IL 5 giugno del 2016 entrava ufficialmente in vigore la legge sulle unioni civili, a lungo discussa e dal governo Renzi approvata, con un pesante compromesso finale che portò allo stralcio della stepchild adoption, ovvero l’istituto giuridico che permette a un partner di adottare il figlio biologico o adottivo dell’altro partner. Quel giorno venne certificata una voluta e insostenibile distanza dalle famiglie arcobaleno d’Italia, dai suoi papà, dalle sue mamme e soprattutto dai suoi figli, discriminati rispetto ai bimbi delle cosiddette famiglie ‘tradizionali’.

Da quel 5 giugno 2016 le famiglie arcobaleno del nostro Paese hanno dovuto battagliare ovunque per riappropriarsi di quei diritti che un parlamento vigliacco aveva negato loro, promettendo interventi futuri per andare a sanare una consapevole e sconcertante mancanza. In 10 anni nessun altro governo se n’è mai realmente interessato, tra disinteresse, promesse mancate e nuovi sconsiderati attacchi, tanto dal doversi esclusivamente affidare ai giudici e ai tribunali per riuscire ad avere giustizia.

10 anni di sentenze e di conquiste

Famiglie arcobaleno

Un decennio di sentenze e di iniziative personali che iniziano a prendere forma nel mese di giugno del 2016, con una sentenza della Cassazione che per la prima volta riconosce la stepchild adoption, per i casi di procreazione medicamente assistita realizzata all’estero e per i nati da GPA all’estero. Pochi mesi dopo, il 30 settembre del 2016, la Cassazione prevede per la prima volta la trascrivibilità dell’atto estero che indica due madri alla nascita, con una pecularietà. La sentenza si riferisce al metodo ROPA (Ricezione degli Ovociti dalla Partner), tecnica di procreazione medicalmente assistita che consente a coppie di donne di condividere la maternità: una partner fornisce gli ovociti (madre genetica), mentre l’altra porta avanti la gravidanza e partorisce (madre gestante).

Nel giugno del 2017 la Cassazione sostiene che può esserci il riconoscimento automatico alla nascita anche per i bambini nati all’estero senza la tecnica ROPA, ovvero nel caso in cui la madre intenzionale non ha un legame genetico con il figlio.

Nel 2018 la sindaca di Torino Chiara Appendino registra all’anagrafe un bambino nato in Italia come figlio di una coppia omogenitoriale, costituita da due donne. È la prima volta da parte di un sindaco, almeno pubblicamente, senza richiedere il parere della magistratura. Prima di Torino a Padova avevano iniziato a registrare i figli delle coppie dello stesso sesso, senza però annunciarlo. Ad Appendino seguirono altri primi cittadini, da Napoli a Bari e Palermo ma non a Roma, dove in Campidoglio sedeva Virginia Raggi, fino ad una sentenza di fine 2018, quando il Tribunale Civile di Milano ordina a Giuseppe Sala di registrare all’anagrafe la figlia di due papà, imponendo la trascrizione integrale dell’atto di nascita. All’epoca il tribunale accolse il ricorso di Gianni Tofanelli e Andrea Simone contro il Comune, che in precedenza aveva sospeso la richiesta di trascrizione dell’atto di nascita statunitense ottenuto tramite gestazione per altri.

Pochi mesi dopo, a inizio 2019, il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani decide, per la prima volta in Italia, di riconoscere un’adozione piena spagnola, permettendo così a due minorenni italiane di essere anche per le leggi e nei documenti del nostro Paese figlie di entrambe le madri, anch’esse italiane ma sposate in Spagna.

Nel maggio del 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo stabilisce che il diritto del bambino ad avere entrambi i genitori è più forte del divieto alla gestazione per altri, confermando la bontà della strada intrapresa da alcuni tribunali e comuni italiani a favore delle trascrizioni di certificati esteri.

Nel 2021 la Cassazione a Sezioni Unite dice che possono essere trascritte in Italia le sentenze di adozione piena realizzate all’estero.

Nel 2022, al cospetto di un governo Meloni che da quandi si è insediato diffama e attacca le famiglie arcobaleno, storica sentenza della Corte Costituzionale, che dichiara incostituzionale l’allora normativa sulle adozioni “in casi particolari” nella parte in cui escludeva i rapporti di parentela tra l’adottato e la famiglia dell’adottante. Incostituzionale perché discriminatoria, nel non garantire ai minori adottati tutti i rapporti di parentela che scaturiscono dall’adozione anche quando si ricorre all’adozione in casi particolari, leggasi “stepchild adoption”.

A fine 2022 altra sconfitta per il governo Meloni e il suo vicepremier nonché ministro dei trasporti, grazie al tribunale di Roma che dice sì alla dicitura ‘genitori’ sui documenti dei minori, cancellando quell’obbrobrio giuridico voluto dal leader leghista. Tre anni prima l’allora Ministro dell’interno Salvini aveva emanato un decreto con cui aveva modificato la dicitura da imprimere sulle carte di identità elettroniche rilasciate a persone minorenni: non più “Genitori” nei campi contenenti i nominativi delle persone che esercitano la responsabilità genitoriale, bensì “Padre e madre”, anche nei casi di famiglie composte da due mamme o da due papà. L’adozione del decreto, in aperto contrasto con i pareri resi dal Garante per la protezione dei dati personali e dalla Conferenza Stato-città, aveva volutamente attuato una grave discriminazione delle famiglie arcobaleno, con migliaia di mamme e di papà costretti a vedere il proprio nominativo femminile indicato sotto la dicitura “Padre” e, viceversa, il proprio nominativo maschile indicato sotto la dicitura “Madre”. Nel febbraio del 2024 arriva anche il parere della Corte d’Appello, che condanna il Ministero dell’Interno ad applicare la dicitura “genitori” o altra dicitura che corrisponda al genere del genitore sulle carte d’identità elettroniche rilasciate a persone minorenni, mentre nel 2025 è la Corte di Cassazione a mettere un punto definitivo sull’argomento, stabilendo l’illegittimità e la disapplicabilità del decreto del 31 gennaio 2019 emanato dal Ministero dell’Interno, allora guidato da Matteo Salvini.

Nel giugno del 2023 il Tribunale di Milano dichiara inammissibili i ricorsi della Procura contro gli atti di nascita con due mamme, affermando semplicemente che non si cancella un genitore come fosse un errore o un vizio di forma, con una semplice rettifica. Niente da fare per le coppie di due papà.

Nel febbraio del 2024 la Corte d’Appello di Brescia sancisce come i figli hanno il diritto a vedere riconosciuti entrambi i genitori, mentre il Tribunale di Roma riconosce il diritto dei bambini a vedere riconosciuta la loro reale composizione familiare. Mesi prima il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, trascrive un certificato di nascita con due mamme formato all’estero, con il Tribunale chiamato a rigettare il ricorso presentato dalla Procura.

Nel marzo del 2024 il Tribunale di Padova respinge i ricorsi della Procura che volevano cancellare una delle due mamme dai certificati di nascita dei loro figli e figlie, con più di 30 tra bambini e bambine che rischiavano di perdere legalmente una delle due mamme, mentre dopo Giuliano Amato e Silvana Sciarra anche Augusto Barbera, Presidente in carica della Corte Costituzionale, sottolinea con rammarico il mancato intervento del Parlamento sul riconoscimento della doppia genitorialità per i figli e le figlie delle coppie dello stesso sesso, nonostante i numerosi richiami da parte della Corte Costituzionale.

Il 22 maggio del 2025 una storica sentenza prende forma grazie alla Corte Costituzionale, che dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8 della L. 40 del 2004 nella parte in cui non consente che un bambino nato in Italia da PMA effettuata all’estero possa essere riconosciuto alla nascita come figlio non solo della madre biologica, ma anche della madre intenzionale, ovvero colei che ha condiviso responsabilmente e consapevolmente il progetto genitoriale. Un passo fondamentale verso il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali nel nostro Paese, un punto di non ritorno, un gigantesco passo in avanti nel garantire pari diritti a tutte le famiglie, indipendentemente dalla loro composizione. Grazie a questa sentenza chiunque sia nato in Italia da due donne che hanno intrapreso un percorso di PMA, basato sul consenso informato, viene riconosciuto da entrambe le mamme.

A rimanere fuori da qualsivoglia tutela sono i figli con due papà, a cui la registrazione automatica viene oggi negata.

Nel febbraio del 2026 il Tribunale di Trieste riconosce la genitorialità della madre intenzionale deceduta di due bambine nate con procreazione medicalmente assistita effettuata all’estero, a cui entrambe le donne avevano prestato il loro consenso.

Nel marzo del 2026 la Corte di Cassazione riconosce la genitorialità della madre ‘intenzionale’ di una bambina nata in Italia a seguito di procreazione medicalmente assistita (PMA) realizzata all’estero da due donne, fondando la sua decisione proprio sulla storica sentenza n. 68 pronunciata il 22 maggio 2025 dalla Corte Costituzionale.

L’obbligato appello ai tribunali dinanzi ad una politica colpevole

Famiglie Arcobaleno, 10 anni di battaglie al cospetto di una politica irresponsabile - Alessia Crocini - Gay.it
Alessia Crocini, presidente Famiglie Arcobaleno

Tutto quello che abbiamo lo abbiamo ottenuto solo grazie ai tribunali, non c’è stata nessuna legge che ha riconosciuto la filiazione delle persone LGBT+ nel Paese, dalla prima sentenza di adozione in casi particolari che è avvenuta nel 2014, due anni prima dell’Unione civili, con conferma in cassazione nel 2016. Quella fu la porta aperta su una sorta di riconoscimento, di legalizzazione della genitorialità, di adozione del figlio del partner“, ha precisato Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno.

Crocini ha ricordato come anche alcuni sindaci di centrodestra, soprattutto tra i piccoli comuni, hanno registrato i figli delle coppie dello stesso sesso, senza però parlarne pubblicamente, prima che il governo Meloni iniziasse la sua insensata guerra alle famiglie omogenitoriali d’Italia. Dalla circolare Piantedosi alla legge Varchi sulla gestazione per altri ‘reato universale’, da smontare il prima possibile da parte di un ipotetico futuro governo di centrosinistra.

“Ad oggi quello che manca è una riforma della legge sulle adozioni che apra alle persone siningle e alle coppie dello stesso sesso
“, ha aggiunto Crocini. “Bisogna cancellare la legge Varchi, è la prima cosa che chiediamo al governo di un altro colore che ci auguriamo possa essere a Montecitorio tra un anno. Va abrogata la legge, dev’essere un impegno trasversale di tutto il campo largo, non vogliamo sentire storie su eventuali crisi di coscienza, perché è una legge completamente folle. Bisogna poi togliere il divieto per l’accesso alla PMA per le donne single e per le coppie lesbiche. La questione è stata rimandata dalla Corte al parlamento, come accaduto con i riconoscimenti dei figli con due mamme. Dissero che il parlamento doveva fare una legge e che in caso contrario sarebbero intervenuti. E la Corte Costituzionale è intervenuta di fronte a un parlamento completamente latitante, speriamo che succeda lo stesso per la PMA. 
Ci auguriamo che il campo largo si prenda un impegno preciso nel cambiare la legge sulla PMA e ci auguriamo che ci possa essere un dibattito sano, pulito, onesto e reale su una gestazione per altri etica e solidale. C’è una proposta di legge di Luca Coscioni che abbiamo contribuito a scrivere. Secondo noi bisogna regolamentare la legge, cioè la GPA in Italia, come succede in Gran Bretagna da 40 anni. Bisogna iniziare a parlarne seriamente“.

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Molto complicato, invece, che i tribunali possano intervenire sulla legge Varchi, perché ad oggi nessuna coppia è ancora finita a processo. “Da una parte vogliamo smontare la legge Varchi nei tribunali, ma dall’altra ci rendiamo conto che per farlo una coppia di papà o una coppia uomo/donna dovrà finire sotto processo penale“, ha precisato Crocini. “Con il rischio di essere condannati con multe fino a 1 milione di euro e reclusione fino a due anni. È difficile immaginare qualcuno che si immoli, e finché non vai nei tribunali, finché non ci sono le sentenze, finché qualche giudice non solleva la questione di costituzionalità, la legge non si può smontare. È il prezzo da pagare”.

Dinanzi ad una politica completamente immobile, che attacca genitori e figli attraverso i propri esponenti di governo, c’è un’Italia che discrimina intere famiglie, bambini e bambine.

In questo momento i figli delle coppie dello stesso sesso delle persone single di sesso diverso che nascono tramite la GPA vivono in un Paese che li sta già condannando prima ancora che nascano, e questa cosa è inaccettabile“, ha concluso Crocini. “C’è un Paese che si definisce dalla parte dei dei bambini e delle famiglie ma giudica il modo in cui questi bambini vengono al mondo. È ridicolo e drammatico. Significa non tutelare i minori, lasciarli senza riconoscimenti, senza tutele. Quando approvarono la legge Varchi la ministra Eugenia Roccella non ebbe vergogna nell’andare in televisione a sostenere che i pediatri dovrebbero denunciare i genitori se hanno il sospetto che i bambini siano nati tramite GPA. Questo significa che un bambino nato tramite GPA debba avere paura, il genitore deve avere paura nel portarlo in ospedale o dal pediatra, perché potrebbe essere denunciato. Fortunatamente furono i medici a ricordare come loro non fanno i delatori, che l’unica cosa che devono fare è curare a prescindere da tutto. Eppure hanno provato a trasformare i medici in guardie della morale, in poliziotti. Questo ci fa capire da chi siamo governati, da quattro anni a questa parte, senza dimenticare gli esaltati più estremisti come Vannacci che alzano ancora di più l’asticella. Il suo “ideologo” ha detto che le famiglie omogenitoli non dovrebbero esistere, che noi cresciamo dei bambini disadattati. Questo è il futuro che ci aspetta, con una destra ancora più spietata nei confronti delle nostre vite? Quante ne devo sentire ancora, a cinquant’anni, da persona che ha un lavoro, una carriera, che paga le tasse, che cresce un figlio che va in una scuola pubblica?”.

Dalle adozioni alla PMA e ai figli nati con la gestazione per altri

rete lenford

A ribadire l’importanza dei tribunali è l’avvocato Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford, secondo cui su tutte le ipotesi di famiglie costituite all’estero o da far nascere in Italia c’è stato un intervento dei giudici. Ma cosa è stato conquistato negli ultimi 10 anni e cosa ancora manca?

Per quanto riguarda la gestazione per altri, in Italia è sempre stata un reato e nel 2024 è diventato reato universale, con un divieto totale anche se fatta all’estero da cittadini italiani in Paesi dov’è regolamentata. Fino all’approvazione della legge Varchi c’erano state non poche sentenze che hanno precisato che se un bambino nasce all’estero da GPA il genitore intenzionale lo deve comunque riconoscere. 
 Il riconoscimento automatico, ad oggi, non è possibile. Da quando la legge Varchi è stata approvata c’è stata una stretta definitiva sulle registrazioni di figli con coppie di papà da parte dei sindaci, iniziata con la famigerata circolare Piantedosi. Per il momento nessuna coppia è ancora mai finita a processo, ma nei prossimi mesi potrebbero prendere forma le prime incriminazioni, considerando le prime eventuali segnalazioni presentate a 3 mesi dall’approvazione della legge, nel dicembre del 2025.

Ad aprile 2026 la Corte di Cassazione ha rimesso nuovamente la questione alle sezioni unite, perché secondo la prima sezione della Corte quello dell’adozione in casi particolari potrebbe non essere uno strumento di reale tutela. Se uno dei due papà muore, se la coppia scoppia e uno dei due non vuole più far vedere il bambino all’altro, se i due papà vivono all’estero, come pensare all’ipotesi stepchild se i servizi sociali possono operare solo in Italia?

Si potrebbe fare quindi un’altra cosa, sottolinea la Corte, ovvero chiedere al giudice di essere autorizzati a riconoscere il figlio con il genitore intenzionale analogamente a quanto accade per i nati da rapporti incestuosi. Fino al 2002, infatti, un bambino che nasceva da un rapporto incestuoso tra fratelli non poteva essere riconosciuto, perché l’incesto era reato e disapprovato moralmente dall’ordinamento giuridico. La Corte Costituzionale ha rimarcato come tutto quello che fanno gli adulti non si possa riversare sulla tutela per il nato. Da allora anche il figlio di un rapporto incestuoso deve essere riconosciuto. 24 anni dopo la Corte di Cassazione ha esposto alle sezioni unite l’ipotesi di replicare il tutto, visto e considerato che anche i bambini venuti al mondo grazie alla GPA non hanno colpe, perché nati da una tecnica penalmente vietata dall’ordinamento giuridico.

Uno spiraglio, al termine di un decennio che si è aperto con la stepchild adoption per poi volgere al termine con la Cassazione che chiede di andare oltre la stepchild adoption. Quella che 10 anni fa era la prima forma di tutela, oggi ci sembra un qualcosa di aberrante, viste le non poche situazioni a cui non si può applicare.

Per quanto riguarda la PMA, ad oggi negata (con proposta di legge ad hoc dell’associazione Luca Coscioni) a donne single e coppie lesbiche, la Corte Costituzionale ha precisato che deve essere il legislatore a muoversi in tal senso. Oggi come oggi in Italia non puoi accedervi, ma puoi riconoscere quelle fatte all’estero.

Sul fronte 
GPA c’è l’aggravante del reato, in attesa che la Cassazione intervenga eventualmente sulla parametrazione della tutela ai figli di rapporti incestuosi.

Famiglie Arcobaleno, 10 anni di battaglie al cospetto di una politica irresponsabile - Vincenzo Miri - Gay.it
Vincenzo Miri, presidente Rete Lenford

C’è poi la grande battaglia sulle adozioni, in Italia oggi consentite alle coppie sposate eterosessuali da almeno tre anni o che abbiano convissuto per almeno tre anni per poi sposarsi. Rete Lenford sta cercando di perseguire questa strada per le coppie unite civilmente: “Noi vorremmo che coppie di donne e coppie di uomini unite civilmente da almeno tre anni oppure conviventi per almeno tre anni e poi unitesi civilmente possano accedere all’adozione internazionale e nazionale“, ha precisato Vincenzo Miri. “Significherebbe adottare un bambino di un altro Stato o adottare un bambino italiano. Nel mese di ottobre ci sarà l’udienza della Corte per una questione che è stata sollevata a Venezia, sull’adozione internazionale“.

Miri si è infine voluto soffermare su un tema il più delle volte taciuto, relativo alla sofferenza dei bambini segnati da una politica che continua a discriminarli, con la giurisprudenza chiamata a trovare delle soluzioni colpevolmente evitate dal parlamento. Non essendoci tutele, è capitato che dinanzi a separazioni burrascose la madre biologica non facesse più vedere il figlio all’altra mamma, sfruttando la lacuna normativa. E a soffrirne sono stati proprio i più piccoli, ritrovatisi loro malgrado al centro di una guerra genitoriale che coinvolgeva i tribunali e li allontanava sempre più dalla madre intenzionale, sviluppando il cosiddetto conflitto di lealtà con il genitore con cui si vive. Questo avviene quando il manifestare il desiderio di stare insieme anche all’altra mamma si trasforma in una sorta di slealtà verso la madre con cui si vive quotidianamente. Le relazioni tecniche hanno spesso esplicitato lo stesso schema psicopatologico da parte dei bambini che si sono ritrovati contesi tra due genitori. La Cassazione è così intervenuta per specificare che si può adottare anche senza il consenso dell’altra mamma, e che la conflittualità dei genitori non può essere un un elemento per impedire la costituzione del rapporto di filiazione. “Questo è un esempio di come il legislatore non solo sia un irresponsabile ma è proprio dannoso, avendo dei danni incredibili sui bambini che sostiene di voler proteggere“, ha concluso Miri.

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