Il caso Senegal, travolto da un’omotransfobia di Stato senza precedenti, continua a sconcertare con nuovi capitoli istituzionali.

L’Assemblea Nazionale ha infatti modificato la Costituzione del Paese per definire il matrimonio esclusivamente come “l’unione tra un uomo e una donna“, vietando di fatto i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La modifica è stata apportata il 29 giugno, a seguito di una votazione che ha visto tutti i 129 membri dell’Assemblea votare a favore. Nessun voto contrario. Prima della modifica, la definizione di matrimonio nella Costituzione recitava: “Il matrimonio e la famiglia costituiscono il fondamento naturale e morale della società umana e sono posti sotto la protezione dello Stato”.

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è mai stato legale in Senegal, ma la formulazione all’interno della Costituzione era evidentemente pericolosamente vaga. La modifica non fornisce alcuna definizione di cosa costituisca un uomo o una donna in termini biologici, cromosomici o anatomici. Ciononostante, istituisce un sistema binario che di fatto emargina ulteriormente le persone intersessuali del Paese.

Senegal, laboratorio omobitransfobico

L’attività sessuale tra persone dello stesso sesso è vietata in Senegal dall’articolo 319 del Codice penale dal 1965, approvato cinque anni dopo l’indipendenza del Paese dalla Francia. Sia gli uomini che le donne sono soggetti alla legge, che definisce l’attività come “atti contro natura“.

Nell’ultimo anno Il Senegal è diventato uno dei laboratori repressivi più aggressivi al mondo nei confronti delle persone LGBTQIA+, con la sua legge, approvata a marzo 2025, che ha presto fatto scuola: il Niger, che non aveva una norma analoga, l’ha prontamente imitata. La scia era stata già segnata da Burkina Faso e Ghana, mentre in Uganda la deriva omobitransfobica di Stato era iniziata con la ferocissima legge del 2023.

Milano e il Senegal: la legge anti-LGBTIQ+ e cosa possiamo fare

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

La contestata legge senegalese criminalizza gli atti sessuali definiti “contro natura” con una pena che va dai 5 ai 10 anni di carcere, e nella sua versione più recente estende la perseguibilità anche alla “propaganda e promozione” dell’omosessualità.  Non servono neanche testimoni oculari, per finire in carcere. Bastano messaggi “languidi” trovati nei telefoni, videochiamate erotiche, conversazioni private.

La deputata Diaraye Ba, nel corso del dibattito parlamentare aveva dichiarato: “Gli omosessuali non respireranno più in questo Paese. Gli omosessuali non avranno più libertà di espressione in questo Paese”.

“Senegal, è questo il panafricanismo di sinistra?”: la lettera appello al presidente Faye

In seguito alla modifica costituzionale, un cittadino senegalese anonimo che vive a Dakar ha dichiarato a Erasing 76 Crimes: “Non c’è dubbio che [il partito al governo, il PASSEF] stia dando grande importanza a questo aspetto della riforma costituzionale per rassicurare il popolo senegalese sul fatto che porterà avanti un’agenda anti-LGBT, dopo l’inasprimento del Codice penale avvenuto in primavera, che ha reso gli ‘atti contro natura’ punibili con una pena detentiva da cinque a dieci anni e con una multa di 10 milioni di franchi CFA [circa 13.000 sterline]”. La fonte anonima ha poi aggiunto che l’emendamento “contribuisce a ricompattare le fila del partito al governo dopo le spaccature che hanno portato alla destituzione dell’ex Primo Ministro Ousmane Sonko“.

In Senegal negli ultimi5 4 mesi c’è stata la condanna a 3 anni di un uomo perché gay, la condanna a 6 anni di carcere per un 24enne per  “atti contro natura e indecenza pubblica”, l’arresto di due uomini che hanno rischiato il linciaggio, 20 arresti per una ‘rete di omosessuali‘, e il caso di un padre che ha fatto arrestare il figlio perché omosessuale.

© Riproduzione riservata.