Visibilità e rappresentanza delle persone trans*

Il 2021 è stato l’anno in cui l’identità di genere ha finalmente conquistato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, diventando centrale nel dibattito internazionale. Il più delle volte cavalcando una disinformazione puramente ideologica, ma lavorando laddove fino a pochi anni fa sembrava impensabile intervenire. In Italia si è parlato di identitè di genere grazie al DDL Zan e agli sconsiderati attacchi portati avanti dai senatori e deputati contrari alla legge contro l’omotransfobia, mentre il tema degli atleti transgender è tornato a coinvolgere il CIO, con nuove attese regole per stabilire limiti di partecipazioni alle gare internazionali. Olimpiadi in testa. Laurel Hubbard, in tal senso, è stata nominata sportiva dell’anno in Nuova Zelanda.
In ambito politico abbiamo assistito alla nomine di Porpora Marcasciano e Monica Romano a Bologna e Milano, mentre su Canale 5 Uomini e Donne ha abbracciato il primo storico trono con una ragazza transgender, Andrea Nicole. MJ Rodriguez, volto di Pose, è diventata la prima storica donna transgender ad essere nominata agli Emmy come miglior attrice protagonista, con Lana Wachowski prima regista transgender a dirigere un blockbuster, Matrix Resurrections. Il dibattito sugli attori cisgender che interpretano personaggi trans*, infine, ha travolto Hollywood, con Eddie Redmayne che ha rinnegato la sua partecipazione a The Danish Girl, prendendo persino le distanze da J.K. Rowling, mamma di Harry Potter diventata paladina delle cosiddette TERF (trans-exclusionary radical feminist).
