Africa, la comunità LGBTQIA+ “verso l’estinzione”: il rapporto di Amnesty International

La situazione di una comunità LGBTQIA+ martoriata, utilizzata come capro espiatorio dalle autarchie africane per ottenere consensi e rimarcare la propria sovranità in opposizione alle pressioni occidentali sui diritti umani.

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Il 2023 è stato l’anno nero dei diritti LGBTQIA+ in Africa. Inasprimento delle leggi anti-gay, arresti sommari, persecuzioni e delitti violenti hanno lasciato una scia di sangue ormai impossibile da ignorare per la comunità internazionale.

Il nuovo rapporto di Amnesty International,Africa: We are facing extinction“, mette in ordine dati e rilevamenti, rivelando che nel continente africano ben 31 paesi persistono nel criminalizzare tutto ciò che si discosta dall’eterocisnormatività, nonostante la condanna della stessa Unione Africana e dei governi occidentali.

Di questi, 11 presentano condizioni particolarmente insostenibili, pericolose e lesive della dignità degli individui LGBTQIA+, costretti a vivere nell’ombra e minacciati da governi che strumentalizzano la questione per ottenere consensi e “ribellarsi” alle pressioni occidentali in ambito di diritti umani.

In un circolo vizioso che appare inarrestabile, polizia e cittadinanza si sentono legittimate a perpetrare uno spietato accanimento nei confronti delle minoranze sessuali, sempre più vulnerabili davanti a quella che appare come una vera e propria persecuzione sistemica.

Ghana: documentati più di 70 episodi di violenza da gennaio a settembre 2023

Sotto lo spettro dell’impietoso disegno di legge “Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill”, oggetto di un tira e molla che dura dal 2021, la comunità LGBTQIA+ ghanese vive nel terrore.

La legge, ancora in fase di valutazione in Parlamento, proporrebbe pene ancora più severe per punire i cosiddetti “comportamenti omosessuali”. Ma anche senza l’approvazione ufficiale della proposta – criticata anche da figure ecclesiastiche e politiche interne al paese – la situazione è comunque disperata.

Un’ONG locale ha documentato più di 70 episodi violenti contro individui gay e gender non conforming da gennaio a settembre 2023. Un trend che però va avanti da ben più tempo.

Kenya, 14 anni di reclusione per “comportamenti omosessuali”

Vari aspetti dell’omosessualità, inclusi atti consensuali privati, rimangono criminalizzati secondo le sezioni 162, 163 e 165 del Codice Penale del Kenya. Le pene sono severissime, con fino a 14 anni di reclusione, ma un nuovo disegno di legge propone di inasprirle ulteriormente.

Una petizione del 2019 – organizzata da attivist* e ONG – aveva tentato di dimostrare l’incostituzionalità di tali regolamenti, ma non aveva sortito l’effetto desiderato.

L’omicidio di Edwin Chiloba – attivista e modello kenyota ucciso dal compagno a gennaio dello scorso anno – è stato strumentalizzato dalle autorità e dal governo per dimostrare la presunta immoralità e corruzione della comunità LGBTQIA+.

Uganda, approvato uno dei disegni di legge anti-gay più terrificanti mai ideati

L’Uganda ha introdotto la pena di morte per il reato di omosessualità aggravata. Il 29 maggio 2023, il presidente Yoweri Museveni ha firmato il contestatissimo disegno di legge anti-gay, dopo che il parlamento ugandese lo ha approvato con 387 voti favorevoli su 389​​.  Alcuni gruppi di attivist* stanno tentando di contestarlo in tribunale. 

Gli effetti del nuovo regolamento sono già tangibili sulla popolazione, che si sente legittimata a perseguitare la comunità LGBTQIA+ in un’escalation di violenza che ha portato l’attivista Steven Kabuye, 25 anni, ad essere accoltellato in pieno giorno nei pressi della sua abitazione.

Un’indagine condotta dal Dipartimento del Tesoro statunitense ha inoltre rivelato le aberranti condizioni dei detenuti LGBTQIA+ nelle prigioni ugandesi, sottoposti a torture, pestaggi e digiuni forzati.

Burundi, l’egemonia omobitransfobica di Evariste Ndayishimiye

Il Burundi ha criminalizzato la condotta omosessuale a partire dal 2009, creando un ambiente ostile per la comunità, che in uno dei paesi più poveri al mondo è ancora più vulnerabile a discriminazioni, molestie e persecuzioni.

Le dichiarazioni incendiare del presidente Ndayishimiye – che solo pochi giorni fa ha invitato la popolazione a lapidare gli omosessuali – hanno ulteriormente contribuito a marginalizzare a stigmatizzare le persone LGBTQIA+ nel paese​​, costrette a vivere nell’ombra.

Malawi, il divieto di associazionismo

La legislazione discriminatoria in Malawi impedisce la registrazione di associazioni e ONG per la difesa dei diritti della comunità.

Amnesty segnala inoltre applicazioni selettive del vago codice penale che criminalizza “gli atti sessuali contro l’ordine naturale, e che colpisce in modo sproporzionato le persone LGBTQIA+ in violazione dei diritti umani fondamentali.

Un regolamento che riflette anche l’atteggiamento della popolazione verso la comunità, oggetto di una spietata persecuzione da parte di autorità e cittadini comuni.

Eswatini, l’ignavia del governo nel tutelare la comunità

La costituzione Swazi garantisce a tutti i cittadini il “diritto all’uguaglianza davanti alla legge”, ma non esistono leggi specifiche che proteggano in particolare diritti delle persone LGBTQIA+– anche perché qui l’omosessualità è criminalizzata ai sensi della sezione 185(5) del Criminal Procedure and Evidence Act.

Sebbene questo divieto sia in gran parte obsoleto nella pratica (non si segnalano accuse per il reato di omosessualità dal 2012) non fa altro che esacerbare l’atteggiamento ostile della popolazione verso la comunità.

Inoltre, anche qui associazioni e ONG fanno fatica a costituirsi proprio a causa di questa particolare sezione del codice penale.

Mozambico, una comunità incoraggiata a vivere nell’ombra

Sebbene in Mozambico l’omosessualità sia stata decriminalizzata nel 2015 e le condizioni per la comunità qui siano nettamente migliori rispetto ad altri paesi africani, un contratto sociale non scritto incoraggia tacitamente le persone LGBTQIA+ a rimanere nell’ombra.

Le relazioni omosessuali rimangono un tema controverso in una società ostile, dove le convinzioni religiose hanno un’influenza notevole ed hanno un impatto diretto sui diritti di una comunità LGBTQIA+ invisibile e non tutelata da alcun regolamento formale.

Zambia, l’omosessualità come “pratica indecente” e “atto innaturale”

Il codice penale zambiano, in particolare le sezioni 155 (reati innaturali), 156 e 158 (pratiche indecenti), criminalizza gli “atti innaturali”, “i tentativi di commettere atti innaturali” e le “pratiche indecenti” tra persone dello stesso sesso.

L’articolo 178(g) del codice penale criminalizza inoltre qualsiasi atto di “sollecitazione a scopi immorali in un luogo pubblico”, ed è stato utilizzato come base legale per perseguire associazioni e ONG a tutela dei diritti LGBTQIA+.

Nel 2023, seguendo l’onda lunga delle persecuzioni LGBTQIA+ in Africa, il sentimento anti-gay si è ulteriormente intensificato con il pretesto di difendere l’identità della Zambia come nazione cristiana.

Namibia, via libera alle persecuzioni da parte dei gruppi religiosi ultraconservatori

Nonostante una lieve apertura verso il riconoscimento delle unioni civili celebrate all’estero, il Namibia – che già criminalizza i rapporti omosessuali tra uomini – ha confermato il divieto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso interni al paese.

Qui, la comunità continua ad essere oggetto di continue discriminazioni, e pesa la minaccia di un ulteriore inasprimento delle limitazioni anche in vista delle prossime elezioni di quest’anno. Diversi politici stanno infatti già tentando di strumentalizzare la questione LGBTQIA+ per ottenere consenso.

Amnesty segnala inoltre l’intensificazione delle persecuzioni verso la comunità da parte di alcuni gruppi religiosi ultraconservatori, tramite intimidazioni ed atti vandalici, con buona pace delle forze dell’ordine.

Tanzania, fino a 30 anni di carcere per atti omosessuali

In Tanzania, gliatti omosessuali” tra uomini sono già criminalizzati secondo il Codice Penale del 1945 (come modificato dal Sexual Offences Special Provisions Act 1998) e comportano una pena massima fino trent’anni di prigione, una delle più severe al mondo.

Se fino a prima del 2023 il regolamento veniva applicato raramente, negli scorsi dodici mesi le segnalazioni in merito sono aumentate. Vari gruppi religiosi e politici spingono inoltre per la pena di morte.

In un’ondata di repressione senza precedenti, il governo tanzaniano ha bandito inoltre qualsiasi media contenente riferimenti alla comunità LGBTQIA+.

Zimbawe, il “Patriotic Bill” come schiaffo alle pressioni occidentali

Lo Zimbabwe ha una lunga storia di discriminazioni contro la popolazione LGBTQIA+. Qui, le attività omosessuali sono illegali e punite con il reato di “sodomia”.

L’introduzione del Criminal Law (Codification and Reform) Amendment Bill (Patriotic Bill), firmato dal Presidente Emmerson Mnangagwa nel maggio 2023 per “proteggere la sovranità e gli interessi nazionali”, ha ulteriormente peggiorato la situazione, inasprendo le pene per questo tipo di reati come schiaffo alle pressioni occidentali in ambito di diritti umani.

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