Ghana, vanificato il tentativo di dimostrare l’incostituzionalità della legge “anti-gay” risalente al 1960

Gli attivisti tentano di mobilitarsi per impedire l'approvazione della Human Sexual Rights and Family Values Bill dimostrando l'incostituzionalità della legge che criminalizza gli atti omosessuali. Purtroppo, senza successo.

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L’attesa per conoscere l’esito dell’iter legislativo della Human Sexual Rights and Family Values Bill – che prevede pene detentive da sei mesi a tre anni per chiunque sia coinvolto in attività LGBTQIA+, e da tre a cinque anni per chi promuove o finanzia tali attività – continua a protrarsi. Dopo l’approvazione in parlamento, la normativa attende infatti ormai da mesi la firma del presidente Akufo-Addo. 

Nel frattempo, gli attivisti stanno tentando in ogni modo di dimostrare l’incostituzionalità della legge che criminalizza gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso, così da indebolire la struttura legislativa della draconiana proposta e garantire il suo affossamento. Purtroppo, fino ad oggi, questi sforzi non hanno avuto successo.

Tra i tentativi più noti c’è la petizione presentata nel 2021 dall’avvocato Prince Obiri-Korang, che chiedeva alla Suprema Corte di riconsiderare l’ormai obsoleta legge del 1960 che rende illegale l’omosessualità.

Tuttavia, la Corte, presieduta dal giudice Justice Paul Baffoe-Bonnie e composta da altri sette funzionari, ha nelle scorse ore rigettato l’istanza senza fornire spiegazioni esaustive, vanificando uno dei tentativi più solidi e strutturati di contrastare la violenza istituzionale ormai pervasiva nel paese.

La normativa vigente rimane dunque in vigore, rafforzando la posizione del governo ultraconservatore colpevole, sin dal suo insediamento, di perpetrare una vera e propria persecuzione istituzionale nei confronti della comunità LGBTQIA+, la cui retorica contribuisce anche al perpetuarsi di episodi di violenza e abusi da parte di una popolazione fortemente conservatrice e influenzata dai chi definisce i diritti umani un “capriccio dell’occidente per inficiare la sovranità dei paesi africani”.

Tuttavia, non tutte le speranze sono perdute. Prince Frimpong, attivista, ha spiegato in un’intervista a Gay.it che Nana Akufo-Addo è un presidente attento ai diritti umani e all’immagine del Ghana, uno dei paesi con la democrazia più avanzata del continente africano, nel panorama internazionale.

Gli Stati Uniti hanno annunciato che ritireranno il loro sostegno finanziario in termini di aiuti se il presidente ghanese dovesse firmare la legge. Anche il ministro delle Finanze ha sottolineato come tale decisione potrebbe infliggere danni economici significativi al paese”, ha dichiarato Frimpong.

Queste pressioni esterne evidenziano le possibili ampie ripercussioni internazionali che una simile misura legislativa potrebbe scatenare, rimarcando ancora una volta l’importanza dell’interconnessione tra le politiche globali e i diritti umani. Considerando la passata opposizione del presidente Akufo-Addo a tale legge anti-gay, sembra probabile che egli possa optare per proteggere la reputazione internazionale del Ghana in materia di diritti umani, conformemente agli standard internazionali”. 

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Innegabile tuttavia la travolgente ondata di omobilesbotransfobia istituzionale che ha travolto il continente africano: il panorama dei diritti LGBTQIA+ qui è infatti drammaticamente eterogeneo e spesso ostile.

La maggior parte dei paesi continua a criminalizzare le relazioni omosessuali e, in alcuni casi, le legislazioni tendono a inasprirsi. Recenti esempi includono la criminalizzazione dell’omosessualità da parte del governo militare del Burkina Faso e la legge anti-gay approvata in Uganda, che prevede la pena di morte per l'”omosessualità aggravata” e 20 anni di carcere per la “promozione dell’omosessualità“. In Senegal è stata avanzata una proposta di legge che prevederebbe fino a 15 anni di carcere per “atti contro natura” –  analoga a quella del Congo. 

Nonostante la diffusa repressione, tuttavia, vi sono timidi segnali di progresso in alcuni stati. La Namibia, ad esempio, ha recentemente depenalizzato i reati di sodomia e offese sessuali innaturali, mentre il Botswana permette da quest’anno la registrazione di organizzazioni a tematica LGBTQIA+.

Quando permesse, le ONG operano però spesso con risorse scarsissime, e l’assenza di supporto tecnico e finanziamenti adeguati rende difficile sostenere le iniziative di advocacy e protezione dei diritti, come denuncia il rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani e civili in Africa.

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