articolo in aggiornamento
Repressione in Turchia al Pride di Istanbul. Domenica 29 giugno, la capitale turca si è svegliata circondata dal silenzio forzato delle autorità. Interi quartieri – da Nişantaşı a Kadıköy, da Beşiktaş a Şişli – sono stati blindati dalla polizia, mentre la città veniva svuotata, nel tentativo di impedire la 23ª marcia dell’orgoglio LGBTIAQ+. Nonostante i divieti e la repressione, decine di attivistə hanno comunque trovato il modo di sfilare, anche solo per pochi minuti, sfidando arresti e manganelli. Gli attivisti in queste ore stanno ventilando il possibile uso di torture da parte delle forze dell’ordine.
Secondo gli organizzatori, sono almeno 57 le persone fermate (cifre in aggiornamento ndr), tra cui 6 avvocatə e 4 giornalistə, colpevoli di aver esercitato i loro diritti costituzionali: libertà di espressione, di manifestazione e di assemblea. Diritti negati ancora una volta, come ogni anno dal 2015, quando il governo, eseguendo le politiche persecutorie del presidente/tiranno Erdoğan, ha iniziato a vietare sistematicamente ogni Pride per presunte “ragioni di sicurezza”. Motivazione che da ormai dieci anni nasconde la censura per la comunità LGBTIAQ+ russa. Nel 2020 erano stati arrestati 18 studenti per aver organizzato eventi LGBTIQ+ paragonabili a un Pride. Nel 2022 gli arresti erano stati 360, con la motivazione (post-pandemia) di prevenzione sanitaria.
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Nel 2025, proclamato dal presidente Erdoğan come “Anno della Famiglia”, la repressione si è aggravata. Una direttiva del Ministero della Famiglia ha bollato termini come identità di genere, orientamento sessuale e LGBTIAQ+ come dannosi per la società, mentre una coalizione di 85 organizzazioni ha denunciato l’escalation di odio istituzionale.
“I nostri corpi e le nostre parole vengono cancellati perché rendono visibile ciò che il potere vuole nascondere” avevano spiegato avvisato poche settimane fa gli attivisti quando era chiaramente emerso l’intento del regime di approvare un disegno di legge anti-LGBTIQ+ che prevede criminalizzazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso, sterilizzazione forzata per le persone trans, censura totale dei media.
Recep Tayyip Erdoğan un anno fa aveva definito pubblicamente la comunità LGBTIQ+ una degenerazione. Il presidente negli anni ha fatto della Turchia un’autocrazia compiuta: dopo le proteste del marzo 2025, il presidente-sultano ha arrestato il suo maggior oppositore politico, il sindaco laico e repubblicano di Istanbul Ekrem İmamoğlu è stato arrestato. È attualmente detenuto nel carcere di Silivri (noto anche come Marmara Prison), in attesa del processo, accusato di corruzione: İmamoğlu si è visto nel frattempo privato del suo titolo di laurea, che è stato annullato per estrometterlo formalmente dalla possibile candidatura alle presidenziali del 2028.
Poche ora fa un altro comunicato di Istanbul Pride via social aggiunge dettagli alla repressione degli attivisti LGBTIAQ+ che ieri cercavano di celebrare l’orgoglio rainbow:
“Secondo le ultime informazioni ricevute dai nostri avvocatə, le testimonianze di tortura rilasciate dai detenutə non vengono incluse nei verbali dalla polizia. Chiederemo conto di ogni singola violenza, di ogni persona queer che avete ferito o umiliato. Continuiamo a chiedere l’intervento di avvocatə per difendere la patria.”
Conferme arrivano dalla più grande organizzazione LGBTIAQ+ turca, Kaos GL, che scrive:
Sono state arrestate persone LGBTİ+ per il solo fatto di mangiare falafel a chilometri di distanza da Ortaköy, il quartiere dove si voleva tenere la marcia. Avvocatə sono statə fermatə perché sedevano in un bar a Ortaköy. Giornalistə sono statə arrestatə semplicemente perché intendevano raccontare l’evento. Secondo quanto riferito dal Comitato della Settimana dell’Orgoglio LGBTİ+ di Istanbul, gli interrogatori sono già iniziati presso la centrale di Vatan.
Nell’Ottobre 2024 Giorgia Meloni, in visita in Turchia, aveva ricevuto i complimenti di Erdoğan. Prima dell’incontro, il presidente turco – definito da Le Monde “sultano neo-ottomano” e da Human Rights Watch “distruttore dei diritti umani” – aveva avuto una conversazione telefonica con la premier italiana, ringraziandola per “il suo sostegno alla centralità della famiglia fondata su valori tradizionali, contro l’agenda LGBT”.
Lo scorso Aprile Erdoğan ha ricambiato la visita, con un incontro in Italia a Villa Pamphilj: proprio in quelle ore, l’Italia annunciava per la prima volta la produzione congiunta di droni militari di ultima generazione, frutto di una collaborazione tra l’italiana Leonardo e Baykar Technologies, colosso turco e secondo produttore mondiale del settore.
Segue l’ultimo comunicato di Istanbul Pride con traduzione:
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Come Settimana dell’Orgoglio LGBTİ+ di Istanbul, abbiamo scelto come tema per il 2025: INSISTERE SULLA VITA.
Contro la negazione delle nostre esistenze, contro la svalutazione delle nostre vite, contro la criminalizzazione delle nostre identità; contro la violenza che subiamo in strada, in casa, a scuola, sul lavoro: abbiamo detto “INSISTIAMO SULLA VITA!”
Siamo venutə ad affermare la nostra presenza proprio dove ci volete far sparire.
Non ci ritiriamo, non restiamo invisibili, non accettiamo il silenzio! Abbiamo curato le nostre ferite con la nostra rabbia, salutato le nostre perdite con la ribellione, ricucito la vita, ancora e ancora. E siamo qui.L’anno passato abbiamo combattuto ogni giorno contro nuovi divieti, nuovi attacchi, nuove negazioni. Ci si aspettava che ci arrendessimo, che tacessimo, che accettassimo, con l’annuncio dell’“anno della famiglia”, con la censura, con gli arresti e la repressione. Ma siamo riuscitə a farci strada tra le crepe.
Come ogni anno, anche quest’anno siamo di nuovo qui.
Siamo nelle strade con una resistenza queer che si rialza dopo ogni divieto, si abbraccia dopo ogni attacco, si stringe più forte dopo ogni perdita.Anche quest’anno non ci accontentiamo di sopravvivere, ma scegliamo di trasformare insieme la vita.
A volte ci arrabbiamo, a volte troviamo coraggio, a volte abbiamo paura. E sappiamo che la paura è umana, tanto quanto l’insistenza sulla vita.Contro la paura, contro la povertà, contro la discriminazione e contro l’odio, oggi, qui, per strada, a casa, a scuola, al lavoro, tutte le persone queer continuano a INSISTERE SULLA VITA.
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