100 giorni di esternazioni omobitransfobiche di Roberto Vannacci, da generale a Capo di Stato maggiore

3 mesi di parole grondanti odio. Rivendicato dal diretto interessato, fresco di nomina a capo di stato maggiore.

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Diventato nuovo capo di stato maggiore nel Comando delle forze operative terrestri, Roberto Vannacci è già entrato in licenza, come scritto ieri da Repubblica, a seguito dell’avvio ufficiale dell’inchiesta formale ai suoi danni per i contenuti del suo libro “Il mondo al contrario”, che trasuda omobitransfobia e xenofobia.

In congedo per un mese, dopo aver passato l’intera estate in tour per promuovere il suo libro autoprodotto, tramutatosi in best seller dopo le polemiche d’agosto, con 100.000 copie vendute, una quantità enorme di soldi fatti e decine di comparsate televisive in cui il generale non ha mai fatto un passo indietro rispetto a quanto scritto. Anzi.

Ne “Il mondo al Contrario“, sua fatica letteraria, si legge: “Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!”. Tra le pagine Vannacci “si dissocia, sin d’ora, da qualsiasi tipo di atti illeciti possano da esse (interpretazioni del testo, ndr) derivare”. Il generale attacca “le discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze” e “il lavaggio del cervello di chi vorrebbe favorire l’eliminazione di ogni differenza compresa quella tra etnie, per non chiamarle razze”. Cavalcando i temi tanto cari all’estrema destra nazionale, con la fantomatica “dittatura delle minoranze” a rovinare la quotidianità delle persone “normali”, Vannacci se la prende con Paola Egonu, “italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”, per poi esternare una propria visione relativa ai cambiamenti climatici, a suo dire da attribuire a chi è povero. Perché sono “povertà e sottosviluppo a produrre più di ogni altro l’inquinamento”. Tra i vari capitoli il generale attacca l’omogenitorialità, perché “se non è nella natura dell’uomo essere cannibale”, perché due papà o due mamme dovrebbero esserlo? Secondo codesto signore, la lobby gay sarebbe talmente potente dall’aver vietato l’utilizzo di “termini che fino a pochi anni fa erano nei nostri dizionari: pederasta, invertito, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone che sono ormai termini da tribunale”. Non contento, il generale ha trovato tempo e modo per insultare anche le persone transgender, facendo l’esempio di tal Rocco che si fa chiamare Aurora, pur continuando “ad essere dotato di batacchio in mezzo alle gambe”. Testuale.

357 pagine condite da attacchi al femminismo, all’ambientalismo, ai clandestini e alla comunità LGBTQIA+.

Nei due mesi successivi Vannacci ha sempre difeso e ribadito quanto scritto. Proviamo a ripercorrere la sua estate 2023, stracolma di dichiarazioni.

Il 18 agosto tuona: “Sono libero di odiare stupratori e pedofili, non è istigare a violenza. Non faccio nessun passo indietro, rivendico quello che ho scritto. Il mio libro non è volgare né offensivo”.

Il 21 agosto Vannacci viene pubblicamente difeso da Matteo Salvini, Vittorio Sgarbi e dal leghista Guglielmo Golinelli. La politica, la destra nazionale, si interessa al suo caso, accarezzando l’ipotesi di una clamorosa candidatura alle europee del 2024.

Il 31 agosto, su Rete 4, Vannacci torna in tv e puntualizza la sua posizione sulle persone lgbtqia+:

“Rivendico il diritto all’odio. Nessuno vieta i diritti a queste persone, ma neanche loro devono poi stupirsi se questi matrimoni in alta uniforme creano scalpore. Perché sono manifestazioni che non rientrano nell’uso comune. Liberissimi di farlo ma consapevoli del fatto che molti si stupiranno e criticheranno questi atteggiamenti“. “L’aspirazione dei gay sarebbe quella di vedere i lori rapporti sentimentali e sessuali parificati al tutto a quelli eterosessuali. La percentuale di gran lunga più consistente di chi è rimasto se non turbato, almeno sconcertato e turbato dal video, dimostra che un matrimonio gay non è normalità”. “Se tale eccentricità viene ostentata, come nel caso del bacio, delle grandi uniformi, delle sciabole e del video largamento diffuso, va anche a disturbare il pensiero e i valori comuni. E quest’ultimo effetto è quello che io temo fosse invece ricercato nel dare diramazione capillare al filmato”. “Nel citare l’anormalità ho aperto il vocabolario, che definisce la normalità la condizione della consuetidine. Se poi strumentalmente si vuole dare un significato diverso alla normalità, è un problema di chi fa questo. Ho anche detto, che sono il primo degli anormali sono io, e ho fatto dell’anormalità un vanto”.

Il 14 settembre Vannacci rilancia.

“Tutte le mosse che stanno facendo i non eterosessuali sono orientate da una strategia che è quella di tentare di imporre il pensiero omosessuale al resto della maggioranza. Credo che la maggioranza della popolazione si ritrovi in quello che ho detto, non accetti più l’essere prevaricato almeno nel tentativo delle minoranze che non sono solo queste”. “Io non mi rivolgo solo al mondo dei non eterosessuali, ma anche ai graffitari e ai delinquenti: una minoranza che ci costringe a mettere gli allarmi alle nostre case e macchine. Non parlo solo dei non eterosessuali”. “Ho parlato di minoranze, non le ho messe in correlazione tra loro. Non eterosessuali sono una minoranza: punto. Graffitari sono una minoranza: punto. Delinquenti sono una minoranza: punto. Non hanno nulla a che vedere l’una con le altre. Sono semplicemente delle minoranze“.

A Fuori dal Coro, di nuovo su Rete4, il generale insiste e torna ad attaccare le unioni omosessuali.

“Io sono uno che promuove la famiglia tradizionale. Se a qualcuno non sta bene se ne farà una ragione. Io non critico chi si riconosce in queste unioni. Quello che critico è il fatto di chiamarla una famiglia”. “La società che si vorrebbe non è quella omosessuale, perché i numeri non rispondono alla realtà. Per ora non è così, quando lo sarà, ne riparleremo”. “Loro dicono di sdoganare un principio. Chi sono questi loro? La maggioranza non sente questa esigenza. Non è forse anche questa una prevaricazione di una minoranza verso una maggioranza?”.

Il 24 settembre, ospite di Borri Books alla stazione Termini di Roma, Vannacci torna a difendere la propria omobitransfobia editoriale.

“Grandissime espressioni del mondo di oggi marciano al contrario del buonsenso. I criminali in libertà e i tutori dell’ordine in ospedale, le maggioranze subiscono le minoranze per effetto dei media. Ci sono classi protette che non si possono più criticare: la frase sugli omosessuali brucia perché non se ne può parlare che bene”. “La normalità non è offensiva, la semantica non è un opinione, non è un termine offensivo”.

A detta del generale, la comunità omosessuale sarebbe una “categoria ultraprotetta“, con “la maggioranza” che non potrebbe “più esprimersi, negli ultimi anni si sono sentiti intoccabili. Studiosi come la Scaraffia hanno detto che il mio libro non è omofobo né offensivo: io non capisco nulla di femminismo? Questo è vero ma io non ne parlo. Io non ho scritto un capitolo sulle donne ma sulla famiglia: questo prova che chi mi critica non mi ha letto“.

Il 4 ottobre, dalle pagine di Chi, il generale replica così all’ipotesi di una figlia omosessuale.

“Razzista io perché ho scritto che i gay non sono normali? Ma se io stesso ho deciso di essere anormale fin da piccolo? L’anormalità è la mia scelta di vita. La rivendico. Vi sembra normale una persona che sceglie di fare un lavoro come il mio?”. “Ho solo detto che non rientrano nella maggioranza della popolazione. Costituiscono una minoranza, proprio come me, per le scelte che ho fatto. Io sono l’esempio vivente di una persona ‘non normale’”. “Una figlia lesbica? La supporterei, ovviamente. È mia figlia. I figli vanno capiti e sostenuti. Sempre. Certo, se fosse solo un’incertezza dell’adolescenza cercherei di indirizzarla verso l’eterosessualità. Non perché sono bacchettone, ma perché so che da omosessuale incontrerebbe più difficoltà. Gli omosessuali spesso attraversano travagli interiori pesanti. In ogni caso spetterebbe a lei scegliere”.

Ora, dopo tutte queste dichiarazioni, la nomina a capo di stato maggiore del comando delle forze operative terrestri del comando operativo dell’esercito, nella speranza che l’inchiesta formale ai suoi danni possa portare a ben altri ‘riconoscimenti’.

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