L’Asti Pride ha attraversato le strade della città lo scorso 11 luglio, in un clima segnato da minacce e commenti omofobi comparsi sui social. Un episodio che si inserisce nella scia di attacchi e intimidazioni che hanno accompagnato diversi Pride italiani nelle ultime settimane.
Asti Pride 2026, BigMama ospite d’onore del corteo
Ospite d’onore dell’edizione 2026 è stata BigMama. La rapper e cantautrice ha preso parte al corteo portando il proprio sostegno alle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+.
Al centro della manifestazione, le richieste rivolte alla politica: educazione sessuo-affettiva nelle scuole, una legge contro l’omotransfobia, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e il matrimonio egualitario.
Temi che, secondo gli organizzatori, assumono ancora più peso in una fase segnata dal rafforzamento di posizioni anti-LGBTQIA+, dalle aggressioni e dalle difficoltà che ancora accompagnano i percorsi di affermazione di genere.
La minaccia sui social contro l’Asti Pride

Anche ad Asti, come già accaduto in altre città italiane, l’avvicinarsi del Pride è stato accompagnato da numerosi commenti omofobi sui social. Alcuni manifesti della manifestazione sarebbero stati inoltre imbrattati.
Tra i messaggi comparsi online, gli organizzatori ne hanno segnalato uno per il contenuto apertamente intimidatorio. A denunciarlo, come riporta La Stampa, è stato Patrizio Onori, attivista dell’Asti Pride: “Abbiamo segnalato uno dei post, che recitava: ‘Ci sarò io con il mio maremmano senza museruola, meglio dello spray’”.
Il riferimento allo spray, secondo Onori, sarebbe collegato agli attacchi denunciati durante il Roma Pride, quando due carri della manifestazione sarebbero stati colpiti con sostanze urticanti. Un episodio che aveva coinvolto anche una bambina di dieci anni, come denunciato da Gender X, riaprendo il tema della sicurezza durante i cortei LGBTQIA+.
Anche post Pride non sono mancati insulti e commenti omofobi, riportati sempre da Onori su Instagram: “La parata dei malati di mente. Ecco gli effetti della chiusura dei manicomi”.
Il caso di Asti si inserisce in un clima già emerso durante altre tappe dell’Onda Pride 2026. A Ostuni, per esempio, la manifestazione è stata accompagnata da numerosi commenti omofobi sui social, ai quali la piazza ha risposto con una partecipazione di oltre mille persone. Anche a Catania e Verona organizzatori e attivistə hanno denunciato aggressioni verbali, intimidazioni e attacchi rivolti a chi aveva preso parte ai rispettivi cortei.
La richiesta al Comune di Asti: entrare nella Rete Ready
Accanto alla denuncia dell’odio online, l’Asti Pride ha rilanciato una richiesta rivolta all’amministrazione comunale: l’ingresso di Asti nella Rete Ready.
La Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere promuove lo scambio di buone pratiche e la realizzazione di interventi contro l’omotransfobia, dai progetti nelle scuole alla formazione del personale pubblico.
Secondo gli organizzatori, l’adesione potrebbe tradursi in strumenti concreti per migliorare il rapporto tra istituzioni e cittadinanza LGBTQIA+.
Uno degli esempi indicati da Patrizio Onori riguarda l’accoglienza delle persone trans negli uffici pubblici: “Quando una persona trans arriva allo sportello dell’anagrafe si può creare dell’imbarazzo se l’impiegato non è adeguatamente formato. Ciò che può apparire una piccolezza, come l’uso corretto dei pronomi, può significare moltissimo”.
L’uso del nome e dei pronomi scelti non è infatti una semplice questione formale. Per una persona trans, essere riconosciuta correttamente durante l’accesso a un servizio pubblico significa vedere rispettata la propria identità ed evitare situazioni potenzialmente umilianti o discriminatorie.
La formazione diventa quindi una competenza professionale necessaria, soprattutto per il personale che lavora a diretto contatto con il pubblico. Un tema affrontato anche dalla giurista e dirigente sindacale Luna Sabatino in un’intervista a Gay.it.
Tra le rivendicazioni dell’Asti Pride figura inoltre la richiesta di servizi più accessibili per le persone trans. In città non è presente un centro specializzato e chi intraprende un percorso di affermazione di genere deve rivolgersi a Torino, affrontando spostamenti e liste d’attesa che, secondo gli organizzatori, possono protrarsi per molti mesi.
Perché il Pride continua a essere necessario
Le minacce rivolte all’Asti Pride mostrano quanto queste manifestazioni continuino a essere necessarie. Non soltanto come celebrazione dell’orgoglio LGBTQIA+, ma come spazio pubblico di visibilità, denuncia e rivendicazione.
Soprattutto quando l’odio online supera il confine dell’insulto e assume i toni dell’intimidazione.
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