Al termine di un intricato iter legislativo iniziato già nella scorsa legislatura, la regione Puglia adotta finalmente una normativa specifica per combattere le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
“Un bel passo in avanti – dichiara il governatore Michele Emiliano – Quanta strada abbiamo fatto in questi anni insieme alle associazioni e a migliaia di cittadine e cittadini per rendere la Puglia una regione più consapevole e inclusiva”.
Seguendo una serie di tentativi e dibattiti prolungati, l’assemblea regionale ha centrato l’obiettivo approvando un subemendamento sostitutivo, capace di sbloccare l’impasse dei 321 emendamenti proposti dal centrodestra e prevenendo così eventuali manovre ostruzionistiche.
Una vera e propria battaglia iniziata nel lontano 2015, che la deputata Titti Di Simone – tra le prime promotrici della proposta – racconta in un lungo post su Facebook, ringraziando anche il consigliere regionale Donato Metallo, il cui apporto è stato fondamentale per mantenere saldo l’impegno sull’iniziativa legislativa:
” Ieri è stata una giornata davvero storica, non solo per il risultato politico ottenuto, ma per il piano delle relazioni umane, che si sono tenute in questo lavoro, quelle vere. In aula il Presidente Emiliano ha commentato con soddisfazione. Il centrodestra che inizialmente aveva presentato 300 emendamenti ne è uscito confuso, e gabbato dal cosiddetto emendamento canguro presentato dalla maggioranza che ha fatto decadere tutti gli emendamenti. A dire il vero, eravamo anche noi un po’ increduli. Le battaglie si vincono solo se ci sono alleanze forti.“.
L’obiettivo, quello colmare le lacune a livello nazionale, in particolare dopo il fallimento del DDL Zan nel 2021. Come spiega la presidente del Consiglio Regionale, Loredana Capone: “Oggi è una bella giornata per la Puglia. Il Consiglio segna un passo importante nel rispetto e la tutela dei diritti. Abbiamo fatto quello che il governo nazionale non ha voluto fare bocciando la legge in Parlamento. Abbiamo voluto una legge contro le discriminazioni e contro la violenza, affinché ciascuno e ciascuna si sentano liberi di amare chi vogliono e vedano riconosciuti gli stessi diritti”.
La normativa introduce quindi una serie di misure concrete e strutturali per assicurare uguaglianza di diritti e opportunità alla comunità LGBTQIA+ e per contrastare la violenza di genere, garantendo pari trattamento a prescindere dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dalle variazioni nelle caratteristiche sessuali. Per raggiungere lo scopo, si prevede l’implementazione di servizi e attività specifiche estese a diversi settori della vita sociale e lavorativa. Nel dettaglio:
- Garantire il principio di pari opportunità e trattamento indipendentemente dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dalle variazioni nelle caratteristiche di sesso.
- Attivazione di servizi e attività mirate che coprono diversi ambiti della vita sociale e lavorativa.
- Promozione di politiche del lavoro che includono formazione e riqualificazione professionale, inserimento lavorativo e garanzia di parità di accesso al lavoro nel settore pubblico e privato.
- Incoraggiamento per le aziende ad adottare certificazioni di conformità agli standard di responsabilità sociale.
- Realizzazione di corsi di formazione e aggiornamento per insegnanti, personale scolastico e genitori.
- Prevenzione del bullismo e cyber-bullismo legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
- Interventi educativi nelle scuole attraverso percorsi socio-educativi e socio-affettivi.
- Attività di informazione, consulenza e sostegno per persone omosessuali, transessuali, transgender e intersessuali e per le loro famiglie.
- Diritto all’integrità fisica per le persone intersessuali e con variazioni nelle caratteristiche sessuali fin dalla nascita.
- Formazione specifica per gli operatori del settore socio-assistenziale e socio-sanitario.
- Sostegno e protezione delle vittime di discriminazione o violenza basate sull’orientamento sessuale, identità di genere o variazioni nelle caratteristiche sessuali, in linea con le normative europee e nazionali vigenti.
- Promozione di eventi sociali e culturali che sensibilizzino al rispetto delle persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, identità di genere o condizione intersex.
- Diffusione della cultura dell’integrazione e della non discriminazione.
- Collaborazione con associazioni e organizzazioni del terzo settore.
Sebbene il provvedimento sia stato concepito con l’unico obiettivo di estendere maggiori diritti a una parte della popolazione senza pregiudicare quelli di altri, non ha tuttavia ottenuto un consenso unanime.
Il centrodestra ha infatti accusato la maggioranza di aver eluso il dialogo con le opposizioni, approccio che, secondo i suoi esponenti, contraddice il principio di tolleranza promosso dalla stessa legge. Secondo Francesco Ventola, capogruppo di Fratelli d’Italia l’iniziativa nascerebbe più dal desiderio di visibilità politica della maggioranza che da un autentico impegno nei confronti dei diritti civili.
Tuttavia, la solidità dell’argomento di Ventola si affievolisce quando parla di “discriminazione politica” e descrive l’opposizione come una “minoranza“ alla quale è stata negata voce, usando impropriamente un termine che, nel contesto dei diritti civili, si riferisce a gruppi oppressi e non a privilegiati parte di un consiglio regionale:
“La maggioranza di centrosinistra – spiegano in una nota congiunta Ventola e i consiglieri regionali Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Antonio Gabellone, Renato Perrini e Michele Picaro – approva una legge, quella sulla parità di genere, che ha come principio base la ‘tolleranza’, ma poi si sottrae al confronto con le opposizioni! Insomma, una legge contro le discriminazioni sessuali approvata mettendo in pratica la discriminazione politica. È questa l’idea che si ha del rispetto dell’opinione altrui? Il tutto solo perché all’interno della maggioranza c’è stata la corsa ad appuntarsi una medaglietta da sfoggiare al cospetto della leader Schlein, nella speranza di acquisire qualche ‘credito’ di candidatura in vista delle prossime regionali. Tutti coloro che da questa legge si sentono ‘più tutelati’ lo sanno di essere stati praticamente dei birilli nelle mani di una politica che li ha utilizzati solo per fare ulteriore carriera??? Perché domani i titoloni dei tg e dei giornali possano arrivare rimbombanti nelle segreterie romane e far passare la Regione Puglia come quella che spinge l’acceleratore sulle politiche di sinistra e quindi è capofila di nuovi diritti, tranne uno: dare la parola alle minoranze”.
Le regioni che hanno già colmato le lacune legislative nazionali in ambito di discriminazione omobitransfobica
Mentre celebriamo il progresso compiuto dalla regione Puglia nel colmare le lacune sistemiche, è importante tuttavia rettificare dichiarazioni errate che descrivono la legge pugliese come “la prima in Italia” in materia di diritti LGBTQIA+ e contro la violenza di genere. Altre regioni italiane hanno infatti preceduto la Puglia nell’adozione di provvedimenti legislativi simili.
La Toscana fu pioniera in questo campo già nel 2004, con la propria Legge Regionale 63/2004. Una normativa all’avanguardia stabilì già allora misure per prevenire e contrastare la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, promuovendo politiche di inclusione sociale e di tutela dei diritti. Seguì la Liguria nel 2009 con la Legge Regionale 52/2009, le Marche nel 2013 con la Legge Regionale 8/2013, la Sicilia nel 2015 con la Legge Regionale 20/2015, ed il Piemonte nel 2016 con la Legge Regionale 5/2016, concentrata sulla prevenzione delle discriminazioni e sull’implementazione di politiche educative e formative, oltre a offrire specifiche misure di supporto per le vittime di discriminazione.
Nel 2017, l’Umbria promulgò poi la Legge Regionale 3/2017, che introdusse disposizioni per assicurare la parità di trattamento e combattere la discriminazione attraverso la creazione di un ambiente inclusivo mediante politiche di formazione e sensibilizzazione. L’Emilia-Romagna adottò nel 2019 la Legge Regionale 15/2019, incentrata sulla prevenzione e il contrasto delle discriminazioni sessuali e di genere tramite la promozione di una cultura del rispetto e dell’inclusione, l’educazione scolastica e il supporto alle vittime.
Nel pieno della pandemia, la Campania introdusse infine la Legge Regionale 37/2020, rafforzando le politiche di prevenzione e contrasto alla discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, con un’attenzione particolare all’educazione e alla sensibilizzazione.
Anche la Lombardia tentò nel 2022 di introdurre una normativa analoga a quella pugliese, ma senza successo. Dopo dieci anni dalla sua proposta e con il sostegno di 10.000 firme raccolte tramite una petizione su All Out, il progetto di legge regionale 109 Nanni iniziò il suo iter di discussione l’11 maggio. Nonostante le aspettative, la legge non però ricevette il consenso necessario per entrare in vigore. In Calabria, invece, l’iter legislativo si è misteriosamente interrotto dopo l‘approvazione della proposta in Commissione Cultura.
