Perché il Milano Pride non ha madrine e padrini? Le comunità ebraiche queer ci saranno? Intervista

Sabato 29 Giugno il Pride nel capoluogo lombardo. Ne abbiamo parlato con Alice Redaelli, presidente CIG Arcigay Milano per la Commissione Milano Pride.

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Il Milano Pride è alle porte.

Dopo il successone del Roma Prideoltre un milione di partecipanti, inclusə il Sindaco Antonio Gualtieri e la segretaria del PD Elly Schlein a ritmo di Annalisa – ‘l’altro grande’ Pride d’Italia si prepara a marciare questo sabato 29 Giugno alle 15 con partenza alle 15:30 da via Vittor Pisani fino alle 18 presso Arco della Pace. Anche senza il patrocinio della Regione Lombardia che l’ha definita “una manifestazione divisiva, provocatoria, e discriminante“.

Solo lo scorso anno il Milano Pride aveva riunito oltre 300 mila partecipanti, ma anche critiche pesanti tra accuse di rainbow washing, scarsa accessibilità, e rappresentanti che c’entravano poco con il movimento (anche il Roma Pride è stato aspramente criticato dal Priot Pride e Arcigay che l’ha definito un ‘target commerciale’).

Quest’anno promette un’altra musica: da un percorso più attento alle necessità di qualunque partecipante, l’assenza di madrine, e un dichiarato ‘cessate il fuoco’ a Gaza. Ce ne ha parlato meglio Alice Redaelli, presidente CIG Arcigay Milano per la Commissione Milano Pride.

 

 

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Cosa implica nel concreto il “no” al patrocinio al Milano Pride da parte di Regione Lombardia? Quanto è necessaria questa “approvazione” per la comunità LGBTQIA+?

Ogni anno chiediamo il patrocinio non oneroso a diverse istituzioni, come appunto Regione Lombardia, che anche quest’anno ce lo ha negato. Lo ha fatto adducendo tra l’altro motivazioni che indicano il Pride come “Una manifestazione che si è dimostrata divisiva, provocatoria e discriminante verso il nucleo generatore della vita, formato da una donna e un uomo”.

Il ruolo di un’istituzione è quello del promuovere il rispetto, di garantire pari diritti, dignità e tutele alle persone cittadine – a tuttɜ le persone cittadine, anche quelle LGBTQIA+. Rimane sconcertante – ma non inaspettata – la scelta politica di non concedere il patrocinio: crediamo fortemente che così facendo i rappresentanti di Regione Lombardia stiano disattendendo il ruolo a cui sono stati eletti.

Per permettere una maggiore accessibilità alle persone con disabilità o non autosufficienti, come avete scelto di strutturare il percorso di quest’anno?

Ogni anno lavoriamo per rendere il Milano Pride sempre più accessibile, in modo che sia una manifestazione di tuttə e per tuttə. Abbiamo per questo una squadra di persone volontarie che si dedica all’accessibilità, si confronta e approfondisce il tema con attivistə e associazioni, e che ogni anno progetta nuove modalità per migliorare.

In particolare il percorso che abbiamo scelto nasce anche dal nostro desiderio di essere accessibili, sia grazie all’ampiezza sia grazie al fatto di su asfalto e con ampie piste ciclabili nei tratti che presentano pavè o rotaie. Inoltre il percorso risulta quasi del tutto in ombra durante lo svolgimento della manifestazione.

In più, confermiamo i nostri servizi dedicati all’accessibilità, e che sono debitamente segnalati anche nella pagina dedicata sul nostro sito.

Interpreti LIS: per tutti gli eventi delle Pride Square del 26, 27 e 28 giugno e il grande evento finale in Arco della Pace del 29 giugno.

Aree di sosta per chi vuole una pausa: sulla nostra mappa trovate segnalate diverse aree di sosta adiacenti al percorso del corteo.

Zona del corteo con minori stimoli: la testa del corteo è riservata alle persone a piedi, è la più tranquilla e con minori stimoli acustici.

Area riservata in Arco della Pace: per l’evento finale è prevista un’area riservata per le persone disabili (con gazebo per un po’ di ombra), con volontariə e security dedicata. Consigliamo di arrivare per le ore 18:00 per accedervi agevolmente.

Fruibilità da Parco Sempione: tutto l’evento del 29 giugno in Arco della Pace può essere goduto dall’area di Parco Sempione adiacente alla piazza, con un po’ più di fresco e meno confusione (c’è l’amplificazione!).

Bagni accessibili: sempre in Arco della Pace saranno posizionati dei bagni appositi che siano accessibili per tuttə.

Streaming online: l’intero evento sarà disponibile live sul nostro canale youtube.

Numero di emergenza e presidio medico: in Arco della Pace è allestito un vero e proprio presidio medico per aiutare chi è in difficoltà. In parata per emergenze è possibile chiamare il 112 che poi smista le telefonate, oppure cercare le nostre persone volontarie dotate di badge specifico che hanno un contatto diretto.

Tappi antirumore: li potete trovare nei banchetti del CIG Arcigay Milano nelle Pride Square e in Arco della Pace.

Quest’anno inoltre abbiamo fatto un passo in più, grazie anche a preziose collaborazioni con artistə e professionistə della comunicazione: trasformare il tema dell’accessibilità da servizio ad opportunità di creazione artistica, veri e propri contenuti fruibili da tuttə. Mercoledì 26/06 in apertura della Pride Square di piazza Lavater vi saranno una serie di installazioni ed esibizioni pensate per rendere accessibili alle persone non vedenti i colori dell’arcobaleno attraverso esperienze tattili, di gusto e musicali.

Come avete scelto di muovervi nella selezione degli sponsor o dei testimonial, per evitare il rischio di rainbow washing?

Il primo passo per ridurre il rischio di rainbow washing è per noi organizzare un Pride che affronti temi politici in modo indipendente, senza lasciarsi influenzare o dominare dagli sponsor. È inoltre importante garantire che la visibilità degli sponsor non oscuri i momenti più politici e associativi del Pride. Sebbene gli sponsor siano cruciali per sostenere i costi di un evento così complesso come il nostro, la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra il supporto necessario e l’assoluta indipendenza delle nostre scelte. Inoltre, le aziende sono sempre incoraggiate a estendere le azioni di diversity and inclusion ai propri dipendenti in occasione del Pride. Spesso, la partecipazione alla parata è promossa dai gruppi dedicati alla D&I delle aziende, con l’obiettivo di favorire l’inclusione e l’apertura all’interno dell’ambiente di lavoro, facilitando così la vita delle numerose persone LGBTQIA+ che vi lavorano.

Quest’anno il Pride parla anche a nome dei civili ucraini e chiede il cessate il fuoco immediato a Gaza. Potete lasciarci una dichiarazione sull’urgenza di questo punto?

Il documento politico che abbiamo scritto insieme alle associazioni del Coordinamento Arcobaleno sintetizza perfettamente la nostra posizione comune. Partiamo dalla considerazione che i diritti LGBTQIA+ sono diritti umani e questo implica la natura speculare delle nostre battaglie: la tutela dei fondamentali diritti umani deve necessariamente essere integrata nella piattaforma dei Pride in un’ottica intersezionale, che guarda anche oltre i propri confini geografici. Da anni invitiamo al Milano Pride attivistə da tutto il mondo che ci parlano di guerre, persecuzioni e conflitti. Quest’anno abbiamo ritenuto fondamentale prendere posizione sul genocidio che si sta verificando a Gaza e fare tutte le pressioni possibili alla politica italiana affinchè agisca come hanno già fatto altri Paesi europei per chiedere il cessate il fuoco – che faciliterebbe tra l’altro anche la liberazione degli ostaggi tenuti da Hamas -, il rispetto dei provvedimenti delle corte internazionali e il riconoscimento unilaterale della Palestina.

 

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Ci sono voci sul fatto che siano state bocciate sponsorizzazioni di aziende “legate a Israele”? Confermate? Cosa significa “azienda legata a Israele”?

La scelta degli sponsor è stata fatta tenendo anche conto delle criticità legate allo scenario internazionale. Ma come già detto, per noi è stato fondamentale prendere chiaramente posizione sul tema senza pensare ad eventuali ripercussioni con gli sponsor.

La comunità ebraica queer organizzata Keshet ha disertato il Roma Pride, il Torino Pride e il Bergamo Pride? Cosa ne pensate? A Milano saranno presenti al corteo?

Abbiamo ribadito più volte che la partecipazione al Pride deve essere libera e ognuno deve poter partecipare portando con sé i simboli che più lo rappresentano. La comunità queer ebraica può – come qualsiasi altro gruppo che si riconosca nei valori del Pride – partecipare al Milano Pride liberamente con le proprie bandiere.

Però occorre considerare che anche la protesta e la critica durante la manifestazione sono forme di libertà, purché non siano violente o dichiaratamente discriminatorie, razziste, antisemite, islamofobe, abiliste o omo/transfobiche. Ad esempio, riteniamo che affermare che tutti gli ebrei siano responsabili dei crimini di guerra del governo israeliano sia chiaramente antisemita, così come etichettare come pro-Hamas o pro-terroristi i sostenitori della causa palestinese sia islamofobo. Sono due facce della stessa medaglia: la disumanizzazione dell’altro che può portare alle forme più estreme di violenze e sopraffazioni.

Nel documento politico del Milano Pride c’è il punto 5 dedicato alla scuola, di cosa si tratta e come verrà sottolineata questa richiesta durante il Pride?

Il tema della scuola è sempre stato a noi molto caro. La scuola rappresenta per tuttə un periodo della propria vita che dura dall’infanzia fino al diventare giovani adultə, e oltre a essere un luogo di apprendimento, è soprattutto un tempo e uno spazio dove le persone si formano, crescono, sperimentano, diventano lə cittadinə di domani. Il fenomeno del bullismo omotransfobico che viene rilevato ogni anno è estremamente preoccupante e proprio per questo va chiesta con urgenza l’istituzione di programmi strutturali di educazione alle differenze. A Milano abbiamo la fortuna di avere le associazioni radicate sul territorio che fanno un ottimo lavoro, come il Gruppo Scuola del CIG Arcigay Milano (più di 110 incontri all’anno per 4000 studentə raggiuntə) ma naturalmente è tutto lasciato alla volontà delle singole scuole. In più sempre più imperante è la richiesta dell’applicazione della carriera alias in tutte le scuole e università, così come la creazione di spazi genderless che rendano la scuola uno spazio safe per tuttə.
Daremo ampia visibilità al tema e alle richieste sul palco del Pride in Arco della Pace.

Perché Milano Pride non ha padrini e/o madrine come Roma?

Riteniamo che protagoniste del Pride debbano essere in primis le associazioni e lə attivistə LGBTQIA+, razzializzate, disabili e di altre comunità minorizzate. Sul nostro palco poi ospitiamo diversə artistə che ci donano la loro arte e musica a titolo gratuito, sostenendo la causa e permettendoci di celebrare con gioia il Pride.

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