Ieri il calcio italiano ha dato un segnale di lotta all’omobitransfobia. Durante la 37ª giornata del campionato di Serie A, la Lega Serie A ha promosso una nuova edizione della campagna “A + LOVE”, in collaborazione con UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), recentemente finita sotto osservazione a Bruxelles.

Arcobaleni in campo e sui maxi-schermi

Durante tutte le partite della giornata di campionato, i messaggi della campagna sono stati visibili in ogni stadio: il podio porta-pallone, l’arco di allineamento delle squadre e le lavagne luminose per le sostituzioni erano personalizzate con grafiche dedicate. I capitani delle squadre indossavano fasce arcobaleno, mentre video di sensibilizzazione venivano proiettati sui maxischermi degli stadi.
A questo si è aggiunta una grafica televisiva con la frase:
“Il calcio si schiera contro l’odio verso le persone LGBT+”
La frase è stata trasmessa poco prima del fischio d’inizio su tutte le emittenti che coprono la Serie A.
A + LOVE: la campagna di Unar per un calcio che vorrebbe includere
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In alto, nel post IG dell’Inter, il capitano nerazzurro Nicolò Barella indossa la fascia “A + LOVE”
La campagna “A + LOVE” è nata nel 2023 all’interno di un Protocollo d’Intesa tra Lega Serie A e UNAR, con l’obiettivo dichiarato di combattere ogni forma di discriminazione nel calcio. I suoi valori fondamentali sono inclusione, rispetto e uguaglianza, in un mondo – quello calcistico – ancora segnato da episodi di omofobia, sessismo e razzismo. Il nome scelto per la campagna fonde simbolicamente la “A” della Serie A con la parola “LOVE”, richiamando l’apertura e il superamento di ogni intolleranza. I colori adottati sono quelli della bandiera arcobaleno.
Polemiche in Francia
Anche il calcio francese ha deciso di scendere in campo contro l’omotransfobia. Domenica 18 maggio, la Fédération Française de Football (FFF) ha inaugurato il primo Tournoi des Fiertés, aprendo le porte del celebre centro tecnico di Clairefontaine ad associazioni sportive LGBTQIA+ provenienti da tutto il Paese. Contemporaneamente sulle maglie di tutti i club della prima divisione, la League di Francia, è apparso un simbolo della lotta all’omobitransfobia. Polemiche per il rifiuto del calciatore del Nantes Mostafa Mohamed che non è sceso in campo adducendo motivazioni individuali di tipo culturale. Sul tema è intervenuta la Ministra dello Sport francese, Marie Barsacq, richiamando la Federazione alle sue responsabilità nel guidare un cambiamento culturale. Barsacq ha criticato duramente l’attaccante, definendo la sua scelta “un errore professionale“. Polemiche anche per Nemanja Matic del Lione, che ha coperto il logo arcobaleno sulla maglia con del nastro adesivo. Lo scorso ottobre la Francia tutta si era indignata per i cori omofobici dei tifosi del Paris Saint Germain contro Adrien Rabiot (ex-Juve), Federazione e Governo erano intervenuti per condannare l’episodio. Già l’anno prima, nel 2023, era stata sempre la curva del PSG a prodigarsi in canti anti-gay che avevano costretto la ministra dello sport Amélie Oudea-Castera (all’epoca Governo Attal) a prendere posizione.
Il calcio si schiera, ma perché i calciatori gay si nascondono?
Con l’iniziativa della 37ª giornata, la Lega Serie A ha riaffermato la volontà di essere parte attiva nel cambiamento culturale, ponendosi come alleato nella lotta all’omobitransfobia. Tuttavia, rimane il nodo della rappresentazione reale: in Serie A oggi c’è un solo calciatore apertamente omosessuale, Jacub Jankto che proprio ieri ha festeggiato la salvezza dalla retrocessione in serie B del suo Cagliari che giocherà in Serie A anche nella prossima stagione.
Recentemente c’era stato un pruriginoso clamore sugli outing nel calcio maschile. A rilanciare il tema era stato ancora una volta Fabrizio Corona, che aveva minacciato nuovi “scoop” e accusato la Lega Serie A di aver frenato i coming out per timore delle reazioni dei tifosi. Secondo fonti di Gay.it però, al di là della discutibile operazione di sciacallaggio di Corona, il vero freno sarebbe stato rappresentato dall’ambiente ultra conservatore di alcune curve, che continua a esercitare una forte pressione su calciatori e club. Al centro del dibattito c’è l’outing forzato, ovvero la rivelazione dell’orientamento sessuale di una persona contro la sua volontà: un atto che, pur camuffato da rivendicazione o denuncia – come ha cercato di far intendere Corona – si conferma come una violazione profonda della privacy e dell’autodeterminazione individuale. Il caso Corona solleva certamente interrogativi sul confine tra informazione e spettacolarizzazione. Al contempo finisce per oscurare l’invisibilità dei calciatori gay presenti in molti club di Serie A che conducono una doppiavita.
Perché si nascondono?
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Tutti i coming out nel mondo del calcio professionistico maschile dagli anni 90 a oggi
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