Mancano ancora poco più di due anni alle Olimpiadi di Los Angeles che si terranno negli Stati Uniti d’America dal 14 al 30 luglio del 2028, già ribattezzati Giochi Olimpici di Donald Trump perché anticiperanno di pochi mesi le prossime elezioni presidenziali statunitensi, ma il CIO potrebbe presto ufficializzare ciò che il tycoon ha già imposto in patria: lo stop ufficiali alle atlete trans. Il 5 febbraio 2025 Trump firmava l’ordine esecuivo intitolato “Keeping Men Out of Women’s Sports” (Executive Order 14201), che ha modificato il Title IX del 1972 che vietava la discriminazione di genere nelle istituzioni educative che ricevono fondi federali, portando avanti la tesi che l’ammissione delle atlete trans nelle squadre femminili costitiuirebbe discriminazione di genere verso le atlete cisgender. A seguire, nel luglio del 2025 il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti ha silenziato la propria politica di inclusione con un «breve paragrafo dalla formulazione vaga», impegnandosi a collaborare con il CIO “per garantire un ambiente competitivo equo e sicuro, in linea con l’Ordine Esecutivo 14201“, vietando di fatto l’inclusione delle atlete trans in ottemperanza al famigerato diktat di Donald Trump.
Stop al CIO, prima che sia troppo tardi
Il prossimo passo spetta ora al CIO della nuova presidente Kirsty Coventry, prima storica donna alla guida del Comitato Olimpico Internazionale che da tempo sostiene pubblicamente il divieto alle atlete trans negli sport femminili, portando avanti il piano di rendere obbligatori i test genetici sul sesso. Contro questa ipotesi si sono schierati Sport & Rights Alliance (SRA), ILGA World, Humans of Sport e oltre 70 altre organizzazioni, con una dichiarazione congiunta. L’opaco “Gruppo di lavoro sulla protezione della categoria femminile” voluto da Coventry avrebbe infatti raccomandato al CIO di attuare test genetici di verifica del sesso per tutte le atlete donne e ragazze e di applicare un divieto totale alla partecipazione delle atlete transgender e intersex. Ciò costituirebbe un incredibile passo indietro per l’uguaglianza di genere e farebbe regredire lo sport femminile di 30 anni, denunciano oggi le organizzazioni firmatarie.
“Una politica di test di sesso e di divieto generalizzato rappresenterebbe una catastrofica erosione dei diritti e della sicurezza delle donne“, ha affermato Andrea Florence, Direttrice Esecutiva della Sport & Rights Alliance, organizzazione che lavora per garantire che gli organismi sportivi, i governi e le altre parti interessate contribuiscano a creare un mondo dello sport che protegga, rispetti e soddisfi gli standard internazionali in materia di diritti umani, diritti del lavoro, benessere e tutela dei minori e lotta alla corruzione. “Il controllo del genere e l’esclusione danneggiano tutte le donne e le ragazze e minano proprio quella dignità e quell’equità che il CIO sostiene di difendere. Le nostre preoccupazioni sono aggravate dal fatto che, allo stesso tempo, il CIO sembra voler ridurre gli investimenti su infrastrutture sportive sicure che forniscono a donne e ragazze una protezione efficace”.
Nel 1996, dopo i Giochi Olimpici di Atlanta, il CIO votò per interrompere i test di verifica del sesso in quanto scientificamente ed eticamente ingiustificabili, poiché si trattava di un test impreciso per determinare sia il sesso che un eventuale vantaggio atletico degli atleti coinvolti, causando loro un danno considerevole. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, UN Women, l’Associazione medica mondiale, l’Associazione medica degli Stati Uniti e e più recentemente un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno condannato i test di verifica del sesso e gli interventi medici non necessari in quanto discriminatori, non etici e dannosi.
“Obbligare donne e ragazze a sottoporsi a screening genetici obbligatori solo per fare sport significherebbe ripristinare una pratica che – anche nel caso di “test una tantum” – viola la loro privacy, le espone a giudizi e umiliazioni pubbliche estreme, e apre la strada a interventi medici non necessari”, ha affermato la dottoressa Payoshni Mitra, Direttrice Esecutiva di Humans of Sport, organizzazione che lavora con gli atleti danneggiati dalle politiche di controllo del sesso nello sport a livello globale, con particolare attenzione agli atleti provenienti dall’Asia e dall’Africa. “Spesso si dimentica che alle Olimpiadi e alle competizioni internazionali partecipano anche atlete minorenni: questa politica comporterebbe enormi rischi per la loro tutela, poiché richiederebbe esami sui corpi di ragazze e bambine e la divulgazione di informazioni intime sulla loro salute, con il rischio di causare danni permanenti alla loro dignità, salute mentale e sicurezza“.
“Lo sport dovrebbe essere un ambiente inclusivo”, ha aggiunto Julia Ehrt, Direttrice Esecutiva di ILGA World. “Esortiamo il CIO a dare priorità alla sicurezza rispetto alla politica e a non consentire pratiche che mettano a rischio tutte le donne. Il controllo invasivo dei corpi delle donne dovrebbe preoccupare ogni persona, poiché rafforza stereotipi dannosi ed espone tutte le donne e gli atleti LGBTI a ulteriori abusi“.
Escludere le atlete transgender e intersex in nome della “correttezza” ignora la realtà secondo cui queste atlete appartengono ad alcuni dei gruppi più stigmatizzati nello sport, dovendo affrontare ostacoli sproporzionati nell’accesso alla pratica sportiva, molestie, abusi diffusi, e altri svantaggi. Non vi è alcuna prova che il controllo dei corpi delle donne e delle bambine migliori l’equità o l’uguaglianza di genere; al contrario, queste pratiche spostano l’attenzione lontano da questioni reali quali la disparità nei finanziamenti, l’accesso all’allenamento, le disparità salariali e la violenza di genere nello sport.
Questa nuova politica rappresenterebbe un totale capovolgimento del Quadro 2021 del CIO su equità, inclusione e non discriminazione – un documento ampiamente rispettato, frutto di ricerche approfondite e del coinvolgimento di oltre 250 atleti ed esperti, che ha riconosciuto la necessità di regole di ammissibilità basate su prove scientifiche, specifiche per lo sport e rispettose dei diritti. “Il CIO ha ignorato ripetute richieste di trasparenza a proposito dell’approccio del Gruppo di lavoro e di consultazioni significative con le atlete interessate, i ricercatori sulle prestazioni atletiche delle persone trans e intersex, e gli esperti di diritti umani“, hanno denunciato i firmatari dell’appello, ribadendo come il “CIO dovrebbe attenersi ai propri standard di buona governance e garantire un esame indipendente dal punto di vista scientifico e dei diritti umani“.
Negli ultimi anni, le norme di ammissibilità allo sport hanno preso di mira le donne razializzate del Sud del mondo, spesso senza alcuna prova e sulla base del loro aspetto fisico. I test genetici obbligatori sul sesso derivano direttamente da questi sforzi e continueranno a danneggiare in modo sproporzionato queste donne e ragazze, che sono già più esposte alla discriminazione e a barriere che impediscono loro di accedere allo sport.
“Il CIO non deve voltare le spalle alle donne e alle ragazze”, ha affermato Francine Niyonsaba, medaglia d’argento olimpica dal Burundi. “Ho dedicato tantissimo tempo e impegno alla creazione del Quadro 2021 e ho espresso più volte la mia opinione. Spero che il CIO non ci ignori. Come donna africana razializzata, chiedo al CIO di garantire che lo sport internazionale rispetti i diritti umani di ogni atleta e che non promuova una discriminazione istituzionalizzata”.
“Come atleta olimpica che ha gareggiato contro Caster Semenya ai Campionati mondiali del 2009, so per esperienza diretta che l’inclusione non va a discapito dell’equità“, ha affermato la dott.ssa Madeleine Pape, sociologa dell’Università di Losanna. “Sarebbe devastante vedere il CIO rifiutare un processo decisionale equo e basato su dati concreti a favore di una posizione irresponsabile e dettata da convenienze politiche, ignorando al contempo le reali esigenze delle donne e delle ragazze nello sport. Il Movimento Olimpico merita di meglio“.
Il CIO e le Federazioni Internazionali (FI), precisano i firmatari dell’appello, non sono inoltre in grado di verificare come verrà attuato lo screening genetico obbligatorio in oltre 200 contesti nazionali diversi. Sebbene ciò possa potenzialmente danneggiare tutte le donne e le ragazze, i danni sarebbero particolarmente evidenti nei paesi del Sud del mondo, che dispongono di minori risorse e protezioni per gli atleti. Secondo l’organizzazione no profit statunitense The Inclusion Playbook, i test di verifica del sesso proposti dal CIO possono costare fino a 10.000 dollari USA per atleta; resta da vedere come le FI o altri organi di governo sosterranno tali costi.
Sport & Rights Alliance, la cui missione è promuovere i diritti e il benessere delle persone maggiormente esposte ai rischi per i diritti umani associati alla pratica sportiva, ILGA World, federazione mondiale che riunisce oltre 2.000 organizzazioni provenienti da più di 170 paesi e territori impegnate nella difesa dei diritti umani delle persone con orientamenti sessuali, identità e espressioni di genere e caratteristiche sessuali diverse, e Humans of Sport, organizzazione dedicata all’emancipazione degli atleti e alla trasformazione del mondo dello sport attraverso la garanzia dei loro mezzi di sussistenza, la riparazione delle ingiustizie e il rafforzamento del loro accesso ai diritti fondamentali, hanno invitato il CIO a revocare immediatamente questi piani di test di verifica del sesso e di esclusione delle donne sulla base del loro corredo cromosomico e ad adempiere agli impegni assunti nella Carta Olimpica per garantire che ogni individuo abbia “accesso alla pratica sportiva, senza alcuna discriminazione in relazione ai diritti umani riconosciuti a livello internazionale”.
Alle Olimpiadi estive di Parigi del 2024 non ci sono state atlete dichiaratamente trans, con la nostra Valentina Petrillo in gara alle Paralimpiadi. Alle precedenti Olimpiadi di Tokyo 2021 scese invece in pedana Laurel Hubbard, prima e ad oggi unica atleta apertamente transgender a gareggiare nella storia olimpica. Travolta dall’odio l’atleta neozelandese uscì subito al debutto nel sollevamento pesi + 87 kg, per poi ritirarsi a fine Giochi. Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ha invece gareggiato Elis Lundholm, primo atleta trans di sempre ai Giochi invernali. In Italia la deputata leghista Laura Ravetto ha presentato una proposta di legge contro le donne trans nello sport “per garantire pari opportunità”.
Appello al CIO, organizzazioni co-firmatarie della dichiarazione
Access to Good Health Nigeria initiative
Alwan Foundation
Argentina Intersex
Best Practices Policy Project
Bi+ Pride Victoria
BIMBA
Brown Girl Woke
Canadian Women’s Wheelchair Rugby Program – Northern Lights
Centre for Sport Policy Studies
Colombia Diversa
Consortium for Intersectional Justice
Crème de la crème house of fame foundation Nigeria
Direitos Humanos Intersexo Angola (DHIA)
Égale Canada
European Gay & Lesbian Sports Federation
FairSquare
Fare network
Football v Homophobia
Football v Transphobia
Fundacja Interakcja, Polska (Interaction Foundation, Poland)
Gamut 1
Gendered Intelligence
GIN SSOGIE
Global Alliance For Queer Leaders (GAQL)
Haus of Khameleon
Humans of Sport
IGLYO – The International LGBTQI Youth & Student Organisation
ILGA World – the International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association
InterAction Switzerland (Swiss intersex association)
Interdisciplinary Centre for Ethics, Regulation and Integrity in Sport, KU Leuven
International Women’s Development Agency (IWDA)
Just Futures Collaborative
Just.Equal Australia Inc
LEAP Sports Scotland
Lex Athleta
LSVD+ – Federation Queer Diversity
MOSAIC, MENA Organisation for Services Advocacy Integration and Capacity Building
Moving The Goalposts
National Women’s Law Center
NNID Foundation, Netherlands expertise center for sex diversity
Oceania Pride
One Future Collective
Organisation Intersex International Europe e.V. (OII Europe)
Orgullo Ecatepec A.C
Oui Pour La Vie
Outright International
Queer Women Leaders Uganda (QWLU)
Queer WorX
Queer Youth Group
Rainbow Afghanistan
ReportOUT
Savie ASBL NGO LGBTQ DRC
Sexuality Policy Watch (SPW)
South Asia Transgender Network
Spectrum
Sport & Rights Alliance
Te Tiare Association Inc
TGEU — Trans Europe and Central Asia
The Collective Asé
The Flying Bats Football Club
The Gender Lab
The Inclusion Playbook
The Kolanut Collective (TKC)
Tonga Leitis Association
TransAthlete.com
Trans Affirmative Action Guild (TAAG)
Transfamily Incorporated
Transgender Netwerk
Trans Pride Toronto
Tuvalu Akanda Alliance
University of Toronto
Urgent Action Fund for Feminist Activism
Women Deliver

