri Pozza, traduzione di Alessandro Fabrizi e Francesca Forlini) – che raccontava l’amore e il desiderio tra due donne facendo leva, tra l’altro, sugli stilemi tipici del romance novecentesco, tradizionalmente eterocentrico e familista.
Ed è indicativa, allo stesso modo, la sorte di decine di libri – romanzi come saggi – che l’attuale zar sta deliberatamente vietando, impugnando strategicamente il timore di un’inesistente propaganda queer. Non solo La casa alla fine del mondo di Michael Cunningham, lo scrittore di Cincinnati famoso soprattutto per il suo Le ore, che gli è valso il Pulitzer, ma anche La stanza di Giovanni di James Baldwin, di cui abbiamo parlato più volte su Gay.it, ed Heritage di Vladimir Sorokin.
È da queste drammatiche constatazioni che ha origine l’evento Pride! Libri out the closet che si terrà domenica 16 giugno, a partire dalle ore 16.30, a Roma nell’ambito di Esquilibri – Mostra mercato del libro usato e dell’antiquariato. In occasione del mese del Pride, infatti, l’iniziativa – patrocinata dal Primo Municipio Roma Centro – che da sempre mira a riempire, abitare, scoprire lo spazio pubblico e, al tempo stesso, supportare il patrimonio delle librerie romane, accende un faro sulla letteratura queer, dai sonetti di Shakespeare al Fabrizio Lupo di Carlo Coccioli, passando per l’Orlando di Virginia Woolf, per Whitman così come per Proust.

A offrire le coordinate essenziali utili a orientarsi in questo controcanone saranno Pietro Turano – attore e attivista – la poeta Giovanna Cristina Vivinetto, Chiara Sfregola, romanziera e sceneggiatrice di cui vi abbiamo parlato a più riprese, e lo scrittore Nicolò Bellon, che farà un affondo sulla casa editrice Playground. Un evento utile per tornare alle origini della nostra marginalizzazione e porre al centro del discorso una storia che è sempre stata spinta alle periferie del dicibile.
