Roma Pride 2024, oltre un milione di persone per una giornata memorabile. Schlein e Gualtieri sul carro riscrivono la Storia

In 30 anni mai si erano visti un Sindaco e il segretario Pd a trainare il corteo. Dietro di loro un'infinità di amore, Orgoglio e rivendicazioni. Resoconto di un Pride indimenticabile e straordinariamente politico.

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30 anni da festeggiare nel migliore dei modi. Dal 1994, quando 10.000 persone sfilarono per le strade della capitale, al 15 giugno 2024, giornata che il milione di persone scese in piazza difficilmente riusciranno a dimenticare.

Perché un Roma Pride tanto partecipato e soprattutto tanto politico, forse non si era mai visto. Vero è che ogni anno ci si spertica in meraviglia nel rimarcare l’eccezionalità di una giornata particolare, in grado di far scendere in strada centinaia di migliaia di persone festanti, ma quello che è avvenuto ieri non era mai capitato. Perché sul carro principale, il primo dei 40 che hanno letteralmente paralizzato Roma per sei ore, sono saliti la segretaria del Pd Elly Schlein, principale leader d’opposizione, e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, con tanto di fascia rainbow. Non era mai accaduto prima.

Chi scrive segue, vive il Roma Pride dal lontano ‘2000 e quanto avvenuto ieri è stato un unicum assoluto, una prima volta memorabile, con il primo cittadino sorridente, partecipante, a metterci la faccia, il proprio corpo, la propria voce, a ribadire concretamente il proprio sostegno alla comunità che non è solo di facciata, andando ben oltre il presenzialismo da cartolina, vista l’istituzione dell’Ufficio Diritti LGBT+ di Roma Capitale che tanto ha fatto e sta facendo grazie a Marilena Grassadonia. Gualtieri c’è, è presente, ci ascolta, è realmente al nostro fianco, è il Sindaco che la Roma dei diritti rivendicati non ha mai avuto. “Roma capitale dei diritti e dell’amore. Viva il Roma Pride, sinceramente, grazie!”, il commento social del primo cittadino, travolto da un affetto sorprendente non solo su Instagram ma anche in piazza, con centinaia di persone a volerlo ringraziare di persona per esserci stato. D’altronde come dimenticare chi l’aveva preceduto, Virginia Raggi, che in 5 anni non si è mai fatta vedere, neanche per una foto di rito, millantando puntualmente impegni precedentemente presi. Un cambio di passo netto, necessario, a lungo atteso.

E poi c’era lei, Elly Schlein, affiancata per l’intera parata dal neo europarlamentare Alessandro Zan e dalla sempre più influente in casa Pd Marta Bonafoni, consigliera della Regione Lazio. Schlein, che è dichiaratamente membro della nostra comunità, donna che ama una donna, si è fatta l’intero tragitto sul carro del Roma Pride. Ballando, cantando, saltando, stringendo mani, lanciando baci, abbracci, intonando Bella Ciao e Bad Romance, scatenandosi insieme ad Annalisa, acclamata madrina della manifestazione, ad ogni brano da lei cantato. Mai nessun segretario del Pd aveva preso attivamente parte ad un Roma Pride, rimarcandone le rivendicazioni politiche, sottolineando la necessità di leggi fino ad oggi puntualmente negate, replicando ad un governo che ci ha ufficialmente dichiarato guerra, anche solo con la propria presenza, che è diventata manifesto, immagine iconografica. Una segretaria tra la gente, con il pugno alzato, davanti ad una fiumana infinita di persone, a voler quasi indirettamente rispondere a chi è sempre più arroccata nei palazzi del potere, a montare finte conferenze stampa su Instagram tra appunti, sfoghi vittimistici e attacchi all’opposizione.

Possono cancellare qualche parola, ma non possono cancellare i nostri corpi, la nostra lotta per la libertà e per l’eguaglianza di tutte le persone”. “Noi, come Partito Democratico, continueremo a lottare perché l’amore non si discrimina“, ha ribadito Schlein, a pochi giorni dal G7 a trazione italiana che ha visto il governo Meloni  censurare i diritti LGBTQIA+ dal testo unitario conclusivo. E dietro quel carro di testa, che ha impiegato ore per arrivare alle terme di Caracalla, altri 39 carri hanno colorato una città festante e incazzata, una comunità che si è ritrovata in piazza della Repubblica con slogan smaccatamente sempre più politici. Goliardici, in alcuni casi, ma politici. Papa Francesco, in replica ai suoi insulti, è stato uno dei nomi più gettonati, così come il generale Vannacci che da un anno ci diffama a mezzo stampa, senza dimenticare la premier Meloni, il vicepremier leghista Salvini, e tutta quella maggioranza che a giorni alterni punta il dito contro di noi, minacciando passi indietro che nessuno permetterà mai loro di farci compiere.

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+Europa è stato l’unico partito ad avere un carro tutto suo, con il segretario Riccardo Magi scatenato, ma in strada si sono visti anche Nichi Vendola, Monica Cirinnà,  Laura Boldrini, Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle, per una volta politici e in alcuni casi rappresentanti delle istituzioni tra la gente comune, ad immergersi in una giornata grandiosa, di musica e colori, suoni e slogan, con i carri delle famiglie arcobaleno e della comunità trans meravigliosamente moltiplicatisi, e migliaia di cittadini al loro fianco, perché tra i più colpiti e attaccati da chi ci governa. L’abbraccio che Roma ha rivolto a tutti i papà e a tutte le mamme, ma soprattutto ai loro figli divertiti e sorpresi da simile incredibile giornata, è stato commovente.

C’è stata unità, a dispetto di quelle divisioni che spesso riemergono dal Movimento.  Al Roma Pride c’è stata unione di intenti, come se la nostra bandiera dai mille colori parlasse finalmente un’unica lingua. Tutt’attorno, in questo delirio pomeridiano che ha travolto il centro città, gente festante, felice, con turisti increduli, giovani, anziani e bambini alle finestre a salutare i partecipanti, migliaia di sorrisi, abbracci, strette di mano, saluti sinceri. Perché tutti consapevoli di esserci perché doveroso esserci, fondamentale esserci, oggi più di prima. Rispetto a quel lontano 1994, quando il primo Roma Pride prese forma, abbiamo macinato km ma troppi ancora dobbiamo farne, perché l’Italia dei diritti è scandalosamente e colpevolmente indietro rispetto al resto d’Occidente.

E se la nostra visibilità, sbattuta in faccia con sempre più Orgoglio a chi soffre di omobitransfobia, fa paura e dà fastidio, noi non possiamo far altro che renderla ancora più esplicita, sfacciatamente esposta, a testa alta, senza dover mai chiedere il permesso a nessuno. Più provano a zittirci, a censurarci, a minacciarci, più ci insultano e più noi saremo, a far capire loro quanto siano minoranza.

Mai Zittə – Non ci silenzierete mai” era lo slogan di questo 30esimo Pride capitolino, che in qualunque Paese giornalisticamente parlando “sano” avrebbe monopolizzato i telegiornali e conquistato tutte le prime pagine dei quotidiani, perché nessun altra manifestazione nazionale porta tanta gente in piazza. Ma l’Italia di TeleMeloni è un Paese anomalo, che noi tuttə dobbiamo provare a cambiare, capendo una volta per tutte che per riuscire nell’impresa dovremo necessariamente essere partecipi, lasciarci coinvolgere, utilizzando i nostri corpi, le nostre storie e le nostre voci per rivendicare ciò che appartiere di diritto alle nostre stesse esistenze. Perché la vita è una, e nessuno mai potrà dirci come viverla.

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