È uscito al Cinema il 18 giugno scorso Elio, film d’animazione Pixar diretto da Domee Shi, Madeline Sharafian e Adrian Molina con risultati catastrofici al box office. Costato oltre 200 milioni di dollari, Elio ne ha incassati appena 20 al debutto americano, andando incontro al peggior esordio di un lungometraggio Pixar. Ad oggi ne ha incassati 72 in tutto il mondo, con il botteghino italiano fermo al milione e mezzo di euro.
Elio, la trama

Protagonista è un bambino di 11 anni, Elio per l’appunto, fanatico dello spazio con una fervida immaginazione e una grande ossessione per gli alieni. Quando viene teletrasportato nel Comuniverso, un’organizzazione interplanetaria con rappresentanti di galassie lontane, Elio è pronto per un’impresa epica. Identificato per errore come leader della Terra, Elio deve stringere nuovi legami con eccentriche forme di vita aliene, superare una crisi di proporzioni intergalattiche e scoprire in qualche modo chi è, e dove è veramente destinato a stare.
Elio era queer, prima dell’intervento dei vertici Pixar

Ma l’Elio che è arrivato in sala è molto diverso dall’Elio originale, perché tanto, troppo è stato cambiato. Secondo diverse fonti interne che hanno parlato con The Hollywood Reporter, Elio era inizialmente rappresentato come un personaggio con un codice queer ben preciso, riflettendo l’identità del regista Adrian Molina, dichiaratamente gay. Altre fonti affermano che Molina non intendesse realizzare una storia di coming out, visto e considerato che il personaggio principale ha 11 anni, ma in ogni caso quella caratterizzazione queer è gradualmente svanita durante il processo di produzione, man mano che Elio diventava sempre più mascolino in seguito al feedback dei dirigenti. Sono così spariti non solo gli espliciti esempi relativi alla sua passione per l’ambientalismo e la moda, ma anche una scena nella camera da letto di Elio con foto che suggerivano una cotta per un altro adolescente.
La turbolenta avventura di Elio è iniziata ben prima del suo rovinoso esordio al botteghino. I primi segnali di una produzione travagliata sono diventati realtà quando Adrian Molina, co-regista di Coco, ha effettuato una proiezione di prova in Arizona, nel 2023. Sebbene gli spettatori avessero espresso apprezzamento nei confronti del film, è stato poi chiesto loro se sarebbero andati al cinema a vederlo, e nessuno si è alzato. E qui hanno iniziato a suonare i primi campanelli d’allarme per i vertici dello studio.
Quando Molina ha presentato la sua ultima versione del film ai vertici Pixar, il capo Pete Docter avrebbe espresso alcune preoccupazioni, con il regista deluso dal confronto. A quel punto Molina, che dirigerà Coco 2 per lo studios, ha abbandonato il progetto, con Elio rielaborato di Madeline Sharafian e Domee Shi. Con un anno di ritardo Elio è infine uscito in sala, andando incontro al peggior risultato della storia Pixar.
Le reazioni allo stavolgimento di Elio. Parlano gli artisti Pixar
“Sono rimasta profondamente rattristata e addolorata dai cambiamenti apportati”, ha confessato all’Hollywood Reporter l’ex assistente al montaggio Pixar Sarah Ligatich, che aveva fornito feedback durante la produzione di Elio in qualità di membro del gruppo LGBTQ interno all’azienda, PixPRIDE. Pur elogiando Sharafian e Shi come registe, Ligatich ha rivelato che diversi creativi che lavoravano al film si sarebbero dimessi dopo che le due registe hanno condiviso il loro primo montaggio. “L’esodo di talenti dopo quel montaggio è stato indicativo di quanto persone fossero infelici per aver modificato e distrutto questo splendido lavoro”.
Un altro artista Pixar che ha lavorato al film ha confermato i cambiamenti che hanno stravolto Elio:
“Era piuttosto chiaro, durante la produzione della prima versione del film, che [i dirigenti dello studio] stavano costantemente smussando i momenti del film che alludevano alla sessualità queer di Elio”. “Improvvisamente rimuovi questo grande, fondamentale pezzo, che ruota tutto intorno all’identità, ed Elio diventa completamente insignificante”. “L’Elio che è al cinema in questo momento è di gran lunga peggiore della migliore versione originale di Adrian”.
E un altro ex membro dello staff Pixar che ha lavorato al film ha aggiunto: “Elio era così carino, così divertente e aveva così tanta personalità, mentre ora mi sembra molto più generico”.
Nel 2023 Lightyear, spin-off di Toy Story, suscitò un’infinità di polemiche in arrivo da destra per un bacio tra due donne. La serie Pixar Win or Lose, uscita su Disney+ all’inizio di quest’anno, è invece salita alla ribalta per la cancellazione di una sua trama transgender. Lo scorso anno Pete Doctor ha affermato che lo studio dovrebbe realizzare “film con i più alti standard di riconoscibilità”, dichiarazione da molti percepita come un invito a un allontanamento da personaggi e voci sottorappresentati. Ma la Disney, con il cambio di rotta imposto ad Elio, c’entrerebbe poco o niente.
“Molte persone amano dare la colpa alla Disney, ma la decisione è arrivata dall’interno“, ha precisato un dipendente Pixar. “Si tratta in gran parte di comportamenti da obbedienza anticipata, proveniente dai dirigenti della Pixar”. “Mi piacerebbe chiedere a Pete Doctor e agli altri dirigenti Disney se oggi ritengono che quella riscrittura ne sia valsa la pena”. “Avrebbero perso così tanti soldi se avessero semplicemente lasciato che Adrian raccontasse la sua storia?”.
La svolta LGBT+ Inclusive Disney

Da anni Disney presenta contenuti LGBTQ+ nei suoi progetti, scatenando puntualmente l’ira dei conservatori USA che gridano al boicottaggio.
Basti pensare alla recente serie Agatha All Along della Marvel Television, ad Estranei – All of Us Strangers per Searchlight Pictures, a Next Goal Wins, Fire Island e Pose di FX, al film Eternals e alla serie Marvel Ironheart, allo storico lungometraggio animato Strange World con un giovane protagonista dichiaratamente gay, al già nominato Lightyear, a Onward ed Elemental, alle serie X-Men ’97, Nell – Rinnegata, Doctor Who e The Acolyte, al magnifico corto Out, senza dimenticare la guerra intrapresa in Florida contro il governatore Ron DeSantis e la sua legge Don’t Say Gay. A inizio 2025 Disney ha respinto il diktat di Trump, con il 99% degli azionisti che ha voluto confermare le politiche DEI di inclusione criticate dal Presidente USA, che non a caso ha voluto avviare un’indagine nei confronti di Disney perché “troppo inclusiva”.
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