Gay e nazismo: la tolleranza della prima ora e l’omocausto

Fino al 1934 il nazismo tollerò l'omosessualità. Tra gli alti vertici del regime di Hitler numerose persone omosessuali. Fino alla "notte dei lunghi coltelli", quando cambiò tutto.

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Eldorado: l doc Netflix sul locale gay di Berlino frequentato da Ernst Röhm e dai nazisti
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Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, il mondo si ferma per ricordare le vittime dell’Olocausto, tragedia immane che ha segnato una delle pagine più oscure della nostra storia. In questo giorno, che coincide con la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, facciamo luce su una storia spesso dimenticata nelle sue sfaccettature: l’Omocausto, termine che indica la brutale persecuzione delle persone omosessuali durante il regime nazista. Un progetto nel progetto, una persecuzione in divenire.

Negli anni della Repubblica di Weimar, Berlino era un luogo vivace e progressista, con una comunità queer che viveva una libertà rara per l’epoca. Ma con l’ascesa di Hitler al potere, tutto cambiò. L’omosessualità divenne il bersaglio di una repressione feroce: migliaia di uomini furono arrestati, costretti a indossare il triangolo rosa, deportati nei campi di concentramento e sottoposti a torture indicibili. Molti di loro non fecero mai ritorno. Tuttavia il comportamento del regime nazista rispetto alle persone omosessuali fu all’inizio ambiguo.

Quale fu dunque il percorso storico che portò all’Omocausto?

Considerare il nazismo come il male della storia è il giusto riconoscimento di un movimento e di una politica che ha mostrato con i fatti il male che l’umanità può fare a sé stessa e al mondo. Tuttavia, all’interno di quella compagine esistevano anche molti uomini gay. L’appoggio al regime era dettato da diverse motivazioni: uno spiccato razzismo di una classe dirigente, una grande insofferenza nei confronti di una democrazia che non offriva certezze, la rivalsa della Germania sui diktat imposti alla Conferenza di Parigi, la speranza su un’economia in ripresa dopo la forte inflazione causata dalla Grande Depressione del 1929. Non solo, gli ideali della virilità che si rifacevano ai canoni greco-romani facevano presupporre una sorta di tolleranza nei confronti degli omosessuali. Ben presto, però, l’illusione fu smascherata e oggi possiamo vedere come l’olocausto degli omosessuali (da cui il neologismo omocausto) rappresenta uno dei più gravi crimini della storia.

Ernst Rohm nazismo gay
Il comandante delle SA, Ernst Rohm

Repubblica di Weimar

I problemi si notavano già tutti con la Repubblica di Weimar. Il Codice penale tedesco, in vigore dal 1871, criminalizzava i rapporti omosessuali. Era un retaggio della monarchia prussiana e a sinistra si era cercato di eliminarlo a più riprese. In parlamento, però, non si era mai riusciti a raggiungere una maggioranza tale da poterlo abrogare. Nonostante esistesse un impedimento così grande, tra la fine dell’Ottocento e primi anni Venti, il movimento omosessuale in Germania si ampliò tanto da farlo diventare uno dei più importanti e diffusi a livello globale. Magnus Hirschfeld aveva fondato anche l’Istituto per la ricerca sessuale, che per la prima volta permetteva di studiare il fenomeno della “transessualità” e considerava l’omosessualità come naturale e normale.

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Primo movimento omosessuale

Non è un caso che la Germania fosse all’avanguardia anche nel movimentismo. Quello che oggi chiamiamo “primo movimento omosessuale” si sviluppa proprio in questo paese con importanti esponenti. Facciamo i nomi di Ulrichs, lo stesso Hirschfeld e Adolf Brand, che fondò nel 1986 il primo giornale “omosessuale” della storia, Der Eigene. Tuttavia, una sorta di recessione culturale si stava già imponendo durante gli anni Venti. Il movimento omosessuale si stava adagiando ad una politica che era in procinto di cancellare l’art. 175 del Codice penale. I partiti progressisti e comunisti avevano dato tutte le loro garanzie, quando nel 1929 le carte in tavola cambiarono e le promesse, per troppo tempo rimandate a data da destinarsi, non furono mai esaudite. Il nazismo faceva il suo ingresso all’interno dei ranghi del Reichstag e la maggioranza per un’abrogazione non esisteva più.

La virilità, la morale cristiana, il nazismo e l’omosessualità

Il nazionalsocialismo di Hitler era l’emblema della doppia morale. Nonostante predicasse l’omosessualità come una nefandezza, la tollerava anche all’interno delle sue gerarchie. Proprio la caratteristica ariana delle radici greco-romane permetteva di credere che il rapporto tra maschi fosse lecito. Tutta la letteratura ellenica, infatti, mostra l’importanza e la naturalezza dei rapporti omosessuali, dove la bellezza del corpo maschile superava di gran lunga quello femminile. E dove la virilità non veniva meno, soprattutto se si ricopriva il ruolo del maschio, quello attivo e dominante (in particolare, nel rapporto maestro-allievo). Il nazismo, poi, non supportava la morale cristiana, erede della tradizione giudaica, da cui lo sguardo moderno (derivante dalla tradizione germanica e greco-romana) doveva emanciparsi.

Tutto ciò, quindi, era in un primo momento possibile, ma doveva anche essere nascosto all’opinione pubblica. Il motivo principale: l’ideale della crescita, soprattutto di quella demografica. Criminalizzare e tacitare la possibilità dell’omosessualità rappresentava la migliore tattica per spingere verso l’eterosessualità obbligatoria. In questo modo, coloro che non facevano parte delle alte sfere dovevano necessariamente essere spinti verso rapporti con donne, il matrimonio e la volontà di fare figli. Ideale necessario (per gli ideali dell’epoca) per una nazione forte di metà Novecento che voleva riprendersi dallo spettro del default.

rogo libro nazismo gay
Il rogo dei libri della biblioteca di Hirschfeld a Berlino nel 1933

 

Quando Hitler tollerava l’omosessualità

Durante i primissimi anni di governo del Partito Nazionalsocialista tedesco, Hitler tollerò l’omosessualità di uno dei suoi più fidati collaboratori. Ernst Röhm era il capo delle SA, il gruppo paramilitare nazista delle “squadre d’assalto”, le famose camicie brune che prendevano esempio dalle camicie nere del fascismo italiano. Tutti sapevano che Röhm fosse gay, alcune riviste di sinistra avevano anche pubblicato la lettera di un prostituto che chiedeva soldi al comandante. In quel periodo il governo non fece niente di più contro gli omosessuali. I processi contro i crimini legati all’art. 175 rimasero più o meno ai livelli prenazisti, nonostante alcuni dirigenti di destra non sopportassero questo tipo di trattamento nei confronti degli “invertiti”, come ci chiamavano al tempo. Si veda il documentario Eldorado sul locale gay di Berlino frequentato da Ernst Röhm e dai nazisti.

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Omosessuali di destra

Un tale trattamento di favore fece sì che tanti omosessuali di destra, anche appartenenti al movimentismo, appoggiassero il nazismo, almeno in una prima fase. Il più evidente e sorprendente fu proprio Adolf Brand, esponente del “romanticismo anarchico”, che sposava idee razziali e nazionalistiche. Il suo Der Eigene, nonostante fosse il primo giornale omosessuale della storia, propugnava idee molto maschiliste e misogine. Vedeva il maschio nell’ideale machista e non sposava le idee di Hirschfeld, considerate troppo femminee. Non era certo l’unico, altro nazionalista e machista era Hans Blüher. Tuttavia, Adolf Brand fu costretto dal 1930 a interrompere la pubblicazione del Der Eigene proprio a causa delle vessazioni del partito nazista. Negli ultimi anni, infatti, Brand aveva sposato l’ideale della Repubblica di Weimar e il giornale appoggiava i movimenti democratici di sinistra.

Omosessuali e nazisti

Accanto a queste figure si parla anche di un legame stretto di Hitler con tantissimi omosessuali prima dell’arrivo al potere. Lothar Machtan sostiene anche che Hitler abbia avuto rapporti omosessuali in gioventù, ma le sue tesi sono state spesso criticate. Sicuramente, però, i contatti e gli aiuti da parte di tantissimi omosessuali sono ben visibili. Tra loro c’è anche il medico Karl-Günther Heimsoth, noto esponente del primo movimento omosessuale e noto nazista della prima ora. All’interno delle SA erano veramente tanti i combattenti omosessuali e studi precisano che anche Rudolf Hess, per anni vice di Hitler, avesse una sessualità “ambigua”. La tolleranza fino al 1934 mette tutto questo in luce: la volontà di Hitler e del partito nazionalsocialista di chiudere un occhio sulle relazioni omosessuali era una scelta precisa. Dopo l’epurazione di Röhm, però, tutto cambiò.

La Notte dei lunghi coltelli

Nel 1933 le SA erano all’apice della loro forza e Ernst Röhm era uno dei pochi che poteva dirsi davvero vicino ad Adolf Hitler. Nel 1923 aveva anche partecipato al Putsch di Monaco. Hitler, però, pensava che il lavoro delle squadre di assalto fosse ormai terminato. Avendo ottenuto i pieni poteri, la loro spinta politica era ormai venuta meno. Röhm era, chiaramente, contrario perché riteneva necessaria una seconda rivoluzione. Le SA dovevano diventare uno squadrone di popolo che ribaltava completamente lo stato e permettevano al nazismo di diventare imperante. Cosa che non piaceva né a Hitler né, tantomeno, alle altre alte sfere del governo. Soprattutto, non piaceva all’esercito, che temeva una preponderanza degli squadroni paramilitari ai veri depositari della forza. Due alti papaveri del nazismo, Göring e Himmler, fecero credere a Hitler che le SA si stavano preparando a rovesciare il governo. Così nel 1934 si arrivò alla Notte dei lunghi coltelli. Quella vicenda che avrebbe portato l’omosessualità ad essere definitivamente considerata illegale e perseguitata.

Goering Himmler Hitler nazismo
Goering, Himmler e Hitler

L’omosessualità di Röhm

Hitler comanda di spazzare via le SA e di uccidere quasi tutti i comandanti. Siamo nel 1934, tra le motivazioni che il Führer adotta c’è anche l’omosessualità di Röhm. Il 28 giugno 1935 l’art. 175 del Codice penale tedesco viene rivisto e ampliato. Ora gli atti omosessuali sono veramente considerati contronatura e contro la volontà di figliare. Non avendo più uno stretto collaboratore che tutti sanno omosessuale e potendo aumentare a dismisura una politica diretta a una più forte crescita demografica, Hitler e gli alti dirigenti del nazismo spingono con forza l’idea di un’eterosessualità obbligatoria. È qui che inizia la vera e propria condanna degli omosessuali, già schedati dalla Repubblica di Weimar.

Persecuzione e sterminio: il triangolo rosa

I numeri dei casi di atti omosessuali che vengono condannati decuplicano e con la creazione dei campi di concentramento diventa sempre più folta la loro presenza all’interno di queste strutture. Gli omosessuali sono considerati contronatura, alla stregua degli animali, così come tutti coloro che vengono spinti verso i campi di sterminio. Il triangolo rosa ne è il più grande esempio. Nei campi di concentramento muoiono in decine di migliaia. E all’interno dei campi si è spesso costretti a terapie di conversione mediche che menomano il corpo. La tolleranza degli omosessuali del primo nazismo e la dura repressione degli ultimi anni mostra la schizofrenia di un potere autoritario che ha necessità di una popolarità che teme di perdere, che ha necessità di una crescita demografica e, quindi, di un controllo dei corpi, che pretenda di riportare nell’eterosessualità anche chi non può esserlo. Un tassello imprescindibile, che mostra la politica aberrante del regime nazista.

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