Secondo il report 2025 redatto dal gruppo di advocacy Kaos GL con sede ad Ankara, le violazioni dei diritti delle persone LGBTQ in Turchia sono aumentate drasticamente nel corso dell’anno passato, con un boom di detenzioni, il divieto di eventi pubblici e nuovi ostacoli all’assistenza sanitaria basata sull’affermazione di genere.
Turchia, il drammatico report del 2025 relativo ai diritti LGBTQIA+

Il rapporto ha documentato centinaia di casi partendo dalla copertura mediatica e delle denunce presentate ai vari gruppi della società civile, poiché la Turchia non pubblica dati ufficiali sui crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Kaos GL ha registrato sei decessi nel 2025 collegati alla violenza omobitransfobica, di cui tre classificati come omicidi motivati dall’odio. Le persone transgender sono state colpite in modo sproporzionato, con 7 donne trans arrestate e torturate a Istanbul lo scorso ottobre. Molti dei casi documentati sono stati causati da interventi della polizia durante il Pride, manifestazioni femministe e altri raduni pacifici.
Kaos GL ha registrato 89 casi di presunta tortura, maltrattamenti o altri abusi fisici, in aumento rispetto ai 51 dell’anno precedente. Ha inoltre citato denunce di maltrattamenti durante la detenzione in carcere e ha affermato che le denunce contro gli agenti hanno raramente portato a procedimenti giudiziari di alcun tipo. Nel rapporto si contano 313 casi di arresti. Alcune persone sono state successivamente rilasciate in seguito a restrizioni imposte dal tribunale, mentre altre sono state trattenute in custodia cautelare. In alcuni casi sono stati arrestati avvocati che cercavano di assistere i detenuti.
I divieti relativi agli eventi pubblici si sono moltiplicati. Un totale di 336 casi riguardanti Pride e altri raduni LGBTQ sono stati vietati dalle autorità provinciali, interrotti dalla polizia o seguiti da indagini penali nei confronti dei partecipanti.
Il rapporto ha inoltre registrato 195 casi di restrizioni alla libertà di parola, citando divieti di esposizione di bandiere arcobaleno, confisca di striscioni, cancellazione di proiezioni cinematografiche ed eventi culturali e multe alle piattaforme digitali per contenuti inclusivi LGBTQ. Alcuni siti di notizie e account social sono stati bloccati per ordine del tribunale. Nel 2025 turco ci sono stati 52 incidenti in scuole e università, tra cui eventi studenteschi censurati e pressioni su gruppi universitari, oltre a 21 casi relativi all’edilizia abitativa, tra cui sfratti e chiusura di residenze per prostitute transgender.
Un’associazione LGBTQ è stata chiusa per ordine del tribunale, si legge nel rapporto, evento che non si verificava da 17 anni. Diversi attivisti e funzionari dell’associazione hanno dovuto affrontare indagini penali o processi legati al loro lavoro di advocacy.
Kaos GL ha collegato l’aumento dei casi documentati alla retorica ufficiale che ha segnato il 2025, dichiarato “Anno della Famiglia” dal presidente Erdoğan. Alti funzionari governativi hanno pubblicamente criticato i movimenti LGBTQ, definendoli una minaccia per la famiglia.
Il Ministero della Giustizia turco sta da tempo elaborando una legge che introdurrebbe pene detentive per la promozione o l’elogio pubblico dell’identità LGBT, criminalizzerebbe i fidanzamenti e le cerimonie nuziali tra persone dello stesso sesso e imporrebbe limiti più severi alla transizione di genere. Secondo la bozza, chiunque “incoraggi o promuova atteggiamenti contrari al sesso biologico e alla moralità generale” potrebbe essere condannato a uno o tre anni di carcere. Una legge che,colpirebbe di fatto la difesa e l’espressione della comunità LGBTQ, con i giornalisti a rischio carcere. I medici che eseguono procedure di transizione di genere senza l’autorizzazione del tribunale potrebbero essere condannati a tre o sette anni di carcere, con pene più severe se il paziente è minorenne o il medico non è autorizzato. Anche le persone che si sottopongono a procedure non autorizzate potrebbero essere condannate a pene detentive. La proposta renderebbe inoltre significativamente più difficile il cambio di genere legale. Aumenterebbe l’età minima da 18 a 25 anni, imporrebbe ai richiedenti di non essere sposati e quattro distinte valutazioni mediche presso ospedali approvati dallo Stato nell’arco di almeno un anno.
Le conclusioni di Kaos GL
L’anno 2025 ha segnato una svolta, in Turchia, con disuguaglianze strutturali e pratiche discriminatorie a cui sono sottoposte le persone LGBTQ+ diventate una palese politica statale, si legge nel report.
“Il discorso e le politiche prodotte nell’ambito dell'”Anno della Famiglia” hanno legittimato l’incitamento all’odio, hanno approfondito la percezione di impunità e hanno portato alla sistematica violazione dei diritti e delle libertà fondamentali da parte di attori che esercitano il potere pubblico. I dati presentati nel rapporto mostrano che le violazioni si sono intensificate quantitativamente e qualitativamente in un ampio spettro, dal diritto alla vita alla libertà di espressione e di associazione, dal diritto alla salute alla tutela della vita privata. Le politiche rivolte alle persone transgender, in particolare, dimostrano chiaramente l’aggravarsi mirato e stratificato delle violazioni dei diritti umani. Questo quadro mostra che le violazioni subite dalle persone LGBTQ+ non derivano da episodi isolati, ma da una scelta politica olistica che contraddice chiaramente gli obblighi dello Stato. Tuttavia, nonostante tutti i tentativi di repressione e criminalizzazione, le persone LGBTQ+ e i difensori dei diritti umani continuano la loro lotta per i diritti. Questo report è stato redatto sia per documentare le violazioni verificatesi, sia per sollecitare l’opinione pubblica nazionale e internazionale ad assumersi le proprie responsabilità. È una necessità urgente e innegabile che lo Stato ritorni a uno stato di diritto basato sui diritti umani; che adempia ai propri obblighi di lotta alla discriminazione; e che stabilisca un ordine sociale in cui le persone LGBTQ+ possano esercitare i propri diritti come cittadini paritari”.
12 anni di incubo Erdoğan

I diritti LGBTQ+ in Turchia sono stati erosi da quando Erdoğan è diventato presidente nel 2014, con il suo governo e i suoi sostenitori che hanno fatto sempre più ricorso a una retorica anti-LGBTQ+ nel corso degli anni. Sebbene l’omosessualità non sia criminalizzata nel Paese, le persone LGBTQ+ godono di pochissime tutele.
Prima dell’ultima elezione vinta, Erdogan ha dichiarato che il paese avrebbe “strangolato chiunque osi toccare la famiglia”. Soltanto poche settimane dopo il dittatore è tornato sull’argomento, annunciando che la Turchia avrebbe preso ogni possibile misura per combattere la perversione LGBTIQ+“.
Nell’agosto 2023 la Turchia ha censurato i contenuti LGBTIQ+ diffusi da piattaforme digitali quali Disney, Netflix e Prime, mentre l’Istanbul Pride di giugno 2023 ha visto decine di manifestanti LGBTIQ+ arrestati dalle forze dell’ordine. Stresso clima qualche settimana prima al Trans Pride, anch’esso bollato come “minaccia alla famiglia” con 8 persone transgender arrestate. Censurato il video dell’associazione Kaos GL che promuoveva la lotta all’omobitransfobia (guarda il VIDEO ), con tanto di minacce di morte agli organizzatori, persino Queer di Luca Gudagnino è andato incontro alla censura. Erdogan ha attaccato anche l’Eurovision, definendolo “corruzione sociale, promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia“.

