Drama Pride, il mega show di cabaret queer: “Si può fare attivismo attraverso il corpo e l’intrattenimento”

Intervista a Stefano Protopapa, "papà" del cabaret queer più folle d'Italia: cosa dobbiamo aspettarci dallo spettacolo condotto da BigMama, Diego Passoni e Enorma Jean.

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Drama Milano Pride 30 Giugno Protopapa intervista
Drama Milano Pride 30 Giugno Protopapa intervista
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A Milano il Pride Month si chiude con Drama Pride, in programma domenica 30 giugno alle ore 21:00 nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco (biglietti disponibili a questo link). Lo show è targato Drama Milano, queer cabaret che, nato nel 2018 nello scantinato di un bar della città, è ormai una realtà che punta sempre più in alto e vuole coinvolgere un pubblico ancora più grande. La serata, che racconterà la città di Milano attraverso gli occhi della comunità LGBTQIA+, sarà condotta da BigMama,Diego Passoni ed Enorma Jean. Sul palco le arti performative più disparate: drag queen, drag king, burlesque, musica dal vivo e comicità.

Gay.it ha incontrato Stefano Libertini Protopapa, creatore di Drama Milano, a pochi giorni dal grande evento. Dj, producer, direttore creativo: impossibile elencare tutti gli ambiti in cui si muove il suo estro. E la sua mente sta già guardando oltre, a quando dopo il 30 giugno il format da lui ideato potrebbe intraprendere un nuovo percorso ancora più ambizioso.

Drama Pride 2024, locandina
Appuntamento domenica 30 giugno alle ore 21 a Milano con “Drama Pride”.

Drama Pride promette di essere lo show più grande di sempre: come mai la voglia di fare le cose in grande?

“Drama” nasce nello scantinato di un bar di Porta Venezia tanti anni fa tra prese scoperte e cocktail che ci cadevano dentro. Un inizio molto punk, ma da subito il nostro obiettivo era arrivare nei teatri e dove si fa cultura, perché attraverso le performance portiamo in scena le istanze della nostra comunità e parliamo di temi sociali e politici. Vogliamo un pubblico sempre più numeroso e nuovo, che abbia voglia di conoscerci. Da qui la necessità di trovare spazi per poter accogliere anche una platea lontana dai luoghi della comunità.

Sarà il preludio a un nuovo corso di Drama?

La domanda è perfetta in questo momento perché lo show al Castello Sforzesco sarà un giro di boa: dopo questo spettacolo ci vogliamo fermare un secondo e capire dove andare. Stiamo programmando il futuro ma non troppo. Bisogna vedere anche come va questa data. Le vendite dei biglietti stanno andando bene però la resa di uno show la vedi quando lo fai. Dopo il 30 giugno capiremo che cosa sarà di “Drama” ma sicuramente aspiriamo a fare cose sempre più grandi.

Lo spettacolo arriva alla fine del Pride Month.

Nel mese del Pride ci sono tantissime iniziative molto belle. Noi ci poniamo come contenitore che cerca di includere in 2 ore di spettacolo più storie e corpi possibili. Dopo i festeggiamenti del 29 giugno con la parata ci sembra un modo più raccolto e tranquillo per chiudere con qualcosa di più rilassato. È anche un’usanza, non è la prima volta che lo facciamo la domenica dopo il Pride. Ci era già successo dopo i due anni di stop per il Covid.

Drama Milano
Drama Milano, foto di Silvia Violante Rouge

Chi verrà a vedervi che cosa deve aspettarsi?

Innanzitutto una lezione di storia. Per la prima volta “Drama” non sarà solo un palco spontaneo in cui i vari performer si avvicenderanno con le loro esibizioni, ma ripercorreremo le tappe della storia di Milano e della nostra comunità dalla preistoria, partendo dalla leggenda della scrofa semilanuta che si dice abbia dato il nome a questa città per poi fare un salto temporale raccontando il Novecento milanese attraverso gli occhi della nostra comunità, perché ne sono successe tante. Il tutto in chiave divertente, ma ci saranno anche momenti più drammatici e intensi. Parleremo della guerra, del Ventennio e dell’HIV in un modo molto particolare. Non voglio spoilerare troppo ma saranno due ore belle intense.

L’attivismo passa anche attraverso l’intrattenimento?

Non tutti riescono a recepire lo stesso tipo di linguaggio e a comprendere una persona che parla per due ore anche se dice le cose più giuste possibili. Quello che abbiamo sviluppato noi è proprio questo: fare attivismo e divulgazione attraverso l’intrattenimento, perché crediamo che sia un mezzo e un'”arma” molto potente. Attraverso il gioco e facendo vedere i nostri corpi, spesso con pochi vestiti addosso volutamente, si lanciano messaggi importanti al pubblico, specie a chi sa poco di noi e di tutte le nostre istanze.

Con che spirito vi approcciate all’evento dopo il risultato delle ultime elezioni europee?

Ci sarà un focus anche su quello, sull’Europa in generale e sulla situazione politica sempre con il nostro linguaggio tra il serio e il faceto, divertente e provocatorio. Ci occuperemo pure dei contrasti che ci sono a Milano in questo momento. Una città sempre meno facile da abitare però comunque un faro per la libertà d’espressione in Italia.

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Qual è il primo ricordo che hai di quando sei arrivato in città?

Risale a un bel po’ di anni fa e non è super positivo. Ha a che fare con un atteggiamento ostile da parte della comunità stessa. Anzi facevo fatica a sentire nominare la parola comunità e a percepirla. All’inizio la cosa che mi ha colpito di più è stato un forte individualismo che da una parte mi sembrava positivo dopo aver vissuto 2 anni a Bologna che è una grande famiglia, anche troppo a volte, dall’altra però mancava un senso di appartenenza.

Oggi le cose sono cambiate?

C’è più attenzione alle diversità di ogni singola persona, ma tendiamo sempre a chiuderci in piccoli gruppi. L’importante è che questi riescano a trovare spazi comuni in cui dialogare. Noi di “Drama” non crediamo nelle faide tra le varie fazioni e serate. “Drama” vuole essere uno spazio in cui ognuno può venire a esprimersi, dove non ci sono nemici, parliamo tutti la stessa lingua ed è importante unirsi per farsi ascoltare.

Che fase sta vivendo invece, secondo te, Milano come città? È un luogo sicuro per la comunità queer?

Sta diventando molto difficile da vivere, soprattutto a livello economico. Ha costi assurdi in questo momento, e una persona appartenente alla comunità – soprattutto se transgender – fa fatica a sopravvivere in una città così economicamente ostile. Ci sono spazi sicuri ma ne mancano tanti altri, e la situazione in alcune zone di Milano è sfuggita di mano ed è un po’ pericolosa per le persone della comunità.

Protopapa a Drama Milano
Protopapa al Drama Milano. Foto di Silvia Violante Rouge

Tu fai tantissime altre cose a partire dal dj. Come ti sei avvicinato al mondo del clubbing?

Ero un appassionato di musica come di tante altre arti e mi ci sono avvicinato grazie a degli amici che organizzavano rave queer-techno che ancora fanno. Vivevo a Lecce e c’era poca scena queer all’epoca ma in loro avevo trovato qualcuno di simile a me. Per questo ho deciso di seguire quella scena e ho scoperto una nuova famiglia d’elezione. È stato uno spazio molto sicuro in cui potermi esprimere senza la paura del giudizio altrui.

Ogni anno torni a suonare nella tua terra con una serie di party. È la tua rivincita?

Sicuramente voglio portare la mia conoscenza e la mia esperienza nella terra in cui sono nato e cresciuto – benché poi sia letteralmente scappato – a vantaggio delle persone più giovani che vivono in un posto fisicamente lontano da tante realtà e far capire loro che non sono soli e sole: possono essere chi vogliono e farcela rimanendo se stessi.

 

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Che cosa diresti allo Stefano di tanti anni fa che ne ha passate tante proprio per il fatto di essere sempre stato fedele a se stesso?

Un sacco di cose, ma soprattutto: “Resisti!”. E ‘resistenza’ è una delle parole chiave che non abbiamo ancora detto esplicitamente nella comunicazione dello show del 30 giugno di “Drama”, ma è quello che ci ha ispirati a fare lo spettacolo al Castello. La resistenza si fa studiando la storia e imparando dagli errori e orrori del passato, e questo posso vederlo anche su di me quindi allo Stefano del passato direi: “Fa’ tutto come l’hai fatto e resisti”.

Qual è la canzone che non può mai mancare nei tuoi dj set?

Ci sono due pezzi che metto da anni in tutti i miei set: uno è “Queer Nation”, di Hard Ton, un vero e proprio inno queer acid house, quindi bello carico, l’altro è “Ti sento” dei Matia Bazar, perché sono una drag queen mancata e quello è il momento in cui posso fare un lip sync durante il mio dj set (ride, ndr).

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