in aggiornamento
I 4 presunti aggressori del violento pestaggio alla coppia gay di Roma, zona Eur, sono stati identificati dai carabinieri. Si tratta di tre uomini e una donna, tutti poco più che ventenni e senza precedenti penali. Ne dà notizia il Gaycenter di Roma, centro di accoglienza che federa Arcigay Roma, Differenza Lesbica ed Azione Trans, che fornisce il servizio di Gay Help Line (numero utilissimo per qualsiasi persona LGBTIAQ+ avesse bisogno di aiuto: basta telefonare gratuitamente a 800 713 713).
I ragazzi aggrediti stanno bene
La buona notizia che conta di più: i due ragazzi aggrediti stanno bene, sono tuttavia molto scioccati.
L’aggressione
Roma – Mattia e Antonio (nomi di fantasia) sono stati brutalmente aggrediti intorno alle 4 del mattino di Venerdì 19 Luglio in zona Eur. Mano nella mano, i due ragazzi, appena usciti dal club GIAM, attraversavano l’incrocio tra Via delle Tre Fontane e Viale di Val Fiorita, quando un’auto ha accelerato intenzionalmente per spaventare i ragazzi. Quindi si è fermata. A quel punto, il grido spaventato di uno dei due ragazzi ha scatenato la violenza. Quattro persone – tre uomini e una donna – sono scese dall’auto e hanno iniziato a picchiarli, gridando insulti omofobi. Nessuno è intervenuto per aiutarli. Gli astanti si sono limitati a filmare l’aggressione. Antonio è stato colpito con una cintura, calci e pugni, mentre la donna ha colpito entrambi i ragazzi alla testa.
L’indomani mattina Gay Help Line ha diffuso il video dell’aggressione, pubblicato anche da Gay.it. Chiedendo, a chi avesse riconosciuto gli aggressori, di segnalarli alle forze dell’ordine o al numero 800 713 713.
Il riconoscimento
Oggi 20 Luglio Mattia e Antonio hanno riconosciuto i quattro aggressori dalle foto durante un incontro con i carabinieri e il loro avvocato, Alessandro Cataldi responsabile legale di gay Help Line. Un’informativa sarà inviata in Procura a breve. Con tutta probabilità, gli aggressori saranno presto ascoltati dagli inquirenti. Secondo gli avvocati dei 4 aggressori, il motivo scatenante sarebbe stata invece la lite stradale, come riportato dal Tg2.
È stato il Gay Center a diffondere il video del feroce pestaggio. Ed è stato grazie alla Gay Help Line che sono arrivate le identificazioni dei testimoni, fondamentali per individuare i responsabili, tre ragazzi e una ragazza.
“Continuiamo a incoraggiare chi ha visto qualcosa a dare la propria testimonianza, che sarà utile per chiarire il quadro dei fatti e le responsabilità individuali” scrive Alessandra Rossi nella nota di Gay Help Line.
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Chi sono gli aggressori e cosa potrebbe accadere loro?
(aggiornamento del 21 Luglio)
Sarebbero di Ostia i quattro aggressori del pestaggio alla coppia gay a Roma Eur. Si tratta di tre ragazzi e una ragazza, tutti e quattro ventenni. Provenivano dal club di musica latinoamericana Fiesta, situato vicino al luogo del misfatto, in Via delle Tre Fontane, 24. Secondo quanto riporta Simone Alliva (L’Espresso) sui propri social, per i quattro non ci saranno misure cautelari. Secondo il giornalista “chi indaga sembrerebbe propenso a perseguire la pista della lite per viabilità degenerata“. Niente omofobia, dunque. “Così – spiega Alliva – in base all’articolo 415 bis del codice di procedura penale, i quattro indagati e i propri avvocati difensori potranno accedere agli atti e fornire la propria ricostruzione dei fatti. Dopo 20 giorno il pm potrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio o archiviare. Al 90% finirà al giudice di pace. Tra 2 anni prima udienza e tentativo di conciliazione. Due pacche sulle spalle, e tanti saluti” conclude amaramente il giornalista.
(aggiornamento del 22 Luglio 2023)
L’avv. dei 4 indagati presunti aggressori Annamaria Altera chiede una rettifica e considera le espressioni riportate sugli articoli e sui video pubblicati dalla stampa lesivi della reputazione degli interessati e non corrispondenti a verità. Scrive in una nota l’avv. Altera:
“In relazione all’articolo relativo ad un’aggressione omfoba avvenuta a Roma nella notte tra il 13 e il 14 Luglio, si precisa che i quattro ragazzi coinvolti nella lite con due ragazzi omosessuali, seppure consapevoli di aver avuto una reazione scomposta e sproporzionata alle ingiuste provocazioni ricevute, non sono mai stati animati da intenti discriminatori o sentimenti omofobi; mai hanno proferito espressioni discriminatorie e/o omofobe; nè sapevano che i due ragazzi fossero omosessuali. Tali circostanze sono state spontaneamente chiarite all’autorità procedente, verso la quale si sono dichiarati disponibili in qualsiasi momento a rendere interrogatorio per inquadrare esattamente la vicenda”
Sit-in di mobilitazione
Gay Center e Gay Help Line hanno annunciato un presidio di attivazione contro la violenza mercoledì 24 luglio ore 19:00 nel luogo dell’aggressione: incrocio Via delle Tre Fontane e Viale di Val Fiorita (Roma Eur Magliana)
Le reazioni
“Invieremo il video a Giorgia Meloni con una domanda: fino a quando ci troveremo ancora a commentare un simile abisso etico, morale e sociale senza che ci sia una legge che prevede l’aggravante dell’odio omolesbobitransfobico per chi si macchia di simili crimini?“. Se lo chiedono la coordinatrice del comitato M5s per le Politiche di genere e i diritti civili Alessandra Maiorino e il capogruppo M5s in VII Municipio a Roma Emanuel Trombetta ” Proprio a Roma infatti, in coordinamento con il Partito Gay, abbiamo depositato una proposta di delibera che altrove è già realtà (leggi qui di cosa si tratta), per infliggere una sanzione amministrativa per chi aggredisce verbalmente o fisicamente una persona lesbica, gay, trans o comunque appartenente alla comunità Lgbtqia+. Siamo certi che il sindaco Gualtieri, molto sensibile su questo tema, si impegnerà perché venga approvata anche a Roma“.
In Italia i crimini di odio anti-LGBTIAQ+ non sono punibili con una aggravante specifica (fallimento del Ddl Zan, Ottobre 2021), come avviene per i crimini basati su odio razziale. “Ci sarà un processo, ma il giudice potrà al massimo usare un aggravante per abietti e futili motivi” scrive sui social Simone Alliva, autore del libro “Caccia all’omo” (Fandango, 2o2o).
“In Italia assistiamo a un’ondata di violenza senza precedenti” spiega Alessandro Zan “è anche generata dalla crociata del governo Meloni contro le persone LGBTIAQ+ e i loro diritti“.
“Nessuna tolleranza per questa violenza frutto del clima di odio verso le persone Lgbti+ che si respira nel Paese e che ogni giorno allarma sempre di più” scrive PiùEuropa sui social.
Rachele Giuliano, presidente di Arcigay Roma, ha dichiarato che l’episodio riflette l’aumento della violenza e delle discriminazioni verso la comunità LGBTQIA+ in Italia. Il nostro paese si colloca al 36º posto in Europa per la tutela dei diritti LGBTQIA+ e tra i primi per crimini contro le persone trans. Giuliano ha denunciato l’inerzia del governo di estrema destra di Forza Italia, Lega Salvini e Fratelli d’Italia, accusandolo di legittimare tali violenze. Scrive Giuliano:
“è in atto una vera e propria persecuzione, anche istituzionale, nei confronti della nostra comunità, basti vedere quello che sta accadendo con la salute delle persone trans, soprattutto più giovani”
Pietro Turano, vicepresidente di Arcigay Roma, attore e attivista (sua l’idea del murales a Murgia), dirama un annuncio forte:
Se lo stato continua a non tutelarci dalla violenza, ormai più che istituzionalizzata, dovremo trovare il modo per proteggerci. Le braccia che hanno dato quelle frustate sono armate anche dalla politica che ci governa e soffoca. Non possiamo permetterci di continuare a subire passivamente e pagare con la nostra pelle. Siamo stanchə e pretendiamo riconoscimento, diritti, tutele. Torneremo ad occupare, con i corpi e anche ogni giorno se sarà necessario, le strade e le piazze delle nostre città. Renderemo sicuri i nostri spazi ad ogni costo.
Vicinanza espressa anche dal Circolo Mario Mieli “Oggi e sempre siamo in prima linea per lottare contro un sistema che ci vuole target di violenza e odio” scrive il presidente Mario Colamarino “È necessario istituire una campagna di sensibilizzazione e azioni concrete affinché chiunque possa tornare a casa in sicurezza dopo aver frequentato le serate, spazi e luoghi che devono essere e restare safe per tutt3“. Di violenza squadrista e parafascista parla Gaynet secondo cui “chi soffia sull’odio e grida al ‘gender’ è corresponsabile di tutto questo“.
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