ILGA World ha sospeso temporaneamente The Aguda, principale organizzazione LGBTQIA+ israeliana, e ha revocato la candidatura di Tel Aviv come sede della prossima conferenza mondiale, per violazioni dei propri principi. La decisione ha suscitato polemiche, con accuse di “pinkwashing” rivolte a Israele, accusato di usare i diritti LGBTQIA+ per migliorare la propria immagine, mentre da ormai più di un anno è in corso lo sterminio della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.
La sospensione di The Aguda ha diviso la comunità internazionale LGBTQIA+, con alcune organizzazioni che condividono la scelta drastica di ILGA e altre che denunciano un trattamento ingiusto verso la comunità LGBTIAQ+ israeliana. The Aguda ha espresso la propria delusione ed amarezza, ha sottolineato il pluridecennale impegno per l’inclusione e ha ribadito la propria posizione critica e antagonista all’attuale governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu. L’episodio di espulsione di The Aguda da parte del massimo soggetto organizzativo transnazionale della comunità LGBTIAQ+ globale delinea con plasticità la corrente tensione tra attivismo LGBTIAQ+ e dinamiche geopolitiche in Medio Oriente.
Di seguito una ricostruzione cronologica e lineare della vicenda.
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L’Annuncio di ILGA World
Con un comunicato ufficiale, il 29 ottobre 2024 ILGA World ha sospeso temporaneamente The Aguda, l’organizzazione LGBTQ+ israeliana, e ha ritirato la candidatura di Tel Aviv come possibile sede della prossima conferenza mondiale. In preparazione della 31ª Conferenza Mondiale a Città del Capo, Sudafrica (dall’11 al 15 novembre), era emersa, tra le altre, la candidatura di The Aguda, che ha proposto di ospitare la stessa Conferenza Mondiale a Tel Aviv, nell’edizione del 2026 o del 2027. All’inizio la candidatura era rimasta una delle ipotesi sul campo. Ma 90 associazioni e organizzazioni LGBTIAQ+ di tutto il mondo sono insorte, inducendo ILGA a rilasciare il seguente comunicato stampa, di seguito nella sua versione integrale (qui la versione originale in lingua inglese):
Cari membri,
Come ILGA World, continuiamo a lavorare a stretto contatto con le organizzazioni ospitanti locali, Gender DynamiX e Iranti, per dare il benvenuto al mondo a Città del Capo, in Sudafrica, per la 31a Conferenza mondiale ILGA. Riconosciamo che ogni momento e contesto in cui si tiene la Conferenza è diverso. Pertanto, riconosciamo di avere la responsabilità di essere più consapevoli politicamente per sostenere e rispondere in modo significativo alle realtà globali, regionali e locali.
Negli ultimi giorni abbiamo ascoltato e compreso il significativo e legittimo sconcerto riguardo a un’organizzazione membro che si candida per ospitare la Conferenza mondiale a Tel Aviv, Israele nel 2026 o 2027.
In risposta a queste molteplici preoccupazioni, il Consiglio direttivo di ILGA World ha tenuto una riunione di emergenza e ha deciso all’unanimità di rimuovere la candidatura di The Aguda dalla considerazione. La decisione è stata presa per garantire che sosteniamo pienamente il rispetto universale dei diritti umani, la rappresentanza equa e l’eliminazione delle barriere alla partecipazione per tutti i membri, comprese le nostre conferenze.
La candidatura per ospitare la nostra prossima Conferenza mondiale a Tel Aviv non andrà avanti e non sarà sottoposta a votazione alla prossima Conferenza mondiale a Città del Capo, in Sudafrica, in quanto è stata ritenuta in violazione degli scopi e degli obiettivi di ILGA World stabiliti nella nostra Costituzione (3.1 e 3.2). Il Consiglio di ILGA World sta inoltre esaminando la conformità di The Aguda con la nostra Costituzione e ha deciso di sospendere l’adesione dell’organizzazione.
ILGA World si scusa. Sappiamo che vedere la candidatura di Tel Aviv presa in considerazione ha causato rabbia e danni alle nostre comunità. Le nostre scuse vanno ai nostri membri, alle nostre organizzazioni ospitanti e alle nostre comunità globali, e in particolare a quelle in Sudafrica, che presto ospiteranno il movimento globale per la nostra prossima Conferenza mondiale. Riconosciamo l’esperienza storica con l’apartheid e il colonialismo in Sudafrica: persino la possibilità di votare su una candidatura del genere nel loro paese d’origine sarebbe stata in contrasto con l’inequivocabile solidarietà per il popolo palestinese.
Abbiamo ascoltato le nostre comunità e dobbiamo fare meglio in futuro: una situazione come questa non deve ripetersi. Ecco perché chiamiamo all’azione i nostri membri globali: abbiamo bisogno di pratiche di governance più forti per esaminare le proposte che riceviamo. Pertanto, il Consiglio mondiale ILGA supporta la parte operativa della mozione di emergenza delle nostre organizzazioni membri, che chiede un emendamento degli ordini permanenti per avere linee guida migliori sui criteri per accettare candidature e proposte.
Comprendiamo anche le preoccupazioni sull’inclusione e la partecipazione sollevate dagli attivisti LGBTI a Città del Capo in base all’elevato costo di registrazione. Negli ultimi due anni, ILGA, Gender DynamiX e Iranti hanno raccolto fondi per garantire un accesso equo e la partecipazione alla Conferenza. Ciò ha incluso la raccolta fondi per garantire la giustizia linguistica e l’espansione del programma di borse di studio per garantire che la regione africana fosse ben rappresentata. Ciò ha anche significato raccogliere fondi per supportare borse di studio locali per gli attivisti con sede a Città del Capo. Oltre a queste misure già adottate, il Consiglio mondiale ILGA ha concordato di emettere pass giornalieri aggiuntivi ma limitati per gli attivisti locali. Ciò aumenterà le opportunità di partecipazione locale e per la nostra comunità globale di conoscere il lavoro fondamentale svolto dagli attivisti a Città del Capo. Sia Gender DynamiX che Iranti rimangono impegnati con attivisti e collettivi locali per identificare opportunità che possano avvantaggiare attivisti e collettivi queer locali in modi materiali.
Ci auguriamo che questo sia un momento di apprendimento per la nostra organizzazione. Solo con processi di governance migliorati, maggiore contesto e consapevolezza politica e maggiore partecipazione saremo in grado di servire le nostre comunità ancora meglio.
ILGA ha dunque motivato la decisione citando violazioni degli obiettivi della Costituzione di ILGA World, esprimendo anche rammarico per il disagio causato dalla possibile scelta di Tel Aviv.
Leggi da Gay.it: “From Ground Zero, 22 registi palestinesi raccontano l’assedio a Gaza – INTERVISTA”
Cos’è ILGA World
ILGA World è la Federazione Internazionale delle Associazioni LGBTQ+, che rappresenta oltre 400 organizzazioni in tutto il mondo. Fondata nel 1978, promuove i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersex a livello globale. L’organizzazione lavora per l’uguaglianza, la dignità e i diritti umani, sostenendo iniziative contro la discriminazione e l’omobitransfobia. ILGA World organizza conferenze internazionali e fornisce supporto a gruppi LGBTQIA+ in contesti difficili.

Accuse di pinkwashing e reazioni internazionali
La candidatura di Tel Aviv come sede della conferenza ILGA World nel 26 o 27 ha sollevato reazioni avverse, suscitate dai sentimenti di forte solidarietà intersezionale della comunità LGBTQIA+ di tutto il mondo verso la Palestina, fino ad evidenziare accuse di “pinkwashing” rivolte ad Israele. Il termine pinkwashing (o rainbow washing) denuncia l’uso della promozione dei diritti LGBTIAQ+ da parte di Israele per migliorare la propria immagine internazionale, al fine di oscurare la sua linea geopolitica in Medio Oriente e più recentemente lo sterminio della popolazione palestinese a Gaza. Alcuni gruppi pro-Israele, come Keshet Italia e Wider Bridge, entrambi ebraici, hanno respinto le accuse, sottolineando la storica e pluridecennale autenticità dell’attivismo LGBTQIA+ in Israele.
Comunicato solidarietà ad @AgudaIsraelLGBT 🏳⚧🏳️🌈✡️ x sospensione da parte di @ILGAWORLD causa proposta di ospitare prossimo congresso #ILGA a TelAviv #31ottobre @annapaolaconcia @ivanscalfarotto @follettin89 @DarioBallini @_pierini_ @aureliomancuso @Ava_Naghila @ElisaGarfagna pic.twitter.com/FUPC76hLOM
— Keshet Italia (@DavidKeshet) October 31, 2024
La sospensione e le scuse di ILGA World
La sospensione di The Aguda e la revoca della candidatura di Tel Aviv sono arrivate dopo una petizione firmata da oltre 90 organizzazioni di tutto il mondo, su 400 aderenti ad ILGA, che hanno contestato duramente l’idea di una conferenza LGBTQIA+ in Israele, in un momento storico in cui il paese, ostaggio del Governo Netanyahu, appare isolato, con vari e differenti distinguo, anche in Occidente. ILGA World ha offerto le sue scuse, riconoscendo il danno e la rabbia causati dalla decisione di prendere in considerazione Tel Aviv come sede ospitante della Conferenza Mondiale del ’26 o ’27.
Risposta di The Aguda
The Aguda ha espresso profonda delusione, rivendicando il proprio impegno pluridecennale nella difesa dei diritti LGBTQIA+ in Israele, rivendicano il supporto dato a migliaia di persone LGBTQIA+ arabe e a migliaia di rifugiati palestinesi. L’organizzazione ha anche ricordato la propria opposizione alle politiche del governo Netanyahu, da tempo considerate anche una minaccia per i diritti LGBTQIA+.
Cos’è The Aguda
The Aguda è la principale organizzazione LGBTQIA+ in Israele, fondata nel 1975. Opera per promuovere i diritti e il benessere della comunità LGBTQIA+ nel Paese, offrendo supporto legale, sociale e psicologico. L’organizzazione lavora anche con minoranze, inclusi arabi e rifugiati palestinesi, per garantire inclusione e tutela dei diritti umani. The Aguda organizza eventi, campagne di sensibilizzazione e attività educative, svolgendo un ruolo cruciale nella lotta contro la discriminazione e per l’uguaglianza in Israele. Tuttavia, dall’invasione della Striscia di Gaza ad opera del Governo Netanyahu, The AGuda è entrata sotto la lente di osservazione per la sua ambiguità rispetto allo sterminio di civili palestinesi (43.391 ad oggi, fonte Sanità di Hamas/ANSA) e all’ormai disastrosa situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, con una carestia in corso e molteplici emergenze alimentari, sanitarie e sociali.
Solidarietà di queer israeliani e pressioni per il boicottaggio
Lo scorso giugno, nel mese del Pride, The Aguda ha organizzato un evento in cui ha premiato 13 soldati israeliani gay e lesbiche per la loro partecipazione alle operazioni militari svolte nella Striscia di Gaza. Un gruppo di oltre cento attivisti queer israeliani ha espresso solidarietà alla decisione di ILGA, criticando The Aguda per il sostegno all’offensiva israeliana contro la popolazione palestinese. Gli attivisti, con la campagna “Queers Against Genocide“, hanno richiesto il boicottaggio delle organizzazioni israeliane che ritengono complici di pinkwashing e crimini di guerra. Gli attivisti queer israeliani che si sono schierati contro Israele “hanno preferito rimanere anonimi per preservare la propria incolumità“, riferisce Middle East Eyes.
Riferisce oggi anche Il Manifesto:
Nella lettera, intitolata «Queers Against Genocide», le oltre cento firme sono oscurate: temono, dicono, per la propria incolumità. «Come bi, trans, lesbiche e gay – dicono – è nostro obbligo stare accanto ai nostri e nostre compagne palestinesi, combattere con loro per la decolonizzazione e contro ogni forma di oppressione». Ricordano di essere da anni impegnati nelle proteste sotto lo slogan «No pride in Occupation» e chiedono il boicottaggio delle realtà israeliane «responsabili di pinkwashing e crimini di guerra».
Non tutti gli Israeliani sostengono il Governo Netanyahu
L’idea che esista una sola Israele schiacciata sulle posizioni del Governo Netanyahu è una semplificazione superficiale. Non si può del resto sostenere che tutti gli statunitensi siano pro-Trump o che tutti gli italiani siano elettori di Meloni.
Si tratta di una propaganda fomentata da attori interessati a indebolire l’Occidente e le democrazie liberali, ed è divenuta di recente condivisa da larghe fette del movimento LGBTIAQ+ occidentale grazie ai social network e alla combinazione di fake news e istigazione alla polarizzazione. La popolazione israeliana, inclusa quella LGBTIAQ+, non è affatto compatta e il Paese è dilaniato da una divisione interna, comprensibilmente oscurata dall’indignazione per le scelte inumane del Governo Netanyahu, responsabile anche di aver indebolito la democrazia israeliana con riforme illiberali.
“I palestinesi ci ricordano che nessunə di noi sarà liberə finché non saremo tuttə liberə“. Così lo scorso dicembre 330 artisti LGBTQIA+ israeliani avevano annunciato il proprio boicottaggio a Israele stessa, appena due mesi dopo l’invasione, prendendo già posizione contro l’imminente escalation che avrebbe portato allo sterminio. Al contempo,va sottolineato, desta sorpresa l’espulsione di un’associazione storica come The Aguda da parte di ILGA World. Decisione che era stata presa soltanto un’altra volta, a quanto risulta a Gay.it, nel 1994, quando ILGA aveva espulso tre organizzazioni LGBTIAQ+ americane: la North American Man/Boy Love Association (NAMBLA), la Vereniging MARTIJN e Project Truth, accusate di promuovere o sostenere la pedofilia.

