Polka Dot è una drag queen di origine polacche, che assieme a Remove-Her e Alexis Saint Pete, fa parte di un terzetto chiamato “Slav 4 U” che si esibisce a Londra. Quando se n’è andata dalla Polonia la situazione per la comunità LGBT era tragica. E ora teme che lo stessa possa avvenire anche nel Regno Unito.
L’obiettivo di Polka Dot non è solo fare spettacolo, ma portare un po’ della cultura polacca anche negli altri Paesi, dove è possibile farlo senza il rischio di essere aggrediti. La drag queen ha spiegato a Pink News che ha capito di aver fatto bene il suo lavoro quando una ragazza l’ha avvicinata per dirle:
Grazie, Polka, per quello che hai fatto stasera. Mi sentivo come se fossi tornata in Polonia, ma con la differenza che posso tenere la mano della mia ragazza e non avrò paura che qualcuno possa picchiarmi per questo.
E questa ragazza è solamente una dei tanti giovani polacchi LGBT che ogni anno lasciano la loro terra natia per il Regno Unito, il primo Paese a cui pensano per iniziare una nuova vita.
La drag queen polacca Polka Dot contro l’omofobia del suo Paese
Quindi, oltre allo spettacolo, c’è appunto la volontà di mostrare la Polonia e la sua cultura:
Io, ad esempio, sono una polacca orgogliosa e mi manca il mio paese. SLAV 4 U mi dà l’opportunità di celebrare la cultura pop polacca con un tocco queer. Mi permette di celebrare chi sono veramente in un modo che invece non potrei fare in Polonia.
SLAV 4 U, allo stesso modo, non è solo un terzetto per fare spettacoli. Ma è una sfida, una battaglia contro l’omofoboia che la fa da padrona in Polonia. Non si tratta solo della politica, ma anche della popolazione che si sente legittimata ad attaccare le minoranze, con il benestare dei leader politici, a partire dal presidente.
E il timore che questo possa arrivare in Regno Unito
Polka Dot ha questa paura: l’onda omofoba della Polonia potrebbe arrivare nel Regno Unito.
Il governo britannico dovrebbe osservare da vicino ciò che sta accadendo in Polonia e non solo commentare ufficialmente, ma anche fare tutto il possibile affinché tali cose non accadano qui.
Per “non finire sulle brutte pagine dei libri di storia accanto alla Polonia“, il Regno Unito deve attivarsi e portare avanti le leggi promesse per i diritti civili.
Le giravolte di Boris Johnson
Il governo di Boris Johnson non sta procedendo molto bene, in questo senso. Ad esempio la legge sul divieto delle terapie di conversione è ancora ferma, nonostante le parole d’impegno del primo ministro. C’è poi il fallimento del Gender Recognition Act, la riforma per semplificare il cambio di genere delle persone trans, bloccata e attuata solo in parte.
Non si può poi dimenticare che negli ultimi anni si è registrato un sempre più alto numero di attacchi di stampo omofobo.
Ma la paura di Polka Dot è fondata? Si spera naturalmente di no, anche se Boris Johnson nel corso degli ultimi decenni si è espresso più volte sulla comunità LGBT, mostrando in ogni occasione numerose giravolte, smentendosi da solo.
Se negli anni ’90 era un accanito oppositore ai matrimoni egualitari e aveva una opinione piuttosto negativa degli omosessuali, agli inizi del 2000 era addirittura andato contro il proprio partito per votare delle leggi contro le discriminazioni (ad esempio la sezione 28). Grande partecipazione ai pride, a campagne pro-matrimonio per le persone dello stesso sesso. Negli ultimi due anni, invece, ha dato l’ok per un divieto del matrimonio nelle Bermuda, e ha nominato un noto transfobico come consigliere.
