Roma Pride, treno arcobaleno sotto attacco: “È rainbow washing”, ma è davvero così? Abbiamo indagato

Le voci della comunità LGBTQIA+ sono variegate a riguardo, ma il Comune di Roma non ci sta ad essere accusato di attivismo performativo. Marilena Grassadonia, coordinatrice dell'Ufficio Diritti LGBTQIA+ Roma Capitale: "Da due anni lavoriamo trasversalmente per la comunità".

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Roma Pride, treno arcobaleno sotto attacco: "È rainbow washing", ma è davvero così? Abbiamo indagato - Roma ecco il primo treno metro rainbow con i colori della Pride Progress VIDEO 2 - Gay.it
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A Roma, il treno arcobaleno decorato con i colori della bandiera Progress Pride sfreccia ormai da giorni sulle linee della metro della capitale.

Il progetto ideato da ATAC con l’avallo del Comune, è frutto della collaborazione con Riccardo Pirrone, pubblicitario di Kirweb e presidente dell’Associazione Nazionale Social Media Manager, ed è stato lanciato in vista del Roma Pride del 15 giugno, che promette una partecipazione record e avrà una madrina d’eccezione, Annalisa.

Non sono mancate le prevedibili critiche di ProVita&Famiglia, organizzazione nota per le sue posizioni anti-LGBTQIA+ e contro il diritto all’interruzione di gravidanza. In una nota sul blog ufficiale, il presidente Antonio Brandi definisce l’iniziativa una “propaganda LGBTQIA+” e la paragona alla retorica dei regimi totalitari, chiedendone l’immediato smantellamento.

Inoltre, l’associazione ha manifestato l’intenzione di sollecitare il Comune di Roma e il Sindaco Gualtieri per ottenere dettagli sui costi sostenuti per l’iniziativa. È lecito domandarsi se la stessa solerzia venga riservata quando il governo destina fondi pubblici ad associazioni private antiabortiste invece di investire nel miglioramento dei servizi per la genitorialità e dei consultori. Lo stesso governo Meloni, del resto, sta facendo peggio di tutti gli esecutivi che lo hanno preceduto proprio nella lotta alla detanalità.

Ma torniamo al treno arcobaleno che tanto sconvolge le truppe reazionarie dell’estrema destra italiana. Anche una parte della comunità LGBTQIA+ ha espresso critiche all’iniziativa, vista da alcun* come una semplice trovata pubblicitaria per compiacere, senza impegnarsi concretamente per i diritti e le tutele della comunità.

 

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Ne parlano alcuni commenti anche sotto un post di Gay.it che racconta l’iniziativa.

Splendida notizia peccato che diventato solo propaganda di marketing niente cambia anzi peggiora”  e un altro utente incalza: “Secondo me poco utile, dovremmo scendere in metro e NON ESSERE AGGREDIT* sui quei colori” (commento riferito probabilmente all’aggressione di Jean Pierre Moreno nel 2021)

Il primo treno rainbow in un paese che non riconosce i diritti LGBTQIA+.. dov’è la logica...” e ancora: “Quindi: giusto l’anno scorso venivano invalidati i certificati di nascita delle famiglie omogenitoriali in alcuni comuni, il governo si rifiuta di parlare di cose base come matrimonio e adozioni, però abbiamo un trenino”.

Un rainbow washing in piena regola? Scrive Roberta Parigiani, avvocata e attivista per i diritti LGBTQIA+, portavoce politica del Movimento Identità Trans, in un durissimo post su Instagram:

“Non ci crediamo e non ci caschiamo più nel vostro tranello. A me quella metropolitana fa orrore. Come fa orrore il marketing arcobaleno con cui ci state riempiendo le televisioni ed i social, durante questo mese.

Vogliamo diritti, non arcobaleni. Gli arcobaleni li abbiamo già, non abbiamo certo bisogno dei vostri: sono i diritti che ci mancano. E ci mancano solo perché ce li avete negati voi stessi, tra un sorriso, una pacca sulla spalla ed uno shampoo arcobaleno. Mi dispiace, a queste mostruosità non ci crediamo più”.

Ma l’impegno di Roma è davvero solo di facciata? Milo Serraglia, attivista che collabora con la politica del Comne di Roma, offre una prospettiva diversa.

“A Roma parlare di rainbow washing è ingiusto perché c’è stato un cambio di passo notevole: da una sindaca che il giorno del Pride andava a messa, a un sindaco che apre il Pride. Sono due messaggi istituzionali diversi.

Dopodiché ci sono state politiche concrete: l’ufficio, le registrazioni, le questioni trans che sono tornate rilevanti con alcuni risultati importanti… tutto questo come detto non basta e forse non è neanche del tutto noto. Quindi ci sta che una comunità ferita e in allarme costante sia anche un po’ scostante di fronte a un treno della metro rainbow”.

Se tutte le reazioni e le istanze della comunità sono intrinsecamente valide, Milo conferma però che a Roma si sta andando nella direzione giusta, anche se non alla velocità sperata.

“È una delle richieste che abbiamo fatto all’ufficio diritti. Roma è un ingranaggio burocratico mostruoso, quindi bisogna lavorare per gradi, per uffici, assessorati, commissioni, aula… portare a casa alias per biblioteche e per chi lavora ci permette di lavorare adesso più in scioltezza, si spera, su questo altro tipo di alias. Va detto con onestà che la volontà politica di questa consiliatura è totalmente diversa da quella precedente fosse anche solo per l’esistenza dell’ufficio di cui è responsabile Grassadonia”.

Serraglia parla dell’Ufficio Diritti LGBT+ di Roma Capitale, ente istituito dall’attuale maggioranza adibito allo sviluppo attività a sostegno e tutela della comunità LGBTQIA+, coordinato da Marilena Grassadonia, Segreteria nazionale e Responsabile Diritti e Libertà di Sinistra Italiana. Ufficio con cui collettivi e soggettività stanno collaborando anche per l’introduzione della carriera alias a tutti i livelli, incluso il trasporto pubblico.

“Il buon lavoro fatto fin qui si vede benissimo dal risultato elettorale di Marilena Grassadonia, che ha preso quasi 25.000 preferenze, seconda dietro Marino e davanti a Massimiliano Smeriglio. Se lavori bene il riscontro c’è nelle urne”.

Effettivamente, il raibow washing implica una strategia di marketing in cui aziende e organizzazioni, ma anche istituzioni, utilizzano i simboli della comunità LGBTQIA+ per promuovere i propri prodotti o migliorare la propria immagine pubblica, senza un reale impegno verso la causa.

Pertanto, il discorso sembra non applicarsi al Comune di Roma, che, sin dal suo insediamento, dimostra un impegno concreto, probabilmente come mai prima d’ora. Ce lo spiega nel dettaglio la stessa Grassadonia.

“Non sono d’accordo a chiamare il treno arcobaleno un’operazione di rainbow washing. Ritengo invece che sia un messaggio molto positivo da lanciare, non solo ai cittadini, ma anche ai turisti, dimostrando che la città è accogliente verso tutte le identità.

Da due anni lavoriamo con l’Ufficio Diritti su diverse tematiche e questioni cittadine, e lo facciamo in modo concreto e reale, influenzando la vita delle persone. Non si tratta di parole vuote, ma di azioni concrete, così tante che è difficile citarle tutte, ma ne esporrò alcune.

Ad esempio, abbiamo trascritto i registri di nascita per le famiglie arcobaleno, con la firma del sindaco che si assume la responsabilità per queste famiglie e per i loro bambini. Abbiamo anche creato sportelli di accoglienza in ogni municipio, gestiti da operatori formati, pronti a rispondere a qualsiasi domanda e a fornire supporto iniziale su qualsiasi tematica e problematica.

Abbiamo introdotto la carriera alias per i dipendenti di Roma Capitale e continuiamo a organizzare convegni, presentazioni di libri e altre iniziative culturali e sociali. Il sindaco Gualtieri, grande amico della comunità, parteciperà al Pride come l’anno scorso.

Abbiamo aperto una casa rifugio per migranti LGBTQIA+ e stiamo per assegnare un bando per due centri antidiscriminazione LGBTQIA+, senza contare il progetto Roxanne, dedicato anche -e non solo – alle donne trans vittime di tratta.

Le biblioteche di Roma Capitale possono ora attivare il servizio alias, consentendo alle persone di avere la propria identità riconosciuta anche sulla tessera della biblioteca.

Stiamo lavorando in collaborazione con diverse istituzioni perché crediamo che l’amministrazione debba essere una delle protagoniste di questo cambiamento, seppur davanti agli ostacoli posti dalla burocrazia e dall’aggiornamento dei sistemi informatici. Le associazioni e le attività che operano in questo ambito da anni trovano ora un partner nell’amministrazione, impegnata a fare la propria parte.

Lavoriamo in modo trasversale, coinvolgendo il mondo della scuola, dello sport, del sociale e del giornalismo, perché le persone LGBTQIA+ non vivono in un mondo isolato, ma fanno parte integrante della società. Il nostro impegno è quello di coordinare tutte queste iniziative e continuare a migliorare.

Anche ATAC, promotrice del treno rainbow, tiene dal 2019 corsi di formazione sulle tematiche LGBTQIA+, e ci stiamo impegnando perchè anche nell’ambito del trasporto pubblico dipendenti e utenti possano avere la propria identità riconosciuta a tutti i livelli.

Naturalmente siamo consapevoli che si può sempre fare di più e siamo aperti a suggerimenti costruttivi, purchè però basati su critiche reali”.

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