Quando Papa Francesco è in aereo con i giornalisti a bordo è un fiume in piena. La tradizione di stagione si è ripetuta nelle ultime ore, con il Pontefice di ritorno dalla Slovacchia che è tornato ad affrontare i temi più disparati. Dinanzi all’UE che ha chiesto a tutti i Paesi membri di riconoscere le unioni omosessuali, Bergoglio è stato netto. Di nuovo.

Il matrimonio è un sacramento e la Chiesa non ha il potere di cambiare i sacramenti così come il Signore li ha istituiti. Ma ci sono leggi che cercano di aiutare la situazione di tanta gente di orientamento sessuale diverso. È importante che vengano aiutati, ma senza imporre cose che per la loro natura nella Chiesa non vanno. Se una coppia omosessuale vuole condurre la vita insieme, gli Stati hanno possibilità civilmente di sostenerli, di dargli sicurezza di eredità, di salute. I francesi hanno una legge su questo non solo per gli omosessuali, ma per tutti coloro che vogliono associarsi, ad esempio tre vedove che vogliono vivere insieme. Ma il matrimonio è matrimonio, è l’unione tra un uomo e una donna.

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No al matrimonio egualitario ma sì alle unioni civili, in conclusione, da parte di quella stessa Chiesa che nel 2015 scese in piazza e tuonò fuoco e fiamme pur di affossare la legge Cirinnà. Francesco ha poi precisato che non bisogna condannare le persone LGBT,  perché “sono fratelli e sorelle nostri, dobbiamo accompagnarli“. Accompagnarci dove, non è chiaro. “Il Signore è buono, vuole la salvezza di tutti, ma per favore non fare che la Chiesa rinneghi la sua verità”, ha concluso il Papa. “Tanti omosessuali si accostano al sacramento della penitenza, per chiedere consiglio ai sacerdoti, la Chiesa li aiuta ad andare avanti nella propria vita“.

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