Il 2025 è stato un anno orribile per le persone LGBTQIA+ di tutto il mondo, iniziato con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e proseguito con un attacco continuo, insistente, ai diritti, tra ordini restrittivi, leggi e sconcertanti divieti, in grado di incunearsi in quelle che un tempo si pensavano inattaccabili e avanzate democrazie occidentali.
Il trumpismo e il putinismo hanno fatto scuola e proseliti in tutte le destre del Globo, con campagne politiche e mediatiche volutamente violente e discriminatorie nei confronti della comunità LGBTQIA+, mai così sotto attacco in questo nuovo millennio come nel 2025.
Ma qualche buona notizia, anche in questo annus horribilis, è comunque emersa, venuta alla luce, nella speranza che si possa da qui ripartire nel 2026. Ripercorriamole insieme.
Corte di Giustizia UE: “Obbligo di riconoscere un matrimonio egualitario contratto in un altro Stato membro”
“Uno Stato membro ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio tra due cittadini dell’Unione dello stesso sesso che è stato legalmente contratto in un altro Stato membro in cui hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno”.
A precisarlo, a fine novembre, è stata la Corte di Giustizia UE con una storica sentenza in relazione al caso di due cittadini polacchi coniugati a Berlino, in Germania, che chiedevono la trascrizione del loro atto di matrimonio nel registro dello stato civile polacco, affinché fosse riconosciuto anche nel loro Paese. Le autorità competenti polacche hanno rifiutato la trascrizione perché il diritto polacco non autorizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso. I coniugi hanno contestato tale rifiuto. Investita della causa, la Corte amministrativa suprema polacca si è rivolta alla Corte di giustizia, che ha sentenziato: il rifiuto di riconoscere il matrimonio tra due cittadini dell’Unione, legalmente contratto in un altro Stato membro, in cui essi hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno, è contrario al diritto dell’Unione, in quanto lede tale libertà nonché il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Gli Stati membri sono obbligati a riconoscere, ai fini dell’esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell’Unione, lo status matrimoniale acquisito legalmente in un altro Stato membro
Dentro il Budapest Pride che ha sconfitto Orbán e acceso il sogno degli Stati Uniti d’Europa
C’eravamo anche noi di Gay.it, lo scorso giugno, al Budapest Pride vietato da Orban ma comunque andato in scena grazie ad un sindaco che ora rischia un anno di carcere, con oltre 200.000 persone in arrivo da tutta Europa. Giornalisti, famiglie eterosessuali, anziani, giovanissimi, persone LGBTIQ+, popolo queer e tanti, tantissimi bambini. Una giornata indimenticabile in un’Europa fatta di città ribelli, di sindaci che resistono, di popoli che rifiutano la normalizzazione dell’odio. A Budapest l’idea degli Stati Uniti d’Europa si è fatta carne, anima e disobbedienza, in quel patto antico, sempre lo stesso, ma sempre da rinvigorire, tra cittadinanza, dignità e diritti. Non è stato soltanto un Pride, è stata un’assemblea popolare democratica a cielo aperto. Una risposta. E forse anche una promessa. Qui il nostro resoconto.
USA, per ora il matrimonio egualitario è salvo: la Corte Suprema rigetta il ricorso
Il 10 novembre la Corte Suprema degli Stati Uniti a maggioranza conservatrice ha rifiutato di esaminare il ricorso presentato da Kim Davis, l’ex funzionaria della contea di Rowan (Kentucky) diventata simbolo dell’opposizione religiosa ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. La decisione, arrivata senza commento, mantiene in vigore la condanna nei suoi confronti: oltre 360mila dollari tra risarcimenti e spese legali per le coppie discriminate nel 2015, dopo la storica sentenza Obergefell v. Hodges che ha legalizzato il matrimonio egualitario negli Stati Uniti. Il caso Davis, che da funzionara si rifiutò di rilasciare le licenze matrimoniali alle coppie dello stesso sesso, si chiude dopo dieci anni. Per la Corte Suprema la battaglia sul matrimonio egualitario non si riapre. Almeno per ora.
Il Giubileo delle persone LGBTQIA+
Il Giubileo delle persone LGBTQIA+ ha segnato un passaggio storico: il 5 e 6 settembre scorso circa 1.500 credenti queer da tutto il mondo hanno attraversato la Porta Santa di San Pietro, in un pellegrinaggio organizzato da La Tenda di Gionata e inserito nel calendario ufficiale dell’Anno Santo. Non è stato solo un rito, ma un segnale di visibilità e riconciliazione dopo decenni di marginalizzazione dentro la Chiesa. QUI il video in esclusiva. Peccato che Papa Leone XIV non abbia trovato tempo nè modo per pronunciare una parola ai 1.500 fedeli queer.
Caraibi, depenalizzata l’omosessualità a Santa Lucia
Lo scorso luglio la Corte Suprema dei Caraibi Orientali ha dichiarato incostituzionali gli articoli 132 e 133 del codice penale di Santa Lucia, che criminalizzavano la sodomia e l’indecenza grave tra adulti consenzienti. La sentenza segna la definitiva abolizione della legge anti-omosessualità nel piccolo Stato caraibico.
Kenya, storica sentenza sui diritti delle persone trans
A fine agosto una donna trans ha ottenuto una storica vittoria in un tribunale del Kenya, dopo che un giudice si è pronunciato a suo favore e ha ordinato al governo di approvare una legge a tutela di uomini e donne transgender.
Shieys Chepkosgei viveva secondo il suo genere affermato fin dall’infanzia e possedeva documenti che lo attestavano da quando si trovava in un altro Paese. Nel giugno 2019 Shieys è stata arrestata mentre si recava al Moi Teaching and Referral Hospital, con l’accusa di “furto di identità”. È stata portata in un carcere femminile con annessa perquisizione corporale. Un tribunale ordinò che venisse sottoposta a “determinazione del sesso”, che includeva un esame genitale, test ormonali, prelievi di sangue e test radiologici. La sua cartella clinica è stata successivamente divulgata alla stampa. Shieys Chepkosgei ha fatto causa al Kenya Prisons Service e all’ospedale di Eldoret, con il supporto dell’organizzazione per i diritti umani Transgender Education and Advocacy, sostenendo che il trattamento a cui era stata costretta fosse incostituzionale. Sostenne inoltre che la sua dignità fosse stata violata, rimarcando una lacuna giuridica in merito ai diritti delle persone transgender in custodia cautelare in Kenya. E ha vinto. L’Alta Corte di Eldoret si è pronunciata a favore di Chepkosgei, stabilendo che il Kenya Prisons Service e l’MTRH hanno violato i suoi diritti costituzionali.
Famiglie arcobaleno, svolta epocale dalla Corte Costituzionale: i figli di due madri vanno riconosciuti alla nascita
A fine maggio la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8 della legge 40/2004, nella parte in cui non consente che un bambino nato in Italia da PMA effettuata all’estero possa essere riconosciuto alla nascita come figlio non solo della madre biologica, ma anche della madre intenzionale, ovvero colei che ha condiviso responsabilmente e consapevolmente il progetto genitoriale. Una vera e propria svolta: dal 22 maggio scorso la bigenitorialità per le coppie di donne è un diritto pieno e riconosciuto sin dalla nascita, senza bisogno di ricorrere a trafile giudiziarie, né di passare per l’umiliazione di un’adozione che sanzionava, più che tutelava. L’effetto è stato immediato. I bambini nati da due madri, se concepiti con il consenso di entrambe tramite tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) svolte in un Paese dove tale pratica è legale, hanno automaticamente lo status di figli di entrambe.
Rob Jetten vince le elezioni in Olanda
Rob Jetten, politico liberale di sinistra e apertamente LGBTIAQ+, ha battuto l’ultradestra olandese del sovranista Geert Wilders. Una vittoria all’ultimo voto per Jetten, al cui fianco c’è Nicolás S. Keenan, giocatore di hockey su prato che milita nel club olandese Hoofdklasse Klein Zwitserland. Nazionale argentino Nicolás ha partecipato ai Giochi Olimpici di Parigi arrivando fino ai quarti di finale. Dichiaratamente bisessuale, Keenan fa coppia con Jetten dal 2022. A fine 2024 i due hanno annunciato il fidanzamento, che nell’estate del 2026 si tramuterà in matrimonio. In attesa di un governo che deve ancora vedere la luce con Rob potenziale premier.
Corte Costituzionale, sì al congedo di paternità anche per la mamma intenzionale
È costituzionalmente illegittimo l’articolo 27-bis del decreto legislativo numero 151 del 2001 nella parte in cui non riconosce il congedo di paternità obbligatorio a una lavoratrice, genitore intenzionale in una coppia di donne risultanti genitori nei registri dello stato civile. A deciderlo la Corte Costituzionale, a fine luglio, con un’altra importantissima sentenza. La Corte ha ritenuto manifestamente irragionevole la disparità di trattamento tra coppie genitoriali composte da persone di sesso diverso e coppie composte da due donne riconosciute come genitori di un minore legittimamente attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita svolte all’estero. Anche due mamme, condividendo un progetto di genitorialità, assumono al pari della coppia eterosessuale la titolarità giuridica di quel fascio di doveri funzionali alle esigenze del minore che l’ordinamento considera inscindibilmente legati all’esercizio della responsabilità genitoriale. L’orientamento sessuale, ha precisato la Consulta, non incide di per sé sulla idoneità all’assunzione di tale responsabilità.
La Cassazione dice sì ai documenti con “genitori” e boccia definitivamente dicitura salviniana “padre e madre”
Lo scorso aprile la Corte di Cassazione (sentenza n. 9216/2025) ha stabilito che è illegittimo e discriminatorio obbligare i documenti d’identità dei minori ad avere solo le diciture “padre” e “madre”. Quando un bambino ha due genitori dello stesso sesso, legalmente riconosciuti – come nel caso di una madre biologica e una madre adottiva – il documento d’identità deve rispecchiare la realtà della sua famiglia. Nel nostro paese, grazie alla propaganda anti-LGBTIAQ+ di Matteo Salvini, si è spesso ironizzato sulla dicitura genitore 1 e genitore 2, in realtà mai esistita. La Corte ha disapplicato il decreto ministeriale del 2019 che per volontà dell’allora ministro dell’interno Salvini obbligava la dicitura “padre/madre”. La norma è stata ritenuta non più adeguata alle famiglie di oggi, nonostante il Governo Meloni abbia continuato a difenderla, facendo ricorso in Cassazione. Che si è così pronunciata smontando le ideologiche fake news della destra.
L’Olanda vieta le terapie di conversione

A metà settembre la Seconda camera d’Olanda (Tweede Kamer), eletta a suffragio universale diretto, ha approvato il divieto alle cosiddette “terapie di conversione”. La maggioranza ha sostenuto un’iniziativa di legge presentata dal partito social-liberale D66 e dal partito liberale VVD. Da adesso in poi sarà punibile sottoporre persone omosessuali o transgender a trattamenti forzati, come terapie o preghiere, con lo scopo di modificarne l’orientamento sessuale o l’identità di genere. Anche i preti, gli operatori pastorali e le organizzazioni confessionali dovranno rispettare il divieto.
Polonia, cancellata anche l’ultima LGBTQ-free zone
Nel mese di maggio la Polonia ha cancellato anche l’ultima “LGBTQIA+ – Free Zone”, dopo anni di polemiche e salate multe da parte dell’UE. Il consiglio di amministrazione della contea di Łańcut ha abrogato la risoluzione che istituiva la sconcertante zona “libera da persone LGBTQIA+”, formalmente chiamata Carta dei diritti della famiglia.
I membri del consiglio hanno però voluto chiarire di essere stati motivati esclusivamente da considerazioni finanziarie. L’Unione Europea ha infatti trattenuto per anni i fondi nei confronti di tutte quelle città e quelle contee polacche che avevano istituito tali zone.
Porto Rico, storica sentenza della Corte: riconosciuta la “X” come terzo genere nei certificati di nascita
I primi di giugno la Corte Suprema di Porto Rico ha ufficialmente imposto al governo di includere un indicatore di genere “X” come terza opzione sui certificati di nascita. La decisione della Corte è figlia di un’azione legale portata avanti da un gruppo di sei persone non binarie che avevano intentato causa contro il governatore di Porto Rico, il suo segretario alla salute e altri funzionari. “La loro richiesta è semplice: poter avere sul certificato di nascita un indicatore di genere che rifletta la loro vera identità di genere, come tutti gli altri“, hanno scritto i giudici. “In particolare, i querelanti chiedono alla Corte di ordinare al Registro Demografico di Porto Rico di cambiare la sua richiesta di modifica di un certificato di nascita portoricano, includendo un’opzione per modificare il proprio indicatore di genere con una ‘X’”.
La Corte Suprema USA salva l’accesso gratuito alla PrEP: “Non è vero che incoraggia il comportamento omosessuale”
A fine giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato una disposizione chiave dell’Affordable Care Act, stabilendo nel caso Kennedy contro Braidwood che le compagnie di assicurazione sanitaria devono continuare a coprire i servizi preventivi raccomandati da una task force federale, inclusi i farmaci per la prevenzione dell’hiv, gli screening per il cancro e i vaccini. I querelanti, un gruppo di imprenditori cristiani, sosteneva che l’obbligo di coprire la PrEP violasse le loro convinzioni religiose, perché convinti che il farmaco “incoraggia il comportamento omosessuale“. Esperti medici e attivisti LGBTQ+ hanno ricordato come la PrEP sia utilizzata da persone di ogni estrazione e orientamento sessuale e che l’hiv “non discrimina“.
Colombia, persone non binarie e transgender riconosciute ufficialmente sulle carte d’identità
I cittadini colombiani potranno selezionare le categorie “transgender” e “non binario” nel campo contrassegnato come “sesso” nei documenti d’identità. “Un passo fondamentale nel riconoscere e garantire il diritto all’identificazione delle persone con identità di genere diverse“, ha sottolineato a inizio dicembre la Registraduría Nacional del Estado Civil. Uno storico passo avanti nel riconoscimento istituzionale della diversità di genere, che consentirà alle persone la cui identità non è conforme al binarismo tradizionale di vederla riflessa nella propria documentazione ufficiale.
La norma fa seguito a una sentenza della Corte Costituzionale colombiana, che aveva chiesto all’anagrafe di consentire marcatori di genere che andassero oltre al binario “maschio/femmina”. L’implementazione ha comportato ampi adeguamenti tecnici, l’aggiornamento di database, sistemi di stampa e di identificazione digitale, per garantire che sia i documenti fisici che quelli digitali riflettano le nuove opzioni: “NB” per non binario e “T” per trans. La nuova misura si applicherà alle carte d’identità e ai registri di stato civile.













