Turchia, proposti nuovi emendamenti anti-LGBTI+ sempre più repressivi

Le misure omobitransfobiche contro la comunità queer, ripetutamente rinviate a seguito di una forte opposizione sociale, sono tornate prepotentemente all'ordine del giorno del governo. "Combatteremo contro coloro che corrompono la moralità dei nostri figli, incoraggiano l'assenza di identità di genere e li indirizzano verso movimenti devianti".

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Ondata di reazioni indignate dalla politica e dalla società civile: "sarà un incubo".
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Da oltre un anno il governo turco lavora all’approvazione di un disegno di legge dai contenuti esplicitamente discriminatori nei confronti della comunità LGBTQ+, con l’opinione pubblica e le associazioni LGBTQIA+ sul piede di guerra per provare a fermare il presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Secondo una nota informativa inviata ai parlamentari del partito di governo Giustizia e Sviluppo (AKP) e ottenuta da Kaos GL, le normative anti-LGBTI+ – precedentemente eliminate dal 10° e dall’11° pacchetto legislativo a causa delle proteste dell’opinione pubblica – sono ora incluse nel prossimo 12° pacchetto legislativo turco, in aula nel mese di giugno. F

onti consultate da KaosGL.org, scrive ILGA, indicano che alcuni deputati di alto livello dell’AKP avrebbero recentemente tenuto un briefing dettagliato sul nuovo pacchetto legislativo. La proposta di legge includerebbe articoli che di fatto criminalizzano le persone LGBTI+ e limitano significativamente l’accesso alle cure di affermazione di genere, tra cui l’innalzamento a 25 anni del limite di età per gli interventi chirurgici di riassegnazione di genere.

Turchia, il nuovo affondo omotransfobico di Erdogan

Turchia legge anti LGBTI Erdogan Meloni
Vertice tra Meloni ed Erdogan a Roma: intanto in Turchia approda in parlamento la feroce legge di repressione anti-LGBTIAQ+

Secondo il documento informativo, il pacchetto legislativo ridefinirà le “condizioni per richiedere e sottoporsi a una transizione di genere“. La bozza propone non solo di innalzare il limite di età per queste procedure da 18 a 25 anni, ma anche di introdurre un nuovo e rigoroso requisito che impone ai richiedenti di non avere figli, in aggiunta all’obbligo già esistente di non essere sposati. Le certificazioni richieste dall’Agenzia sanitaria per gli interventi chirurgici di affermazione di genere saranno inoltre esclusivamente rilasciate da ospedali universitari e di ricerca designati dal Ministero della Salute. Tali certificazioni saranno rilasciate solo dopo quattro valutazioni separate, condotte a intervalli di almeno tre mesi. Le valutazioni richiederanno anche una perizia che confermi esplicitamente che l’individuo è “permanentemente privato della capacità riproduttiva“.

Secondo fonti interne all’AKP, il governo intende anche codificare la “transizione di genere illegale” come reato penale distinto all’interno del Codice penale turco. I medici che eseguiranno interventi medici non conformi a queste nuove e severe restrizioni rischieranno pene detentive da tre a sette anni, mentre le persone che si sottopongono a tali procedure potrebbero rischiare da uno a tre anni di carcere. Le pene saranno raddoppiate se l’intervento medico dovesse essere eseguito “su un minore o da una persona non autorizzata“.

Un’altra normativa di vasta portata proposta nel 12° Pacchetto Giudiziario mira a criminalizzare di fatto l’esistenza, la libertà di espressione e la libertà di riunione delle persone LGBTI+, nonché la difesa dei diritti LGBTI+. Le note informative affermano che, “per prevenire attacchi alla moralità e ai valori generali della società“, la pena per il reato di “atti indecenti” sarà aumentata dall’attuale intervallo di sei mesi-un anno di reclusione a una pena più severa da uno a tre anni.

La nuova legislazione introdurrà un reato formulato in termini ampi, definito come: “esibire pubblicamente, incoraggiare, lodare o promuovere atteggiamenti e comportamenti contrari al sesso biologico innato in modo contrario alla morale generale, con l’obiettivo di contrastare più efficacemente le tendenze di neutralizzazione di genere“. Le organizzazioni per i diritti umani sottolineano come questa legge rischi di punire le persone LGBTI+ con pene detentive da uno a tre anni semplicemente per aver apertamente riconosciuto la propria identità. La bozza prevede inoltre pene detentive da un anno e sei mesi a quattro anni per le persone che partecipano a cerimonie di fidanzamento o matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Normative anti-LGBTI+ erano già emerse nel decimo pacchetto legislativo del marzo dello scorso anno e successivamente nell’undicesimo pacchetto legislativo di ottobre 2025. In entrambi i casi le proposte di legge furono cestinate a seguito delle forti proteste delle associazioni LGBTI+ e dell’opinione pubblica. Nel febbraio 2026 i media filogovernativi hanno annunciato che le norme scartate sarebbero state reintrodotte nel 12° Pacchetto di Legge sulla Giustizia. Il Ministro della Giustizia, Akın Gürlek, aveva dichiarato: “Combatteremo anche contro coloro che corrompono la moralità dei nostri figli, incoraggiano l’assenza di identità di genere e li indirizzano verso movimenti devianti. I nostri colleghi hanno già avviato i preparativi. Stiamo valutando la possibilità di inserirle nel 12° Pacchetto di Legge sulla Giustizia”.

La reazione delle associazioni LGBTQIA+ turche

Turchia LGBTQ
Turchia LGBTQ – Foto di KAOS GL – Continuano le azioni repressive del regime di Erdogan verso la comunità turca mentre si avvicinano le settimane dei Pride.

In una dichiarazione congiunta, 16 associazioni hanno così reagito alla nuova offensiva repressiva del governo.

“Come organizzazioni LGBTI+ e di famiglie LGBTI+ che lottano per l’uguaglianza, la libertà e i diritti umani in ogni angolo della Turchia, siamo qui e le nostre voci sono più forti che mai. Siamo a giugno. Entriamo nel Mese del Pride, un periodo in cui le nostre strade, le nostre piazze e i nostri cuori si tingono di arcobaleni e celebriamo la nostra esistenza con orgoglio. Eppure, siamo all’ombra di un’altra bozza di legge contro l’odio, continuamente riproposta e presentata al nostro cospetto dal governo. Abbiamo appreso che gli emendamenti legislativi anti-LGBTI+, che in precedenza avevano tentato di approvare nel 10° e nell’11° Pacchetto Legislativo e che abbiamo respinto con la nostra immensa solidarietà, vengono ora riproposti in Parlamento, camuffati da 12° Pacchetto Legislativo. Non potete criminalizzarci; la nostra esistenza non è un crimine! Abbiamo già vinto in passato e vinceremo di nuovo! Questo progetto di legge non è un segno di potere, ma il prodotto di profonda disperazione e paura. Proprio come li abbiamo costretti a ritirare quei progetti di legge stando fianco a fianco quando hanno cercato di attaccare i nostri diritti nel mese di marzo e di ottobre dello scorso anno, oggi ci opponiamo a loro con la stessa fede e determinazione. Abbiamo già visto questo film, e abbiamo scritto il finale. Insieme ai milioni di persone che credono nell’uguaglianza e nella libertà, spediremo questo pacchetto d’odio, che il Ministero della Giustizia afferma di “intendere mettere in atto”, negli scaffali impolverati della storia. Facciamo appello a tutti alla solidarietà e alla resistenza. Questo attacco non è diretto solo contro le persone LGBTI+; è un assalto alla dignità umana e all’autonomia corporea, alle norme e agli standard internazionali sul diritto alla salute, all’idea stessa di giustizia, ai nostri diritti conquistati a fatica e alla volontà collettiva di vivere insieme in questo Paese. Invitiamo tutti gli ordini professionali, le organizzazioni per i diritti umani, le organizzazioni femminili, i sindacati, i partiti politici e chiunque dica “Voglio vivere in un mondo equo e libero” ad alzare la voce contro questa legge d’odio e a essere solidali. Con la gioia del Mese del Pride di giugno e l’immensa forza che traiamo dalla giustezza della nostra resistenza e della nostra lotta, dichiariamo ancora una volta: “Non ce ne andiamo; siamo qui”. Non rinunceremo mai alle nostre vite, ai nostri diritti, ai nostri corpi. Il nostro orgoglio non può essere racchiuso nei vostri pacchetti. La risposta più potente a coloro che pensano di poterci impacchettare è la marcia per la libertà e l’uguaglianza che abbiamo iniziato quando non avevamo altro che il nostro orgoglio. Il nostro appello è un appello a condividere e moltiplicare questo orgoglio!”.

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L’autoritarismo di Erdogan alla luce del sole

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Un autoritarismo, quello espresso da Erdogan, sempre più sfacciato, nell’indifferenza di un’UE che tace al cospetto di una Turchia che da decenni vorrebbe aderire all’Unione Europea. Ufficialmente candidata dal 1999, le trattative per il suo ingresso sono ferme a causa della situazione interna in materia di democrazia e diritti fondamentali, sempre più sotto attacco presidenziale.

Il mese scorso Erdogan ha firmato un decreto per cessare le attività dell’Università Bilgi di Istanbul, tra gli atenei più prestigiosi della Turchia noto a tutti per le sue posizioni liberali. Il presidente ha stralciato la licenza dell’università, con centinaia di studenti che hanno protestato gridando slogan contro Erdogan e il partito Akp.Le proteste sono state talmente trasversali dall’obbligare Erdogan, pochi giorni dopo, a revocare il decreto da lui stesso firmato che aveva imposto la chiusura dell’ateneo.

Nel mese di marzo ha invece preso il via il processo all’ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, principale rivale politico di Erdogan, accusato di corruzione e tangenti. Figura più popolare del primo partito di opposizione, il Partito Repubblicano Chp, nonché unico esponente in grado di poter sfidare e sconfiggere Erdogan alle elezioni del 2028, Imamoglu rischia il carcere a vita. L’accusa ha chiesto 2300 anni di galera. Oltre alle accuse di corruzione, con 4mila pagine presentate in aula, l’ex sindaco deve rispondere di abuso nell’acquisizione e utilizzo di dati personali, riciclaggio di denaro, presunta vendita di informazioni personali dei residenti di Istanbul raccolti tramite app. Le opposizioni gridano al processo ad orologeria voluto da Erdogan, che da anni utilizza la persecuzione giudiziaria nei confronti dell’opposizione con decine di arresti ritenuti arbitrari, decisi da una magistratura al suo governo assoggettata.

Il processo al sindaco İmamoğlu segue oltre un anno e mezzo di utilizzo strumentale del sistema giudiziario penale contro il suo partito e funzionari eletti del Chp, mentre lui si trova in carcere”, ha denunciato Human Rights Watch. “Considerando questi casi nel complesso, è difficile non giungere alla conclusione che i pubblici ministeri stiano cercando di estromettere İmamoğlu dalla politica e screditare il suo partito in modi che minano la democrazia”.

Turchia, continua la repressione anti-LGBTQIA+

Da quando il 2025 è stato dichiarato “Anno della Famiglia“, nel Paese si sono verificate diverse violazioni contro il giornalismo LGBTQIA+. Yıldız Tar, caporedattore di KAOS GL, ovvero la più grande piattaforma di notizie LGBTQ+ del Paese, è stato arrestato e gli account social del sito sono stati bloccati per presunta “istigazione pubblica a commettere reati“. Diversi giornalisti che si sono occupati dell’Istanbul Pride sono stati arrestati e successivamente processati. Il corrispondente di T24 Can Öztürk è stato interrogato dopo aver pubblicato un articolo sulle accuse di molestie sessuali contro un accademico che affermava di offrire “terapie di conversione” ai bambini LGBTQ+. Il Consiglio Supremo della Radio e della Televisione (RTÜK) ha multato piattaforme di streaming come Netflix per aver ospitato contenuti LGBTQ+, mentre nell’ottobre del 2025 sette donne trans sono state arrestate e torturate a Istanbul.

La Turchia ha assistito a un aumento della retorica anti-LGBTQ+ da quando il presidente Erdoğan è entrato in carica nel 2014. Il presidente turco ha detto che non sarà mai “pro-LGBT” perché “la famiglia è sacra“, aggiungendo: “In questa nazione, le fondamenta della famiglia sono stabili. Gli LGBT non emergeranno in questo paese. State dritti, come un uomo. È così che sono le nostre famiglie“. Rieletto presidente nel 2024, Erdoğan ha tenuto un discorso in difesa della famiglia tradizionale definendo la comunità LGBTQIA+ come una delle “più grandi minacce” del nostro tempo. Erdoğan ha contestato le politiche legate al genere, definendole “sforzi globali di non genere”, a suo dire “tendenze devianti” che “prendono di mira direttamente l’istituzione della famiglia”.

Prima dell’ultima elezione vinta,  Erdogan aveva dichiarato che il paese avrebbe “strangolato chiunque osi toccare la famiglia”. Soltanto poche settimane dopo il dittatore è tornato sull’argomento, annunciando che la Turchia avrebbe preso ogni  possibile misura per combattere la perversione LGBTIQ+“.

Nell’agosto 2023 la Turchia ha censurato i contenuti LGBTIQ+ diffusi da piattaforme digitali quali Disney, Netflix e Prime, mentre l’Istanbul Pride di giugno 2023 ha visto decine di manifestanti LGBTIQ+ arrestati dalle forze dell’ordine. Stresso clima qualche settimana prima al Trans Pride, anch’esso bollato come “minaccia alla famiglia” con 8 persone transgender arrestate.  Censurato il video dell’associazione Kaos GL che promuoveva la lotta all’omobitransfobia (guarda il VIDEO >), con tanto di minacce di morte agli organizzatori, persino il film Queer di Luca Gudagnino è andato incontro alla censura.  Erdogan ha attaccato anche l’Eurovision, definendolo “corruzione sociale, promuove la neutralità di genere e minaccia la famiglia“.

Più recentemente, 11 attivisti LGBTQ+ sono finiti a processo per “oscenità” e “violazione dei valori familiari” dopo aver pubblicato baci gay sui social, con Erdoğan che ha usato le stragi scolastiche per attaccare le persone LGBTQ+ .

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