Si fa fatica a chiamarla destra. L’onda di risacca che trascina Italia e il resto del mondo in una spirale reazionaria non è destra. Possiamo dire che è in corso un tentativo di definizione, mentre le sfumature linguistiche finiscono smangiucchiate da una spirale di entropia che sembra accelerare nella realtà dei fatti. Di seguito una traccia di lettura che emerge dall’intreccio di alcuni dei contenuti pubblicati da Gay.it negli ultimi giorni.
Il governo italiano vuole vietare l’educazione affettiva e sessuale anche alle scuole medie: è la Lega di Salvini a presentare un emendamento al già inquietante Ddl Valditara sul consenso informato, proprio nel giorno dell’ennesimo femminicidio, quello di Pamela Genini. Nella vita reale, intanto, un adolescente su quattro è vittima di bullismo e chi manifesta diversità nella propria identità di genere o/o nell’orientamento sessuale è più colpito: sono i dati che emergono da uno studio appena pubblicato dalla Fondazione Foresta su più di cinquemila adolescenti veneti.
Ma cosa sarà mai questa educazione affettiva e sessuale nelle scuole che tanto spaventa le destre (se così vogliamo chiamarle)? Nata nel 2014, la rete Educare alle Differenze promuove una scuola libera da sessismo, razzismo e omolesbobitransfobia. Un documentario, che sarà proiettato a novembre al Gender Bender a Bologna , e che è già disponibile online, racconta dieci anni di laboratori, assemblee e pratiche educative per un’educazione inclusiva e plurale.
Nel 2021 il film “La scuola cattolica” ispirato al massacro del Circeo del 1975 (proprio in questi giorni Angelo Izzo, uno degli assassini si è laureato in carcere dove sconta due ergastoli) raccontava con gelida precisione l’anima nera della borghesia fascista che scherniva e umiliava tutto ciò che era “altro”.
L’accanimento del potere neoreazionario verso le minoranze marginalizzate serpeggia anche nelle silenziose piaghe del disastro immigratorio del nostro Paese circa la discutibile lista dei “Paesi Sicuri”: da Torino arriva la storia di E.J., persona gay che viene deportata in Gambia, suo paese di provenienza, nel quale l’omosessualità è criminalizzata e punita.
I contorni dell’autoritarismo di ritorno assumono note grottesche, che precedono l’olezzo di neofascismo. Nella sua settimana nera, nerissima, nella quale è riuscita a dileggiare le visite della memoria ad Auschwitz, la ministra Roccella ha portato all’ONU il suo manifesto ideologico per rendere la GPA reato universale in tutti i paesi del mondo. Nelle stesse ore in un istituto tecnico dell’Eur a Roma alcuni studenti minorenni hanno inneggiato al duce.
Negli USA un certo folklore (chiamiamolo così) neo-nazi e neo-fascista tracima anche dalle chat di alcuni giovani leader repubblicani MAGA: grazie a un’inchiesta di Politico sono emerse conversazioni apologetiche su Hitler, campi di sterminio, antisemitismo e omobitransfobia, mentre una città del Texas potrebbe diventare la prima negli Stati Uniti a revocare le tutele antidiscriminazione LGBTIQ+.
In Turchia l’affondo paranoico per invisibilizzare le persone non etero e non-cisgender accelera: dopo anni di Pride repressi, Erdoğan imprime un tratto di omobitransfobia totalitaria al pacchetto di leggi in incubazione da mesi. Si tratta di norme inquadrate nella riforma giudiziaria, che fissano pene carcerarie per le identità di genere non cis e per le coppie omosessuali.
La transfobia globale, vera e propria epidemia di odio che intossica tutte le latitudini, ha visto in questi giorni la durissima lettera del Consiglio d’Europa alla Gran Bretagna governata dai laburisti, per le recenti norme anti-trans, tra le quali l’obbligo, vergato sull’Equality Act, di utilizzare l’appellativo donna soltanto per chi sia biologicamente nato femmina. La deriva contro la comunità T contagia l’anglosassone Australia: in una regione del nord le donne trans che devono scontare una pena saranno rinchiuse in reparti maschili e non più in quelli femminili.
Tornando in Italia, due gli episodi di ricatti e violenze tramite app di incontri gay: ad Ancona un ragazzo si è visto minacciato di divulgazione di foto intime se non avesse pagato duecento euro, mentre a Rovigo è stata sgominata – e ora andrà a processo – una banda di criminali che avevano adescato una persona omosessuale mediante una chat gay per aggredirlo e derubarlo. In provincia di Matera un’aggressione a un ragazzo gay è stata denunciata mediante un documento video da Chi l’ha visto? su Rai 3 (a proposito: solidarietà a Ranucci e Report per il vile attacco bombarolo). A Torre del Greco invece un giovane ragazzo omosessuale è stato aggredito e minacciato di essere “accoltellato in faccia, fr**o che lo prendi nel c**o“.
