In termini di dischi queer il 2024 è stato piuttosto generoso. Tanti gli artisti che sono tornati sulle scene in questi mesi regalandoci nuovo materiale più o meno entusiasmante. Gay.it ha provato a tirare le somme, selezionando i lavori che per un motivo o per un altro hanno lasciato un segno nella musica pop. Non una classifica, ma una rassegna che segue un semplicissimo ordine cronologico.
In questo articolo
- 1 Chappell Roan, The Rise and Fall of a Midwest Princess
- 2 Troye Sivan, Something to Give Each Other tra i dischi queer del 2024
- 3 Ariana Grande, Eternal Sunshine
- 4 Billie Eilish, Hit Me Hard and Soft
- 5 Charli xcx, brat è il re dei dischi queer 2024
- 6 Sabrina Carpenter, Short n’ Sweet
- 7 Kylie Minogue, Tension II
Chappell Roan, The Rise and Fall of a Midwest Princess
A volte per raccogliere quanto seminato bisogna avere pazienza e aspettare il momento giusto. È la lezione imparata negli ultimi 12 mesi da Chappell Roan, che ha pubblicato a settembre 2023 il disco The Rise and Fall of a Midwest Princess ma è diventata una star per gradi, a partire dalla primavera di quest’anno.
Un successo a scoppio ritardato
Tutto merito del singolo Good luck, babe! uscito ad aprile. Una hit internazionale che, benché non faccia parte dell’album di cui sopra, ha inevitabilmente acceso un faro sulla sua autrice e sulla sua produzione.
Artista apertamente queer, Chappell Roan ha fatto irruzione nelle classifiche europee e americane con un pezzo in cui racconta la storia di una donna che prova a reprimere i propri sentimenti per un’altra donzella. E non è il solo inno lesbo uscito dalla sua penna. Di recente Chappell ha presentato un nuovo brano, The Giver, in cui fa sapere con non poco orgoglio che soltanto una femmina sa come far godere una ragazza. Alla faccia dei maschi che pensano di avere in mano le redini del piacere femminile.
A beneficiare del successo di Good luck, babe! (pezzo amato anche da Manu Rios che ne ha fatto una notevole versione piano e voce) è stato, come detto, pure l’album The Rise and Fall of a Midwest Princess uscito qualche mese prima e di diritto tra i dischi queer dell’ultimo anno.
Il coraggio di essere se stessi
Il pop proposto dalla cantautrice (vero nome Kayleigh Rose Amstutz) è divertente, colorato, sopra le righe: il suo personaggio, in fondo, è un alter ego in drag. Questo, però, non vuol dire che sia vacuo divertimento e basta. Nei 14 pezzi che compongono la tracklist si avverte l’urgenza di voler essere se stessi fino in fondo, anche a costo di scappare dai luoghi che ci hanno visti nascere e crescere come canta nella hit Pink Pony Club.
L’accettazione di sé è un tema caro all’artista, che lo scorso settembre, intervistata da Rolling Stone, ha ammesso di aver avuto lei stessa paura delle persone gay, perché cresciuta in un contesto sociale apparentemente poco inclusivo:
Avevo paura delle persone vistosamente gay perché mi avevano insegnato così. Mi sono resa conto che le persone odiano coloro che sono palesemente gay perché trasudano femminilità, e le persone odiano le donne.
Il nome di Chappell Roan è ormai in rampa di lancio e grande è l’attesa per il suo secondo album, del quale iniziano a trapelare alcune anticipazioni. I prossimi mesi ci diranno se la cantautrice è destinata a rimanere nell’Olimpo del pop o se si è trattato di una piacevolissima parentesi.
Troye Sivan, Something to Give Each Other tra i dischi queer del 2024
D’accordo, anche il terzo album in studio di Troye Sivan è uscito sul finire del 2023, come quello di Chappell, ma ha percorso tanta strada pure nel 2024, dunque merita sicuramente un posto nella nostra speciale rassegna dedicata ai dischi queer di quest’anno.
L’unico singolo estratto negli ultimi mesi è stato Honey con una serie di remix realizzati ad hoc per una collaborazione con il brand di gelati Magnum che, francamente, hanno ammazzato la versione originale. Nemmeno un videoclip è stato girato a supporto della traccia, a differenza di quanto accaduto con quelli (bellissimi) dei 3 singoli precedenti usciti tra l’estate e ottobre dello scorso anno.
Un anno in tour
Possiamo perdonare Troye? In parte sì, ma solo perché il 2024 lo ha visto girare mezzo mondo con una tournée da solista – che purtroppo non è passata dall’Italia – ma anche con lo Sweat Tour insieme all’amica Charli xcx in America.
Se con il primo estratto Rush aveva fatto credere che avrebbe sfornato un album ad alto tasso danzereccio, quando l’intero disco è uscito le aspettative sono state disattese. È un male? No, ma ci è voluto del tempo per elaborare la proposta del cantautore australiano che si snoda lungo 10 tracce. O almeno per me è stato così.
Genesi e ingredienti del disco
A prevalere nel suo terzo LP sono pezzi midtempo musicalmente mai noiosi. C’è persino qualche momento che si presta a essere eseguito anche in versione acustica. D’altronde Troye quando si è messo a scrivere l’album arrivava da una rottura dopo una storia importante.
Curioso, però, notare che l’ispirazione per i nuovi brani gli sia arrivata in seguito a un’esperienza opposta a una relazione di lunga data: una sveltina. “Eravamo sdraiati sul letto e mi diceva: questo è uno dei più grandi piaceri della vita, connetterci con le persone in questo modo” ha raccontato il cantante a Rolling Stone Australia parlando di quell’incontro fortuito. “Ovviamente il sesso occasionale è divertente, ma lui diceva: ‘Anche se non ti rivedrò mai più, abbiamo condiviso questo momento speciale insieme’”.
“Quel momento ha dato inizio a tutto” ha spiegato Sivan riferendosi alla genesi del disco, ma in relatà i due si sono rivisti. Lo ha rivelato lui stesso di recente, agli ARIA Music Awards, dove ha fatto incetta di premi. È successo per caso in un locale di Melbourne, dopo la pubblicazione dell’album, e a sorpresa quello che era stato il suo partner occasionale gli ha confidato come le nuove canzoni lo avessero aiutato a superare la rottura con un’altra persona. I casi della vita.
Carnalità, sesso, voglia di divertirsi, ma anche solitudine e malinconia per un legame che non c’è più: questi gli ingredienti di Something to Give Each Other, che a 14 mesi dalla sua uscita continua a risuonare un giorno si e l’altro pure nel mio stereo e su Spotify. E chissà che il 2 febbraio 2025 Troye non porti a casa anche un Grammy nella categoria Best Dance Pop Recording con Got Me Started. Una previsione? Non vincerà, ma lo meriterebbe.
Ariana Grande, Eternal Sunshine
Recentemente Ariana Grande ha definito Eternal Sunshine il suo disco preferito tra quelli realizzati finora. Non sappiamo se lo pensa davvero o se si tratta della solita solfa che i cantanti tirano fuori per parlare del loro album più recente, ma effettivamente questo disco a me è piaciuto non poco.
Il bilancio di Ariana Grande
Un po’ meno R&B e più pop dei lavori precedenti, il progetto – uscito l’8 marzo – è arrivato a 4 anni di distanza da Positions e ha visto la popstar fare un bilancio, a 30 anni compiuti, sulle relazioni, le fragilità e i propri mostri interiori.
Ad anticipare l’album è stato il primo singolo yes, and? in cui Ariana flirta con Vogue di Madonna, ma non è questo il punto più alto dell’opera. A farmi volare sono per esempio bye, in cui Grande diventa una disco diva, supernatural, di cui esiste anche una versione in duetto con Troye Sivan altrettanto riuscita, e we can’t be friends (wait for your love) che al momento conta oltre 1 miliardo e 77 milioni di ascolti solo su Spotify. È uno dei pezzi più nostalgici dell’album e richiama alquanto da vicino quel capolavoro di Dancing on my Own di Robyn.
L’avventura al cinema con Wicked è già un successo
Da tempo si sussurra di una versione deluxe di Eternal Sunshine in arrivo prossimamente. Al momento la casa discografica ha smentito, ma la stessa Ariana aveva avvisato nei mesi scorsi che ci sarebbe stata altra musica legata al progetto.
In attesa di notizie su quel fronte, la star si è assicurata un ruolo da protagonista anche sul finire del 2024 grazie al film Wicked, già un successo al botteghino e che le ha consentito di ricevere la sua prima nomination ai Golden Globes come miglior attrice non protagonista. Tutto magnifico, ma nel 2025 vorrei venire a vederti in tour, Ari!

Billie Eilish, Hit Me Hard and Soft
Non poteva chiedere di più Billie Eilish al suo 2024: a inizio anno il secondo Oscar della carriera (per What Was I Made For?, miglior canzone originale inserita nel film Barbie), un nuovo album Hit Me Hard and Soft uscito a maggio e campione di streaming, il titolo di artista dell’anno di Apple Music e 7 nomination ai prossimi Grammy Awards.
Il dolce schiaffo di Billie Eilish in musica
Il terzo disco della cantautrice sin dal titolo mette in chiaro il proprio intento: colpire forte e al tempo stesso in maniera delicata chi ascolta, sia con i testi che con le soluzioni musicali, molto spesso spiazzanti anche all’interno di una stessa traccia. Billie sfida generi e soprattutto trend musicali con un LP di cui godere dall’inizio alla fine in religioso silenzio, senza bisogno di skippare alla ricerca della hit clamorosa, che in questo lavoro non c’è. O meglio: manca il pezzo di facile presa, quello che possa rivelarsi un tormentone, ma sono diverse le canzoni che, una volta digerite con qualche ascolto, si rivelano in tutta la loro bellezza.
Una sfida vinta per l’artista, dal momento che su Spotify la traccia “meno ascoltata” di Hit Me Hard and Soft ad oggi ha più di 151 milioni di stream, mentre quella di maggior successo, la splendida Birds of a Feather, ha già superato quota un miliardo e 600 milioni.
La voce dell’inquietudine
Numeri da gigante, come gigante è il talento della 22enne (ne compirà 23 il prossimo 18 dicembre) che in questo nuovo capitolo della propria storia discografica torna a dare voce, senza volersi più giustificare, alla propria inquietudine recuperando in parte lo spirito del suo primo lavoro in studio.
Nei brani in questione l’artista si racconta con sincerità, tra il peso schiacciante della fama conosciuta da giovanissima, il dismorfismo corporeo affrontato in Skinny e la scoperta della propria sessualità in Lunch, in cui parla della voglia di “mangiare” una ragazza: “Sono stata innamorata delle ragazze per tutta la vita, ma non capivo, fino a quando, l’anno scorso, ho realizzato che volevo la mia faccia in una vagina” ha raccontato a Rolling Stone.
Senza ombra di dubbio tra i dischi queer (anzi, tra i dischi in generale) del 2024 da possedere pure in formato fisico.

Charli xcx, brat è il re dei dischi queer 2024
È stato specificato in apertura che questa non vuole essere una classifica, ma parlando di brat non si può far finta di nulla e non aggiungere che, senza se e senza ma, si tratta del disco queer di questo 2024. Uscito a giugno ha inaugurato quella che è stata appositamente definita “brat summer”, una vera e propria mania che ha ben presto travalicato i confini più propriamente musicali per permeare la cultura pop in senso lato.
Un anno brat
I social, il mondo della moda, persino la politica: tutti hanno fatto propria l’attitudine da “monella” che sta dietro questo progetto, il sesto di inediti di Charli xcx. L’album è stato per lei un ritorno alle sue radici da ragazza dei club underground. Nei mesi scorsi a Vogue Singapore ha spiegato: “Vengo dai club, quando ho iniziato a fare musica suonavo ai rave illegali in un magazzino a Hackney, a Londra. Quella è casa per me”.
Malgrado l’ispirazione sonora attinga dunque a piene mani dai rave musicali inglesi dei primi anni Duemila e faccia indiscutibilmente ballare anche in maniera pesante, i versi messi su quei synth sono spesso tutt’altro che banali. Nelle tracce di brat si affrontano temi come l’accettazione di se stessi, l’anoressia e la complessità delle relazioni, incluse quelle con colleghe illustri come Lorde in Girl, so confusing.
La provocazione di Charli xcx
Così, tra una versione deluxe e una remix del disco, gran parte del mondo si è colorato di quel verde acido scelto come colore rappresentativo di questa era discografica di Charli xcx: “Volevo optare per una tonalità di verde offensiva e fuori tendenza per innescare l’idea che qualcosa non andasse” ha fatto sapere l’artista. “Vorrei che mettessimo in discussione le nostre aspettative nei confronti della cultura pop: perché alcune cose sono considerate buone e accettabili e altre considerate cattive? Sono interessata alle narrazioni che stanno dietro a tutto ciò e voglio provocare le persone“.
Missione compiuta, soprattutto con quella cover così minimale che ha fatto tanto discutere e che è nata per risparmiare denaro: “Pensavo: ‘Questo album non è piacerà a molte persone, farò un servizio fotografico per la stampa e poi forse risparmieremo sulla copertina dell’album‘” ha spiegato la popstar a Zane Lowe.
Sul gradimento del pubblico certamente la cantautrice britannica si sbagliava: acclamato dalla critica, il disco ha ottenuto 6 nomination ai Grammy Awards, e tra pochi mesi scopriremo quante statuette porterà a casa.
Sabrina Carpenter, Short n’ Sweet
Pochi giri di parole: Sabrina Carpenter è la miracolata di questo 2024. La botta di fortuna, per lei, ha il sapore di un Espresso, proprio come il singolo di lancio rivelatosi (giustamente) una hit internazionale la scorsa estate. Peccato che Short n’ Sweet, l’album pubblicato a fine agosto, non sia all’altezza del brano apripista.
L’anno miracoloso di Sabrina
“E dove metti ‘Taste’ e ‘Please please please’?” potrebbe obiettare qualcuno. 3 bei pezzi su 12 (ad essere largo di manica potrei includere anche Bed Chem, via) non bastano per poter parlare di gran disco. Visto il successo che il progetto sta riscuotendo in USA e UK ho trovato giusto dargli una seconda chance e riascoltarlo in vista di questa rassegna sui dischi queer dell’anno (dove, al di là del gusto personale, merita di stare perché il popolo è sovrano e se ha incontrato il favore di buona parte del pubblico gay qualcosa vorrà dire), ma la sensazione provata oggi è stata la stessa di pochi mesi fa: la noia (cit).
Sembrano mancare le soluzioni originali, i guizzi che fanno venire voglia di premere play ancora e ancora. Ad ogni traccia pare di sentire qualche altra collega di Sabrina: da Taylor Swift ad Ariana Grande e Selena Gomez. Le abbiamo già, perché accontentarci di un’imitazione?
Eppure anche diversi colleghi hanno lodato il sesto lavoro in studio (ma il primo a ricevere l’attezione generale, pure questo vorrà dire qualcosa) di Sabrina Carpenter, quindi è evidente che il “problema” sia mio.
Tanto marketing e poca sostanza?
Un po’ pin up stile Marilyn Monroe, un po’ Dolly Parton, questa giovincella biondissima è tutta un ammasso di pose e atteggiamenti civettuoli che, forse, fanno da contorno (per non dire da sostegno) a un repertorio zoppicante.
Pronto a farmi piacevolmente stupire in futuro, al momento l’impressione è che Sabrina sia più il risultato di un’ottima operazione di marketing e che sia stata spinta da chi ha deciso che questa volta avrebbe dovuto sfondare. Missione compiuta: 6 sono le nomination ottenute ai Grammy del 2025, inclusa quella per “Best New Artist”: “Non so come sia possibile. Sono la ‘best old artist'” ha commentato lei con lodevole autoironia riferendosi al fatto che pubblica musica dal 2014. Eh.
Kylie Minogue, Tension II
Chiude questa carrellata di dischi queer del 2024 Tension II di Kylie Minogue. Uscito a ottobre 2024, è un prosieguo – ma non una ristampa e nemmeno una versione deluxe – di Tension pubblicato un anno prima.
Kylie ha ancora voglia di ballare
Un modo per cercare di sfruttare l’onda buona che ha investito la popstar a partire dalla primavera 2023, quando il successo inaspettato di Padam Padam le è letteralmente esploso tra le mani riportandola ai piani alti delle classifiche, rendendola visibile anche in America (mercato che Kylie non è mai riuscita a conquistare) e permettendole di vincere persino un Grammy a 20 anni dal precedente.
A differenza di Tension questo secondo capitolo è più audace nell’esplorare la musica elettropop. Se un anno fa la diva australiana rimaneva con un piede dentro e un piede fuori dal club, concedendosi anche qualche momento per tirare il fiato tra un numero e l’altro, ora la cantante, rinvigorita dal ritrovato successo, vuole scatenarsi in pista il più a lungo possibile.
Non tutte le tracce di Tension II sortiscono lo stesso effetto, per la verità. Accanto alle ipnotiche Good as Gone, Kiss Bang Bang e Hello c’è un episodio quasi fastidioso, Diamonds, e la trascurabile Shoulda Left Ya.
La popstar a un bivio
Nel complesso l’impressione è che Kylie Minogue abbia dato tutto quel che poteva dare in termini di musica da ballare. In fondo è dal 2020, con l’album Disco, che la declina in modi diversi. Le strade percorribili per lei, a questo punto, sono due: o affronta la materia da un punto di vista più originale, profondo e coraggioso, oppure prende altre direzioni.
Fanno ben sperare, in tal senso, le dichiarazioni da lei stessa rilasciate recentemente a NME. Parlando di quel che verrà in futuro ha spiegato di aver già trascorso alcuni giorni in studio con i propri collaboratori e ha fatto riferimento alla sua fase sperimentale vissuta nella seconda metà degli anni ’90: “Sento che sarà il momento per qualcosa forse non così singolare come ‘Impossible Princess’, ma per riportare un po’ di tutto questo”.
Dopo quasi 40 anni di carriera, Kylie può permettersi il lusso di volare alto senza inseguire i trend musicali dell’era TikTok (cosa che quest’anno ha fatto) regalandoci un disco degno del suo spessore artistico. Speriamo mantenga la promessa.
Quali sono stati, invece, i vostri dischi queer del 2024? Fatecelo sapere!
