Ennesima mozione anti-trans del governo, presentata da Forza Italia: cosa dice

A rischio anche il percorso di affermazione di genere delle persone adulte? Se né il comparto giuridico né quello sanitario riconoscono e legittimano le identità trans, cosa impedisce a questo governo di cancellarle?

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Con numero di protocollo 7/00231, il 18 giugno i deputati di Forza Italia Stefano Benigni e Annarita Patriarca hanno presentato l’ennesima mozione anti-trans di questo governo presso la commissione Affari Sociali. Il documento apre – come ormai di consueto – con un linguaggio che ha uno scopo ben preciso: patologizzare le identità non conformi riducendo i complessi percorsi introspettivi sull’identità di genere a “una forma di disagio depressivo percepito da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso biologico di nascita”.

Benigni e Patriarca rafforzano l’azione ideologica dei ministri Eugenia Roccella e Orazio Schillaci contro la comunità LGBTQIA+, relegando le esperienze trans* a problemi da risolvere attraverso iter protocollati, senza riconoscere la complessità e la validità delle molteplici sfaccettature dell’identità di genere che sfuggono all’approccio binario adottato dalla frangia ultraconservatrice.

La mozione chiede infatti all’esecutivo di “intraprendere ogni iniziativa utile volta ad accertare che i percorsi di presa in carico e gestione di pazienti minori con disforia di genere avvengano nel totale rispetto di quanto stabilito nella determina AIFA in materia e in ottemperanza alle azioni di miglioramento suggerite dal Ministero della salute, prevedendo una attenta e approfondita fase di elaborazione e riflessione, assistita, soprattutto per i soggetti in fase puberale e minori, al fine di giungere ad una scelta matura e non predeterminata, soprattutto non condizionata da questioni ideologiche“.

Una posizione di comodo, naturalmente, che rifiuta qualsiasi istanza diversa e si attiene per convenienza a linee guida arcaiche e mai modificate per medicalizzare, stigmatizzare e marginalizzare tutto ciò che si discosta dal paradigma ciseteronormativo tanto caro agli esponenti di partiti come Forza Italia che, gettata la maschera, si dimostrano i primi sostenitori della retorica inquietante di Fratelli D’Italia.

Niente di nuovo sotto il sole. O forse sì? Per comprenderlo, dobbiamo soffermarci sull’ultimo passaggio della mozione, che chiama il governo a “svolgere un attento monitoraggio di tutti i centri che effettuano il trattamento per la disforia/ incongruenza di genere presenti nel territorio nazionale“.

Non si tratta più soltanto di bambinǝ e adolescenti; l’attenzione del governo sembra oggi estendersi a tutti i percorsi affermativi. Cos’è in pericolo?

La crociata ideologica del governo contro le identità trans

Era il 20 dicembre dell’anno scorso quando un’interrogazione parlamentare del senatore forzista Maurizio Gasparri dava il via all’indegna, faziosa e disinformata crociata ideologica di questo governo contro le identità trans.

Gasparri gettò allora il seme del dubbio sulla corretta implementazione degli ormai obsoleti protocolli AIFA 2019 in ambito di somministrazione dei bloccanti della pubertà nei percorsi affermativi rivolti allǝ minori. Protocolli che prevedono tutt’oggi un approccio profondamente patologizzante, necessitando di una diagnosi di disforia di genere e di un lungo percorso psicologico e psichiatrico che appare più volto a risolvere un “problema” che ad affermare l’identità della persona richiedente.

Il problema è anche quello dei media, che spesso raccontano le identità trans in un modo che le rende intrinsecamente patologiche. Tuttavia, noi non vogliamo legare le nostre identità a questo concetto. È vero che molte persone soffrono, ma ciò che vogliamo sottolineare è che non esiste un’unica maniera di essere transspiega Milo Serraglia, formatore sulle tematiche LGBTQIA+ e attivistaFinché le nostre identità non saranno viste come una componente identitaria intrinseca, ma piuttosto come un problema da risolvere, ci sarà sempre chi ritiene necessario vittimizzarci e perpetuare questa narrazione all’infinito. Non è vero che tutte le persone trans desiderano suicidarsi e non è giusto pensare che debbano tutte essere trattate con i farmaci“.

Seguì una prima ispezione al centro d’eccellenza Careggi di Firenze, iniziativa accolta con scetticismo dalla comunità scientifica, che in una lettera difese l’impiego dei bloccanti della pubertà nei minori gender variant, e con paura dalle famiglie dei bambini e adolescenti trans seguiti dal reparto per l’affermazione di genere.

Proprio in quel periodo, nel primo trimestre del 2024, il Regno Unito emanava infatti un’ordinanza volta ad interrompere le terapie affermative con i bloccanti della pubertà, gettando nel panico la comunità trans nostrana che vedeva in ciò una profezia di ciò che sarebbe potuto succedere anche in Italia.

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A sorpresa, il 20 marzo arrivò una mozione presentata dalla deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Luana Zanella, e controfirmata dalla collega PD Maria Anna Madia, che non solo corroborò la linea ideologica del governo di ultradestra sui percorsi affermativi rivolti allǝ minori: per la prima volta, si parlò della “necessità di un monitoraggio sui protocolli relativi alla disforia di genere/incongruenza di genere” nella loro interezza.

Solo sei giorni dopo, la Ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, insieme al Ministro della Salute Orazio Schillaci, annunciò l’istituzione di un tavolo tecnico per “rivalutare” i protocolli di somministrazione dei bloccanti della pubertà. Qualsiasi istanza della comunità trans, che chiedeva di partecipare a una discussione che la coinvolgeva in prima persona, fu ignorata.

A metà aprile, i risultati della faziosa ispezione condotta al centro di eccellenza Careggi portarono alla formulazione di confuse linee guida, rigidamente patologizzanti, che i professionisti sanitari avrebbero dovuto seguire sotto stretto monitoraggio dei funzionari governativi. L’indicazione fu quella di seguire alla lettera i protocolli – ormai superati a livello internazionale – che prevedevano un lungo ed articolato percorso psicologico e psichiatrico prima dell’avvio dei percorsi di affermazione, fruibili solo con una diagnosi di disforia di genere. Con l’aggravante che, in seguito alla diagnosi, lǝ minore dovrà oggi sottoporsi a quella che appare, in tutto e per tutto, una terapia riparativa.

“Questo perché ancora una volta, la tendenza strumentale è quella di patologizzare le nostre identità. Invece, la disforia di genere non è un disturbo mentale, ma una condizione legata alla salute sessuale, simile all’andamento delle mestruazioni, alla gravidanza o alla disfunzione erettile – commenta Serraglia – Tant’è che gli stessi bloccanti della pubertà vengono utilizzati senza problemi al di fuori dei percorsi affermativi, producendo peraltro dagli anni 80 tutta una letteratura scientifica sulla loro sicurezza e reversibilità.

C’è però un evidente privilegio per le persone cisgender, specialmente per gli uomini cis. Se un uomo cis ha un problema di disfunzione erettile, si rivolge al medico di famiglia, cosa gli dice il medico? Gli suggerisce forse di andare dallo psichiatra, dallo psicologo o dall’endocrinologo? Certo che no. La distinzione è ancora una volta ideologica”.

In un contesto nazionale dove né le normative giuridiche né i protocolli sanitari riconoscono le identità transgender, trattandole piuttosto come questioni problematiche da gestire, il governo attuale ha trovato pochi ostacoli nel compromettere i percorsi di affermazione di genere per i minori. Lǝ attivistǝ lanciano l’allarme: se è tanto semplice imporre restrizioni ai servizi destinati ai minori, quali barriere potrebbero impedire a questo governo, soprattutto di fronte a una chiara inclinazione politica in tal senso, di limitare tali percorsi in modo completo, mascherando questa azione dietro un’apparente diligenza? Per Serraglia, si tratta di un disastro annunciato.

Da anni, la comunità trans, in particolare attraverso l’associazionismo , sia nei collettivi spontanei che nelle associazioni specificamente dedicate alle persone trans, lancia allarmi, da quando questo trend è partito dagli Stati Uniti  Leggi anti-trans, inizialmente promosse da figure come Pillon spesso copiate parola per parola da quelle proposte dalla destra repubblicana statunitense, sono state spesso percepite come provocazioni, me erano in realtà parte di un piano preciso che si è sviluppato negli anni. È importante notare che ciò che accade oggi è il risultato di anni di preparazione e ripetizione di determinate azioni e retoriche“.

Una preoccupazione dimostratasi fondata, poiché le voci della comunità transgender sono state sistematicamente escluse nel processo ancora attivo: il governo attuale possiede sia l’intenzione sia il potere di influenzare le vite altrui senza consultare i direttamente interessati.

La salute e il benessere di migliaia di persone sono ora nelle mani di una vasta commissione, istituita da Roccella e Schillaci, che include funzionari politici, accademici e membri dell’associazionismo che condividono una visione ideologica ultraconservatrice. Significativamente, non vi è, ancora una volta, alcuna rappresentanza della comunità transgender.

Cosa impedirà a tali funzionari di procedere con la loro agenda per smantellare, uno dopo l’altro, i diritti che la comunità transgender ha conquistato con grande fatica negli anni?

 

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