In Iran la repressione della Repubblica Islamica ha assunto dimensioni che, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, non hanno precedenti per ampiezza e brutalità. Le stime sulle vittime delle proteste e della violenza di Stato oscillano: alcune parlano di almeno 2.000 morti, altre arrivano a 20.000 persone uccise, tra esecuzioni, torture, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate. In questo quadro, le persone LGBT+ continuano a essere tra i bersagli più esposti: arrestate per il solo fatto di esistere, condannate con accuse di “atti contro natura”, torturate e, in alcuni casi, impiccate. In Iran le persone LGBTIQ+ sono perseguitate dal 1979, anno di insediamento del regime islamista degli ayatollah: nei decenni abbiamo assistito a impiccagioni sistematiche di persone LGBTIQ+ uccise dalla Repubblica Islamica solo per la propria identità.
Intanto secondo quanto riferito da IranWire, l’attore queer iraniano Mohammad Sadeghi, già arrestato in passato in Iran e poi costretto all’esilio, è stato fermato dalla polizia a Parigi durante una manifestazione contro la Repubblica Islamica. Nei giorni precedenti aveva invitato i giovani iraniani in Europa a entrare nelle ambasciate del regime senza autorizzazione e, in un video rivolto al presidente francese Emmanuel Macron, aveva denunciato il blackout di Internet e il massacro in corso nel Paese. Secondo testimoni oculari, Sadeghi è stato arrestato mentre tentava di superare un cordone delle forze dell’ordine durante gli scontri parigini.
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Ambiguità non tollerabile del movimento LGBTIAQ+ italiano
L’associazione radicale Certi Diritti ha inviato una lettera-appello a quasi cinquanta associazioni LGBT+ nazionali e locali, chiedendo al movimento italiano di assumere una posizione pubblica, chiara e inequivocabile contro il regime della Iran e a sostegno della comunità LGBT+ iraniana. Un testo che, di fatto, suona come una dura accusa politica: il silenzio, oggi, equivale a una complicità.
Nel luglio 1979, come mostra un documento video d’archivio, il movimento di liberazione gay italiano di Torino alzò duramente il tono contro la Repubblica islamica di Ruhollah Khomeini: e annunciò simbolicamente una ricompensa di un milione di dollari per la sua cattura e un processo pubblico per i crimini contro le minoranze in Iran. Un gesto politico radicale, senza ambiguità.
«I diritti o sono universali o non sono diritti», afferma il presidente Claudio Uberti, denunciando quella che definisce un’ambiguità non più tollerabile mentre un regime teocratico continua a incarcerare e uccidere persone per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere. Certi Diritti dedica le proprie iniziative alla memoria di Makwan Moloudzadeh, giovane curdo iraniano impiccato nel 2007 dopo un processo segnato da torture e confessioni estorte.
Fondata nell’area radicale, Certi Diritti è una delle associazioni storiche del movimento LGBT+ italiano: da anni si occupa di diritti civili, autodeterminazione, laicità dello Stato e tutela.
Iran – Lettera di Certi Diritti alle associazioni LGBTIQ+ italiane (testo integrale)
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Roma, — L’Associazione radicale Certi Diritti, tramite una lettera appello a quasi 50 associazioni nazionali e locali, chiede al movimento LGBT+ italiano di assumere una posizione pubblica, chiara e inequivocabile a sostegno del popolo iraniano e della comunità LGBT+ iraniana, oggi tra i principali bersagli della repressione della Repubblica Islamica dell’Iran.
Nel 2026, in Iran, le persone LGBT+ vengono arrestate, torturate, condannate a morte e impiccate per ciò che sono. Una realtà documentata e sistematica, rivendicata da uno Stato che fonda la propria legittimità sulla negazione dei diritti umani fondamentali e delle libertà individuali.
«Quella che si consuma in Iran non è una battaglia lontana o “altra” — dichiara Claudio Uberti, presidente di Certi Diritti — perché i diritti o sono universali o non sono diritti. Il movimento LGBT+ italiano non può permettersi ambiguità o silenzi di comodo mentre un regime teocratico continua a perseguitare, incarcerare e uccidere persone per il solo fatto di ciò che sono. Certi Diritti dedica le sue iniziative alla memoria di Makwan Moloudzadeh, ragazzo curdo iraniano impiccato nel 2007 perché accusato di aver commesso atti omosessuali».
L’associazione ricorda Enzo Francone, militante radicale e storico tesoriere di Certi Diritti, che nel 1979 si recò da solo a Teheran per protestare contro le prime impiccagioni di persone omosessuali dopo la rivoluzione islamica. Arrestato e duramente interrogato, fu infine espulso dal Paese, rischiando la vita per difendere diritti allora — come oggi in Iran — puniti con il carcere e la morte.
«Quel gesto — sottolinea Nicola Bertoglio, tesoriere di Certi Diritti — non fu un atto isolato di testimonianza individuale, ma l’espressione di una tradizione politica laica, liberale e libertaria che ha costruito il movimento LGBT+ mettendo il corpo e la responsabilità personale prima di ogni calcolo opportunistico. È a quella tradizione che oggi dobbiamo tornare».
«A quasi cinquant’anni di distanza — aggiunge Bertoglio — il silenzio non è più accettabile. Non basta una solidarietà astratta o rituale mentre in Iran si continua a morire per essere lesbiche, gay, trans o persone non binarie».
Certi Diritti chiede alle associazioni LGBT+ italiane di prendere posizione pubblica contro il regime della Repubblica Islamica dell’Iran, di sostenere apertamente la comunità LGBT+ iraniana e le sue rivendicazioni di libertà, di essere presenti nelle piazze e nelle mobilitazioni e di rompere ogni ambiguità sui diritti umani universali, che non sono negoziabili né relativizzabili in nome di culture, religioni o geopolitiche.
«Stare dalla parte dei diritti, della libertà e della dignità della persona — conclude Uberti — significa scegliere consapevolmente da che parte stare. E oggi quella parte è una sola».
