Un attacco sconsiderato ad un’intera comunità, ad una manifestazione che in tutto il mondo vede milioni di persone scendere in strada da oltre mezzo secolo, nonché l’ammissione indiretta di aver firmato un disegno di legge con l’esplicita intenzione di discriminare le famiglie arcobaleno. Carolina Varchi, 40enne deputata di Fratelli d’Italia, ha sparato a zero contro i Pride nel giorno in cui la sua città, Palermo, è stata attraversata da quasi 20,000 persone festanti. Prima firmataria del ddl Varchi, che punta a trasformare la gestazione per altri in “reato universale”, la parlamentare ha sparato a zero.
“Il Pride è ormai una manifestazione ideologica della sinistra. Agli esponenti della coalizione di centrodestra e agli organizzatori che parteciperanno garantisco che nessuna delle rivendicazioni del Pride diventerà mai legge, così come abbiamo promesso ai nostri elettori quando ci siamo presentati alle elezioni. Anzi, stiamo lavorando a provvedimenti che vanno in direzione contraria all’ideologia Lgbt, come l’istituzione del reato universale di maternità surrogata“.
Parole di assoluta gratuità e gravità che hanno in qualche modo fatto cadere la maschera alla deputata di Fratelli d’Italia, certificando quanto sempre asserito da Famiglie Arcobaleno. Alessia Crocini, presidente dell’associazione, ha infatti sottolineato come “Varchi dice esplicitamente che la proposta di legge contro la GPA che porta il suo nome è una legge contro i padri gay. Bene che lo dichiari in modo chiaro perché prima si inventa che il punto fosse la surrogacy mentre il punto è la genitorialità LGBT. Grazie per la chiarezza Carolina“.
“Donna, madre, cristiana, che si batte contro i diritti di altre persone, madri, padri, figli e figlie. La magnanimità di Fratelli d’Italia“, ha commentato Crocini, a pochi giorni dal doppio emendamento leghista che vorrebbe addirittura inasprire il suo ddl, con multe fino a 10 anni di carcere e 2 milioni di euro.
L’uscita di Varchi è stata un’indiretta replica a Edy Tamajo di Forza Italia, in Sicilia assessore regionale alle attività produttive che ha “invitato i cittadini a partecipare con spirito di solidarietà e condivisione” al Palermo Pride. “Insieme possiamo costruire una società più equa e inclusiva”. Lo stesso sindaco di Palermo Roberto Lagalla, dell’Udc, ha concesso il patrocinio e partecipato al corteo, precisando come “sono diritti umani, la politica non c’entra”. Al fianco di Varchi Sabrina Figuccia, capogruppo Lega in Consiglio comunale a Palermo che ha definio i Pride “manifestazioni di cattivo gusto che rasentano il reato di atti osceni in luogo pubblico”.
Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo Movimento 5 Stelle in senato, ha così replicato alla deputata Varchi: “Le sue parole smascherano definitivamente il disegno dell’estrema destra al governo: fomentare l’odio verso la comunità Lgbtqi attraverso una criminalizzazione indiscriminata e infondata. Varchi sa bene che il 90% delle coppie che accedono alla gravidanza per altri sono etero, quindi mente consapevolmente, ed è gravissimo. Quello che invece davvero non sa, è che il Pride è un luogo di libertà inclusiva per tutte e tutti, all’opposto di quel modello unico e asfissiante cui aderisce lei, che vorrebbe riportare l’Italia all’età della pietra”.
Fratelli d’Italia e Lega si rincorrono per chi svolta più a destra nei confronti dei diritti LGBTQIA+, cedendo ogni giorno ad affermazioni sconcertanti e ad azioni ancor più indecorose. Solo pochi giorni fa 35 ambasciate hanno firmato una dichiarazione che condanna le leggi anti-LGBTQ ungheresi, Italia esclusa. Lo scorso aprile c’è stata la condanna del Parlamento Europeo all’Ungheria, con la destra italiana che ha votato contro. L’Italia di Giorgia Meloni è scesa di due posizioni, dal 34esimo al 36esimo posto, tra Lituania e Georgia, nella Rainbow Map come ogni anno stilata da ILGA, mentre lo scorso 17 maggio, giornata mondiale contro l’omobitransfobia, il nostro Governo ha schierato il nostro paese contro la dichiarazione con cui la presidenza del Belgio aveva invitato l’Unione Europea ad impegnarsi per la tutela dei diritti della comunità LGBTI+.

