A Genova succede qualcosa che altrove pare impossibile: la sindaca Silvia Salis decide che l’educazione sessuo-affettiva comincia da subito, tre anni, quattro anni, quando il mondo ancora non ha fatto in tempo a ridurti agli schemi della sopraffazione del più forte. Un’ora a settimana per parlare di emozioni, corpo, rispetto: nulla di proibito, solo civiltà.

È un gesto quasi radicale, un atto liberale in un Paese governato da chi parlamentizza la paura con il Ddl Valditara che implica divieto assoluto di educazione sessuo-affettiva e alle differenze per scuole materna e medie e consenso obbligatorio dei genitori per medie e superiori. Salis apre uno squarcio politico: dice che lo Stato educa, che i sindaci devono prendersi responsabilità. E nel farlo scardina il riflesso pavloviano dell’oscurantismo nazionale.
Domanda semplice: chi sta davvero proteggendo i bambini, chi li lascia crescere o chi vuole lasciarli al buio?
La Corte di giustizia dell’Ue ha stabilito che nessuno Stato membro può rifiutare il riconoscimento di un matrimonio tra persone dello stesso sesso quando è stato celebrato legalmente in un altro Paese dell’Unione. Quali sono i paesi che hanno una legge egualitaria sul matrimonio? E cosa implica la sentenza nei paesi – come l’Italia – dove il matrimonio egualitario non è mai stato approvato? E perché questa sentenza sollecita l’urgenza politica di riformare i Trattati dell’Unione Europea?
Retromarcia invece in Giappone dove il percorso politico per una possibile legge sul matrimonio egualitario subisce una brusca battuta d’arresto: secondo l’Alta Corte di Tokyo il divieto per le coppie dello stesso sesso è costituzionale, contrariamente a quanto sentenziato negli ultimi mesi da altri distretti del Paese. Lo stop giunge ad appena un mese dall’insediamento della nuova premier conservatrice Sanae Takaichi, che si è sempre detta apertamente contraria all’equiparazione del matrimonio anche per le coppie LGBTI+.
In Perù invece il presidente ad interim José Jerí (conservatore) apre alle unioni civili per le coppie LGBTI ma chiude sulle adozioni: secondo le ong LGBTIAQ+ peruviane si tratta di una strategia di posizionamento che nasconde in verità la mancanza di protezione per la comunità omobitrans+ e il persistente stigma omobitransfobico istituzionale e sociale. Il nostro report.
Per il 1° Dicembre alcune ong e associazioni hanno lanciato un appello a media e content creator sulle modalità di racconto delle persone che vivono con hiv: “Basta pietismo” è il mantra che sottintende una richiesta di ascolto di chi oggi, grazie alle terapie e al principio U=U, vive una vita normalissima.
La giornata mondiale contro hiv/aids è anche l’occasione annuale per tracciare un bilancio, dati alla mano, dell’epidemia negli ultimi 12 mesi. Il report dell’Istituto Superiore di Sanità solleva preoccupazione per le diagnosi tardive, quando ormai il virus è prossimo a scatenare l’Aids. Qui vi spieghiamo il report in un modo semplice.
L’allarme maggiore è tuttavia per la possibile recrudescenza dell’epidemia nei prossimi anni. Sono previsti balzi di contagi fino a +3,3 milioni nel mondo, a causa dei tagli ai fondi Unaids e alle decisioni reazionarie di Donald Trump che mandano in frantumi decenni di progressi. Il presidente USA ha persino annullato la celebrazione del 1° Dicembre. Polemiche anche in UK dove il Governo Starmer sarebbe in procinto di tagliare finanziamenti pubblici alla lotta per contrastare l’epidemia hiv/aids: i rischi globali, secondo un’inchiesta durata otto mesi dell’Indipendent, sono altissimi in termini di vite umane portate via dal costo dei farmaci.


