Pratiche di conversione, il dibattito al parlamento UE dopo il milione di firme per vietarle. Fratelli d’Italia attacca: “Imposizione di una ideologia”

"Sono torture", ha replicato Alessandro Zan. "Le pratiche di conversione si basano sulla falsa idea che le persone LGBTIQ+ siano in qualche modo malate, percezione errata della realtà. Causano danni reali", ha aggiunto la commissaria europea per le pari opportunità Hadja Lahbib.

Ascolta:
0:00
-
0:00
terapie di conversione terapie riparative
7 min. di lettura

Il Parlamento europeo ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa dei cittadini europei ACT LGBT che ha raccolte oltre 1 milione di firme per mettere definitivamente al bando le cosiddette pratiche di conversione.

In Italia una persona LGBTQIA+ su 5 ha subito almeno un tentativo di conversione, mentre in Europa si tratta di una persona su 4. Questi sono i dati pubblicati nel maggio 2024 dall’Agenzia dell’Unione Europei per i diritti fondamentali. Proprio per questo motivo nel 2024 è iniziata una raccolta firme per invitare la Commissione europea a proporre il divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione dirette ai cittadini LGBTQ+ nell’Unione europea. Iniziata il 17 maggio 2024, la raccolta firme è finita il 17 maggio 2025, con 1.245.839 firmatari totali, 62.130 dei quali in arrivo proprio dall’Italia. Un enorme numero di firme che ha obbligato il Parlamento europeo a dibattere sul tema, il 25 marzo 2026, e a prendere una posizione ufficiale. Il 30 gennaio 2026 il Consiglio d’Europa aveva già votato a larga maggioranza approvando la risoluzione “For a ban on so-called conversion therapies” con 71 voti a favore, 26 contrari e 2 astenuti.

La risoluzione sostenuta da 1.2 milioni di cittadini europei chiede agli Stati di criminalizzare queste pratiche inserendole ufficialmente nell’elenco dei crimini UE, prevenirle e contrastarle, a partire dalle scuole e dalle strategie nazionali, e istituire fondi di supporto per le vittime. In Italia la campagna Meglio a Colori ha contribuito con oltre 60.000 firme al successo europeo dell’iniziativa di ACT Lgbt, con il sostegno diretto di Gaynet, Rete Lenford, Arcigay, MIT, Agedo, Libellula, Gender X, Circolo Mario Mieli, Genderlens, Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow, Arco, Agapanto, I Sentinelli di Milano, Alfi, CEST, NUDI, T Genus, Cammini di Speranza, Edge, Dì Gay Project, Tenda di Gionata, Omphalos LGBTI e molte altre realtà.

Il dibattito al Parlamento europeo sulle pratiche di conversione

Il dibattito in aula è stato acceso, a causa di una destra europea contraria al divieto. La commissaria europea per le pari opportunità, Hadja Lahbib, ha precisato che la Commissione non ha ancora assunto una posizione ufficiale, per poi aggiungere:

“Oggi è soprattutto un’occasione per ascoltarvi attentamente e per approfondire questo dibattito. Onorevoli deputati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità e il cosiddetto disturbo dell’identità di genere dalla sua classificazione delle malattie nel 1990. Non c’è assolutamente nulla da curare. Le pratiche di conversione si basano sulla falsa idea che le persone LGBTIQ+ siano in qualche modo malate. Non c’è bisogno che ve lo dica io, ma questa è ovviamente una percezione errata della realtà. E ciò che è vero e reale è che le pratiche di conversione causano danni reali. Possono portare a profondi traumi psicologici, possono causare danni fisici e, cosa altrettanto importante, ledono la dignità di una persona. Una persona LGBTIQ+ su quattro e quasi la metà delle persone transgender dichiarano di essere state sottoposte a queste pratiche. Molte hanno subito violenze, abusi e umiliazioni.  La Presidente von der Leyen mi ha affidato il compito di combattere queste pratiche. Prendo questa responsabilità molto seriamente. Nella nostra strategia LGBTIQ+, abbiamo annunciato uno studio per comprendere meglio la portata e l’impatto delle pratiche di conversione. Questo studio è stato avviato a gennaio. Abbiamo bisogno di dati, di chiarezza e dobbiamo basare le nostre azioni su prove concrete. Stiamo inoltre intensificando il coordinamento.  Ci avvarremo del nostro gruppo di esperti sull’uguaglianza LGBTIQ+, che riunisce gli Stati membri e la Commissione per sostenere il dialogo e la cooperazione. Ascolteremo attentamente la società civile, gli esperti e, soprattutto, le persone direttamente colpite. Nello sviluppare il nostro approccio alla lotta contro le pratiche di conversione, terremo conto di questa iniziativa dei cittadini. Come previsto nella nostra strategia LGBTIQ+, valuteremo la via più efficace da seguire. Prenderemo in considerazione come possiamo sostenere gli Stati membri che svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione e nel divieto di queste pratiche. Otto Stati membri lo hanno già fatto. Ciò dimostra che il cambiamento è possibile. Il Parlamento svolge da tempo un ruolo attivo nel promuovere il divieto delle pratiche di conversione, invitando la Commissione a esplorare possibili vie per contrastarle e a sollecitare gli Stati membri a vietarle. Conto sul continuo sostegno del Parlamento per proteggere le persone da pratiche che le danneggiano, le stigmatizzano e le disumanizzano. Onorevoli deputati, sono qui per ascoltare e non vedo l’ora di avere una discussione aperta e ponderata”.

FDI parla di censura alla libertà di espressione

Pratiche di conversione, il dibattito al parlamento UE dopo il milione di firme per vietarle. Fratelli d'Italia attacca: "Imposizione di una ideologia" - Paolo Inselvini - Gay.it

Paolo Inselvini di Fratelli d’Italia ha sostenuto a nome del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei che gli ordinamenti nazionali già prevederebbero reati adeguati, criticando una possibile normativa europea che a suo dire rischierebbe di avere ricadute sulla libertà di espressione.

“Signora Presidente, onorevoli colleghi, la violenza e la coercizione vanno sempre e comunque condannati e infatti sono già reati in tutti i nostri ordinamenti. Il problema dell’iniziativa che stiamo discutendo oggi, tuttavia, è un altro. Se leggiamo bene il testo, infatti, capiamo che non si limita agli abusi, ma va oltre, ben oltre. Si parla di tutte le pratiche, tutte, che possono influenzare una persona, citando addirittura famiglia, amici e religione. Un padre e una madre, quindi, mi chiedo legittimamente, non potranno più consigliare il proprio figlio? Non potranno più dirgli di rispettare la propria identità biologica? O un sacerdote dovrà avere paura a trattare certi temi alla luce del catechismo e della Chiesa cattolica? Con la scusa quindi di alcuni casi specifici – che chiaramente, ripeto, condanniamo – pare che si voglia tappare la bocca a tutti coloro che non la pensano come la vulgata LGBT. Tappare la bocca a chi vuole esprimere il proprio pensiero o i propri legittimi principi religiosi, compromettendo quindi la libertà di espressione. E allora, come altre volte, ci pare che questa sia una strategia di qualcuno che vuole destrutturare alcune ideologie e imporle nel nostro mondo, attraverso l’imposizione di una ideologia che vuole sfruttare casi specifici di violenze, che condanniamo sempre e comunque, per imporre una visione parziale. E noi a questo non ci stiamo”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Teorie senza senso in Italia già abbondantemente ascoltate nel corso dell’aberrante dibattito sul DDL Zan, non a caso affossato in Senato ad un passo dal traguardo nel 2021.

Gli interventi di Zan, Morace e Guarda

Proprio Alessandro Zan, ora eurodeputato Pd, ha ribadito l’urgenza di un divieto contro le terapie di conversione, chiamandole torture. Zan ha letto in aula la lettera di un ragazzo vittima di simile pratiche di conversione, che l’hanno portato a tentare il suicidio.

Sono torture riconosciute dall’ONU. Conosciamo bene le conseguenze, vite spezzate, identità negate, e giovani convinti che il suicidio sia l’unica via d’uscita. Accade oggi in Europa, persino nel mio Paese, l’Italia, dove non esiste una legge che vieti queste pratiche. Come restare in silenzio davanti a tale discriminazione, violenza e odio. Ho appena sentito dichiarazioni orribli e antiscientifiche da colleghi di destra. Ricordo loro che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non sono scelte ma condizioni individuali da rispettare sempre. Nessuno può essere convinto, nessuno può essere convertito. Alcuni stati membri hanno agito e le hanno vietate ma in una vera unione dell’uguaglianza i diritti non si fermano ai confini. Grazie all’iniziativa ACT, grazie mille. Oltre un milione di cittadini ci esordtano ad essere coraggiosi, superare la paura e adottare misure concrete comuni. L’Europa deve rispondere con forza e unità per porre fine a queste pratiche disumane nella nostra Unione”.

Carolina Morace, eurodeputata 5 Stelle, è intervenuta in aula sottolineando come “le pratiche di conversione non sono terapie, come è già stato detto. Sono violenze, sono tentativi di spezzare ciò che una persona è, di trasformare l’amore in colpa e l’identità in vergogna. Dietro questi fantomatici trattamenti ci sono storie di paura, di isolamento, di giovani che non riescono a essere loro stessi. Ma la sofferenza nel vedersi diversi dagli altri non si elimina rimuovendo la propria identità, ma accettandola. Questo è il primo insegnamento che ho appreso quando ho capito che avrei potuto innamorarmi anche di una donna. Mettere fine alle pratiche di conversione significa proteggere persone come me. Significa dire a ogni ragazzo, a ogni ragazza e a ogni persona LGBTQ+: “Non c’è nulla in voi che debba essere curato”. Chiedo a quest’Aula di scegliere il coraggio, la scienza, l’umanità. Le persone gay non sono di sinistra o di destra: sono figli, figlie, cittadini che tutti noi rappresentiamo qui. E allora fatevi una domanda, la sola lecita: i vostri figli sono felici?”.

Tra i tanti interventi c’è stato anche quello di Cristina Guarda, europarlamentare di Europa Verde, che  ha precisato come “il tema riguarda direttamente la dignità umana, l’uguaglianza, i diritti fondamentali, che sono valori costitutivi dell’Unione. E, soprattutto, questo tema non è riducibile a una differenza valoriale tra destra e sinistra. Qui si parla di umanità, si parla del rispetto della dignità umana e le pratiche di conversione ledono la dignità e l’integrità delle persone e non possono trovare alcuna legittimazione nello spazio pubblico. L’Unione europea ama presentarsi come portatrice garante di valori, di bene comune, di diritti fondamentali. Ma questi valori devono tradursi in tutela concreta e coerente perché nessuno si senta escluso o messo ai margini. L’Unione europea deve essere quello spazio in cui tutte e tutti si sentano accolti e protetti. Complimenti quindi agli organizzatori. Avete raccolto oltre 1,1 milioni di firme e raggiunto le soglie di undici Stati membri: è un segnale politico chiaro, è una dimostrazione della partecipazione civica rispetto a un tema che non è da escludere nel dibattito politico, perché l’iniziativa dei cittadini europei è strumento centrale di democrazia partecipativa, che avvicina le istituzioni ai cittadini e rende l’agenda politica europea più responsabile, più civile. Come commissione per le petizioni riceviamo regolarmente petizioni sui diritti fondamentali e sulle discriminazioni, incluse quelle che riguardano la tutela delle persone delle comunità LGBTQIA+. Per noi questo, quindi, non è un tema astratto: è un bisogno reale che emerge dal contatto diretto con i nostri cittadini. Quindi la richiesta netta di ban a livello europeo delle pratiche di conversione con regole chiare e standard di protezione più omogenee in tutta l’Europa e l’attenzione concreta alle vittime con supporto, protezione e prevenzione è centrale. Grazie di essere parte di questa discussione, grazie ai cittadini di aver fatto questa iniziativa e di averci sollecitati degnamente“.

Pratiche di conversione, 8 Paesi UE le hanno vietate

Paesi come Malta, Belgio, Cipro, Germania, Francia, Grecia, Portogallo e Spagna hanno adottato misure legislative per vietare le pratiche di conversione, riconoscendole come forme di abuso psicologico e fisico. Tuttavia, l’implementazione di tali divieti rimane a discrezione di ogni singolo Stato membro: in Italia, come ricordato da Zan, non esiste alcuna normativa che regolamenti o vieti esplicitamente le terapie riparative, insieme eterogeneo di manipolazioni mentali e fisiche, indottrinamenti psicoipnotici (solitamente presentati al pubblico come “terapie”), interventi medici e omeopatici, esorcismi e altri trattamenti somministrati allo scopo di modificare l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere. Secondo la relazione sulle terapie di conversione dell’esperto indipendente delle Nazioni Unite in protezione dalla violenza e dalla discriminazione fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2020), le pratiche di conversione sono “interventi profondamente dannosi che, basandosi sulla falsa idea dal punto di vista medico che le persone LGBT+ siano malate, infliggono dolori e sofferenze gravi e causano danni fisici e psicologici duraturi”.

La Commissione Europea avrà ora indicativamente fino al 17 maggio 2026, giornata mondiale contro l’omobitransfobia, per dare una risposta concreta all’iniziativa popolare per  proibire le terapie di conversione.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.