Russia, donna multata per un post social con bandiere rainbow e bacio tra due donne: “E’ propaganda LGBT”

Non si ferma la censura in Russia: donna multata per un post social di 5 anni fa. Bandiere arcobaleno e due donne che si baciano. L’accusa: “propaganda LGBT”.

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Russia, donna multata per post con bandiere rainbow e donne che si baciano
Russia, donna multata per post con bandiere rainbow e donne che si baciano
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Un tribunale della repubblica russa di Karachay-Cherkessia, nel Caucaso settentrionale, ha multato una donna per aver diffuso quella che le autorità hanno definito “propaganda LGBT” tramite immagini di bandiere rainbow pubblicate sul social network VK oltre cinque anni fa. La vicenda mette in evidenza la stretta legislativa russa contro la comunità LGBT, che negli ultimi anni ha intensificato la repressione degli spazi queer e delle espressioni pubbliche di identità e orientamento sessuale.

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Donna russa multata per “propaganda LGBT”: il processo

Il processo si è tenuto nella città di Cherkessk il 9 settembre scorso. La donna russa, il cui nome non è stato reso pubblico, stando a quanto riferito da Novaya Gazeta Europe, aveva pubblicato tre immagini con bandiere arcobaleno su VK, una delle quali mostrava due ragazze che si baciavano. I post risalgono al 26 maggio 2020, e la pagina, da allora, non è stata mai aggiornata.

Durante l’udienza, la donna si è dichiarata colpevole, ha espresso rimorso e chiesto clemenza, dichiarando di aver creato la pagina personalmente e di non averla più aperta negli ultimi cinque anni. Nonostante le sue dichiarazioni di pentimento, il tribunale le ha inflitto una multa di 1.000 rubli, circa 10 euro.

I precedenti in Russia

Il caso della donna multata in Karachay-Cherkessia è emblematico di un quadro più ampio di restrizioni e controlli sulla libertà di espressione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere in Russia. Lo dimostrano i numerosi episodi riportati negli ultimi mesi. All’inizio di settembre di quest’anno, stando a quanto reso noto dall’ONG per i diritti umani OVD-Info, un uomo di Krasnoyarsk, nella Siberia occidentale, è stato multato di 1.000 rubli per aver pubblicato registrazioni audio del gruppo rap Tyazhyolaya Atletika su VK. L’album Injection del gruppo mostra un arcobaleno in omaggio a The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd.

Lo scorso maggio, invece, come riporta l’agenzia indipendente Mediazona, un’attivista della repubblica di Bashkortostan, nella regione del Volga, è stata multata di 2.000 rubli (circa 20 euro) per aver condiviso un’emoji raffigurante la copertina dello stesso album del gruppo musicale rock britannico.

Quelli emersi, sono tutti episodi che indicano un’applicazione rigorosa e ampia della legge russa contro quella che il governo considera “propaganda LGBT”.

La legislazione russa sulla propaganda LGBT

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La repressione nei confronti della comunità LGBT in Russia si è intensificata negli ultimi anni. Nel novembre 2023, la Corte Suprema russa ha dichiarato il cosiddetto “Movimento LGBT Internazionale” un’“organizzazione estremista”. Secondo la sentenza, “i segni e le manifestazioni” delle persone LGBTQ+ avrebbero carattere “estremista” e sarebbero in grado di provocare “incitamento alla discordia sociale e religiosa”. La legge, entrata in vigore nel gennaio 2024, ha di fatto reso illegale qualsiasi forma di attivismo LGBTQ+ in Russia.

Parallelamente, la Duma, la Camera bassa del parlamento russo, ha esteso la legge che vieta la propaganda LGBT includendo anche gli adulti. Ciò ha avuto come conseguenza diretta un aumento della censura ed al tempo stesso dei procedimenti giudiziari e delle sanzioni contro chi pubblica contenuti LGBT sui social network o manifesta pubblicamente un orientamento sessuale o un’identità di genere non conforme alla normativa tradizionale russa.

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La normativa contro la cosiddetta propaganda LGBT ha, ovviamente, un effetto diretto sulla libertà di espressione e sulla vita digitale delle persone LGBT in Russia. Anche contenuti pubblicati anni prima possono portare a sanzioni, come dimostra il caso della donna di Karachay-Cherkessia.

Le piattaforme social come VK, molto popolari in Russia, sono diventate spazi a rischio per chi condivide immagini, audio o simboli legati alla comunità queer. La sorveglianza statale e l’interpretazione ampia della legge significano che anche post apparentemente innocui, come emoji o immagini di bandiere arcobaleno, possono essere considerati “propaganda LGBT” e soggetti a multe o procedimenti giudiziari.

Repressione LGBTQ+ in Russia: arresti, censura e controlli crescenti

Da quando la legge è entrata in vigore, si sono verificati numerosi casi di censura, arresti e sanzioni, con alcune persone, accusate di diffondere la cosiddetta propaganda queer, trovate morte in carcere. 

Negli ultimi mesi, il personale e i proprietari di locali LGBTQ+ sono stati arrestati, e lo stesso è accaduto a oltre 50 frequentatori di club durante serate queer. Anche le piattaforme digitali hanno subito restrizioni: l’app di apprendimento delle lingue Duolingo ha rimosso contenuti inclusivi, mentre Apple è stata multata di milioni di rubli per motivi non meglio chiariti.

Anche i contenuti culturali sono stati colpiti: il cartone animato My Little Pony è stato classificato “18+”, la Elton John AIDS Foundation è stata bandita come “indesiderabile” e uno studente gay è stato espulso dall’università per aver pubblicato video di make-up. A gennaio, un uomo è stato multato per aver scherzato sul fatto di aver “avviato” il movimento internazionale per i diritti LGBTQ+, mentre a dicembre scorso un altro uomo, accusato di gestire un’agenzia di viaggi LGBTQ+, è stato trovato morto nella sua cella

A gennaio, inoltre, è emerso che le autorità russe stanno creando un database di cittadini LGBTQ+ per registrare e monitorare le persone queer.

Inoltre, dal primo settembre, in Russia è stato vietato cercare online contenuti considerati “estremisti”. Si tratta di oltre 5.400 parole chiave e include saggi LGBTQIA+, materiale femminista, canzoni ucraine, testi delle Pussy Riot (qui la nostra intervista), diari di Mussolini e altri documenti storici. Non sarà punibile solo la condivisione, ma anche la semplice ricerca – persino da casa o usando una VPN – con multe da 3.000 a 5.000 rubli. Le aziende che promuovono VPN rischiano sanzioni fino a 500.000 rubli.

La reazione delle ONG e della comunità internazionale

Organizzazioni per i diritti umani, come OVD-Info, hanno denunciato più volte l’uso della legge contro la “propaganda LGBT” come strumento di repressione mirata contro le persone LGBT e i loro sostenitori. La pratica di multare cittadini per contenuti social pubblicati anni prima evidenzia un approccio punitivo che contrasta con i principi di libertà di espressione riconosciuti a livello internazionale.

Tutte le azioni intraprese nella Russia di Putin continuano a rappresentare un ulteriore passo verso il controllo totale della vita digitale e sociale delle persone LGBT+, criminalizzando persino la semplice curiosità o ricerca di informazioni online.

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