Iran, le stragi proseguono: mobilitazione del movimento LGBTIAQ, dove e quando ci sono le manifestazioni

Almeno 2500 morti. Spietate esecuzioni a freddo di giovani inermi. Le bugie di Trump gettano confusione sulla percezione della gravità della situazione. Polemiche dopo le critiche sull'immobilismo LGBTIAQ+.

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Le proteste antigovernative in Iran, scoppiate alla fine di dicembre 2025, continuano ad essere duramente represse dalle autorità della Repubblica Islamica, in particolare dalle milizie governative, i Guardiani della Rivoluzione altrimenti definiti pasdaran, non così diverse dalle milizie ICE volute da Trump negli USA.

Secondo gruppi per i diritti umani, il bilancio delle vittime è salito oltre i 2.500 morti e oltre 18.000 arresti dall’inizio delle manifestazioni. È certo che siano centinaia i giovani uccisi dal regime degli ayatollah. Per alcune fonti le persone uccise finora sarebbero oltre 12.000. Impossibile accedere a documentazioni indipendenti che accertino quella che si profila come la più grande e feroce repressione di dissenso nella storia del Paese.

L’azione del regime ha visto anche oscure manovre di controllo delle comunicazioni, con un blackout quasi totale di internet e telefonia imposto dal governo per limitare il flusso di informazioni. Si infittiscono voci di dissenso nelle alte sfere dell’esercito iraniano, al contrario delle Guardie della Rivoluzione che restano fedeli a Khamenei.

Sul piano internazionale, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro alti funzionari iraniani e contro strutture come la prigione di Fardis. Annunciate sanzioni anche dall’Unione Europea. Secondo alcune fonti sarebbero decine i luoghi segreti dove i Guardiani della Rivoluzione avrebbero condotto i manifestanti che, ricordiamo, sono semplici cittadini che protestano contro il regime.

Mentre si è scongiurata per ora un’azione militare diretta degli USA, Trump ha affermato che circa 800 esecuzioni sarebbero state sospese dopo pressioni internazionali. È necessario informare i lettori che quanto affermato ormai quotidianamente dall’attuale Presidente USA non ha più alcuna valenza giornalisticamente certa.

Intanto la portaerei USS Abraham Lincoln è stata spostata nel Golfo come segnale di deterrenza. Netanyahu frena sull’intervento, timoroso che il crollo di regime possa generare caos in tutta l’area e disturbare le spietate manovre geopolitiche di Israele a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, nello Yemen.

È sempre più chiaro come la rivoluzione tentata dal popolo iraniano stia diventando un problema per i nuovi autoritarismi d’Occidente (USA, Israele, Italia in primis). Dal punto di vista LGBTIAQ+ nulla di sorprendente.

La critica alla comunità LGBTIAQ+ italiana

In Italia negli ultimi giorni sono emerse alcune critiche verso il movimento LGBTIAQ+ italiano, accusato di non aver assunto una posizione pubblica chiara al fianco delle proteste del popolo iraniano. L’associazione radicale Certi Diritti ha rivolto una lettera-appello a quasi cinquanta realtà LGBT+ nazionali e territoriali, sollecitando il movimento italiano a esporsi pubblicamente con una presa di posizione netta e senza ambiguità contro il regime islamista degli ayatollah e in solidarietà con la comunità LGBTIAQ+ in Iran. Molto critica la risposta di Alessia Crocini (Famiglie Arcobaleno), che ha pubblicato un proprio ragionamento storico sul proprio instagram personale:

 

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La nota social di Arcigay nazionale:

Arcigay esprime profonda solidarietà al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà e l’autodeterminazione. Sosteniamo con forza l’affermazione dei diritti civili e politici delle donne e delle persone LGBTQIA+, schierandoci contro l’oscurantismo di un regime teocratico e oppressivo. Auspichiamo, tuttavia, che le legittime proteste di piazza non vengano strumentalizzate come pretesto per interventi militari stranieri, mossi da mire imperialiste piuttosto che dalla reale volontà di supportare il processo di liberazione del popolo iraniano.

In verità gran parte delle associazioni LGBTIAQ+ italiane hanno manifestato via social la propria solidarietà ai movimenti di protesta iraniani. A Roma e Napoli sono previste manifestazioni Venerfì 16, Sabato 17 e Domenica 18. Di seguito i dettagli.

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Manifestazioni per l’Iran: date e città

 

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Roma

Venerdì 16 Gennaio ore 16 in Piazza del Campidoglio
Promossa da Amnesty International Italia e Women Life Freedom for Peace and Justice. Aderiscono le associazioni LGBTIAQ+ romane: Agedo Roma, Agapanto, ARCO, Certi Diritti, Dì Gay Project, Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaynet, Mario Mieli, Noi Torpigna, NUDI, Plus Roma, Polis Aperta, TGenus, Ygrò.

Sabato 17 Gennaio ore 12.30 in via Nomentana 361 (Ambasciata della Repubblica Islamica d’Iran)
Organizzata dalle associazioni LGBTIAQ+ romane Agedo Roma, Agapanto, ARCO, Certi Diritti, Dì Gay Project, Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaynet, Mario Mieli, Noi Torpigna, NUDI, Plus Roma, Polis Aperta, TGenus, Ygrò.
Segue il comunicato:
In Iran non esiste un sistema di giustizia: dai processi senza avvocati alla pena di morte usata di consueto contro il dissenso.

  • Le confessioni vengono estorte sotto la tortura.
  • Le donne sono subordinate all’uomo, dal diritto di famiglia all’abbigliamento, dalle opportunità sociali ai diritti politici.
  • Tra i 65 Paesi che criminalizzano l’omosessualità (aumentati nel 2025 per la prima volta dal 2017)
  • L’Iran è uno dei 7 dove l’omosessualità prevede la pena di morte.
  • La resistenza del popolo iraniano viene dal profondo della società, da decenni di sofferenza e autocoscienza politica.
  • Una mobilitazione che non ha bisogno di interventi militari con evidenti obiettivi di egemonia, ma di una presa di posizione globale, dalle piazze ai Governi di tutto il mondo.
  • Chiediamo ai governi europei di esprimersi a sostegno del popolo iraniano e alle ambasciate di tutta Europa di costituirsi come luoghi sicuri per chi fugge dal regime.
  • Sosteniamo chi sta morendo per la libertà, contro il fanatismo teocratico che reprime, uccide, cancella.

Napoli

Domenica 18 Gennaio ore 11 – Catena umana in Piazza dei Martiti
L’appello parte da Arcigay Napoli Antinoo, insieme all’Associazione Radicali Napoli “Ernesto Rossi”, per rompere il silenzio sulla repressione in Iran e manifestare solidarietà alle donne e ai giovani che sfidano il regime degli ayatollah. La scelta del luogo richiama la memoria libertaria della città e il suo legame storico con le lotte contro ogni forma di tirannia.

Diritti LGBTIAQ+ in Iran

In Iran i diritti delle persone LGBTQ+ sono quasi totalmente negati: l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso è criminalizzata e può essere punita con fustigazioni, detenzione o la pena di morte secondo il codice penale basato sulla Shari’a islamica. Non esistono leggi contro la discriminazione basata su orientamento o identità di genere, e nessuna protezione legale per la comunità queer. Alcune persone transgender possono legalmente cambiare sesso dopo intervento chirurgico, ma la discriminazione, la patologizzazione, e lo stigma sociale e istituzionale restano asfissianti. Vivere come persona LGBTQ+ in Iran significa affrontare pericolo costante, stigma, violenza e assenza di tutela giuridica.

Alcune notizie LGBTIQ dall’Iran degli ultimi anni

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