C’era una volta l’ex fidanzato di questa mia amica.
Rispetto ai precedenti partner portava con sé alcune caratteristiche che lo distinguevano: era più delicato, garbato, leggermente timido, e con una grazia che rendeva impossibile volergli male. Qualcuno direbbe che era un po’ effeminato. Fatto sta che aveva chiunque ai suoi piedi: le amiche della mia amica, gli amici dei suoi amici, i miei amici.
Se quel fidanzato l’avesse frequentato nel 2024, l’avrebbero definito ‘fruity’. Termine anglofono che, stando a Word Reference, significa letteralmente ‘fruttato, alla frutta’ ma anche ‘piccante, spinto, osé’. Ma anche ‘fr*cio’ e ‘finocchio’. I ‘fruity boys’ sono esplosi nell’ultimo anno su TikTok quando alcune utenti hanno postato video insieme ai propri fidanzati tutti accomunati da uno stile impeccabile, grandi capacità comunicative, e una certa sensibilità. Capita che le utenti definiscano i propri partner un po’ ‘gay’, ma non davvero gay. Effemminati, ma non troppo femminili.
Lo spiega meglio la TikToker Maddison Lieberwirth: ‘Se i miei amici pensano che tu sia un po’ gay, sarò molto attratta da te’.
Anche gli amici della mia amica pensavano che il suo ex fosse gay, o se non altro lo speravano. Non c’era nulla a confermarlo, a parte quella faccenda della femminilità (e siccome non era una popstar mondiale, non potevamo parlare nemmeno di queerbaiting).
Il trend mi ricorda un altro luogo comune duro a morire: ‘Tutti gli uomini che mi piacciono o sono sposati o gay’ è la frase che avrete sentito ripetere di più a qualche amica etero, alla protagonista di quella serie tv avete capito quale, o qualunque commedia romantica concepita dagli anni Novanta in poi. Archetipicamente l’uomo gay ha sempre rappresentato una certezza per le donne etero: un’alternativa educata, carina, e sensibile a quei buzzurri che la società ha loro riservato. Abbastanza sagace da farti ridere, supportarti sempre e comunque, e perfettamente ‘in palette’ con la tua estetica. È una falsa credenza che la comunità queer ha già smontato da tempo. Come dice la stand up comedian Simonetta Musitano, il bias culturale sugli uomini gay non è troppo distante da quello sui delfini: ci hanno abituato a credere che siano carini, coccolosi, e intelligenti ma sono spesso dei pezzi di merda.
Tornando alle commedie romantiche, l’esempio migliore è quello di Rupert Everett e Julia Roberts in ‘Il matrimonio del mio migliore amico’: Julianne (Roberts) presenta a chiunque George (Everett), storico amico gay disposto a tutto, persino fingersi il suo nuovo fidanzato. La farsa va a suo favore perché tutte lo amano: Kim (Cameron Diaz, sposa di Michael – il migliore amico in questione), la madre di Kim, le damigell stravedono per lui mentre Rupert Everett parodizza, consciamente o meno, tutto quello che attribuiamo all’amico gay: tira amorevoli pacche sul culo, racconta rocamboleschi aneddoti su come vi siete incontrate, e quando alla fine rimanete da sole, ci sarà lui a ballare insieme a voi prima dei titoli di coda. È tutto falso e macchiettistico, ma riesce in due intenti in contraddizione tra loro: dare voce agli spettatori stufi di essere ‘gli amici gay’ e rendere felici le spettatrici che sognavano ‘gli amici gay’. A distanza di anni Everett ha dichiarato che purtroppo Hollywood gli ha riservato sempre e solo quella parte, e se gli uomini etero interpretano spesso gli uomini gay, a quest’ultimi non è concesso il contrario.
Forse sarà perché all’epoca come oggi, ancora usiamo ‘effemminato’ e ‘gay’ come sinonimi: sotto l’hashtag #fruityboyfriend troverete nomi come Paul Mescal, Josh O’Connor, Harry Styles, Timotheé Chalamet, Pedro Pascal, Ryan Gosling, Glenn Powell, e altri che riescono a soddisfare le fantasie di donne, uomini, e chiunque in mezzo senza piegarsi mai pienamente a quell’estetica machista che non ci piace più.
‘Mi fanno sentire più sicura’ mi spiega Veronica, 30 anni, bisessuale ‘So che è una stronzata, e la realtà è molto più complessa di così. Ma sul momento mi sembra di potermi fidare di più’. Anche Lieberwirth sottolinea che gli uomini che sono “a little bit fruity” e“a little bit on the gayer side of life,” le trasmettono un senso di sicurezza.
@maddisonlieberwirth You just feel safe to me #dating #datingbelike #mytype #femboy #whatgirlslike #whatgirlswant #dating101 #girlsrelate #girlsrelatable #girlsrelatetothis #girlthings ♬ original sound – Maddison Lieberwirth
Ma Ibrahim, artista 24 enne la pensa in un altro modo: “Sebbene sia bello vedere le persone interessarsi a diversi tipi di mascolinità, stride vedere donne etero che supportano eternormatività e valori tradizionali dichiarare che vogliono un fidanzato gay. Non solo è un po’ offensivo, ma ovviamente non vogliono davvero un ragazzo ‘gay’. Vogliono soltanto un uomo etero che sappia vestirsi”. L’ha dichiarato in un articolo pubblicato l’altro ieri da Dazed. Nella copertina dell’articolo c’è una foto di Josh O’ Connor dentro un vivaio, con fiorellino sulla tasca della camicetta e immancabile borsa di tela a tracolla. Su Twitter notavano che una settimana prima lo stesso O’Connor era catalogato con un altro termine: l’hot rodent boyfriend. ‘Rodent’ letteralmente come ‘roditore’, ma non in senso dispregiativo: sono uomini che ricordano vagamente le ‘sembianze’ di un topo, ma che tutti desiderano proprio perché si distanziano anche stavolta dai canoni di bellezza tradizionali. Qualcuno direbbe ‘sono dei tipi’: nella categoria insieme a O’Connor ci sono il collega di Challengers, Mike Faist, Jeremy Allen White, Barry Keoghan di Saltburn, di nuovo Timotheé Chalamet.
Anche questo termine ha generato pareri contrastanti: Mike Bedigan su Independent scrive che paragonare gli uomini ad un animale storicamente associato come ‘subdolo, sporco, e letteralmente un pesticida che ha eliminato oltre 25 milioni di persone durante il 14esimo secolo’ non è proprio un gran complimento: “cosa succederebbe se l’Internet se ne uscisse con un nuovo trend che paragonasse le donne a, non so, dei formichieri? Hot Anteater Girlfriend Summer? Ci sarebbe un tumulto”.
Ma Rebecca Shaw scrive sul Guardian che non sarebbe poi così male: questi uomini ‘roditori’ sono tutti più ‘convenzionalmente boni’ di quanto il termine vorrebbe farci credere e possono ancora essere scelti come protagonisti di una commedia romantica o di un blockbuster d’azione. “Puoi ancora essere un sex simbol. Ma se una donna è bellissima ma non attraente secondo quei canoni, o non ‘attraente abbastanza’, non sarà mai protagonista. Se ha una faccia unica, un corpo strano, o I tratti di un ‘roditore’ diventerà probabilmente una macchietta”.
Se è vero che non abbiamo bisogno di mille etichette diverse (“because all kinds of bodies and faces can be attractive, and there is a horny audience out there for everyone“) Shaw ritiene che finché il sistema non esploderà davvero, questi trend sono l’occasione per espandere i nostri punti di vista: ma segnano davvero un cambio di rotta o stiamo soltanto trovando nuove parole per rendere speciali uomini come altri? O stiamo prendendo troppo seriamente un hashtag che nasce e muore ogni tre mesi?
Sicuramente siamo la generazione con più tempo libero in assoluto e senza TikTok intere linee editoriali andrebbero in cortocircuito. Forse chi chiama il fidanzato ‘fruity’ tutto questo lo sa già, e non ha bisogno dell’ennesimo contenuto a ricordarle che la sensibilità e la sessualità non hanno una reale estetica.
Eppure quando l’ex della mia mia amica si è rivelato peggio degli altri, non avrebbe fatto male un reminder. Una volta lasciati, ha rinfacciato cose che non c’entravano niente, alzato inutilmente la voce, manifestato zero empatia e, nonostante questo, difeso il suo titolo di ‘bravo ragazzo’ con le unghie e con i denti. Se davanti a noi si ‘riaddomesticava’ per confermare che non era come gli altri, in privato ogni capacità comunicativa veniva sostituita da quella tipica arroganza maschile abituata a ripetere solo: io, io, io, io, io, io.
Avremmo dovuto saperlo, ma lo stereotipo su cui ci eravamo adagiate ci aveva fregate sotto gli occhi: abbiamo confuso ancora una volta ‘femminilità’ con ‘sensibilità’, e quando si è rivelata un’associazione priva di sostanza, siamo cadute dal pero. Abbiamo pensato che bastasse una borsa di tela della Shakespeare & Company per creare un uomo migliore. Ma ci siamo dimenticate che ogni uomo, anche quelli che sembrano gay, potrebbe rivelarsi un ratto.
