Judith Butler

Judith Butler (che utilizza pronomi they/them dal 2020) è nata il 24 febbraio 1956 a Cleveland (Ohio), ed unə filosofə post-strutturalista influente nel campo della filosofia politica, etica, teoria letteraria, femminismo e teoria queer. Da oltre tre decenni, Judith Butler insegna all’Università di Berkeley, dove è anche direttrice del programma di teoria critica, e tiene lezioni presso la European Graduate School. Premi su “leggi tutto” per approfondire biografia e carriera di Judith Butler

Biografia e carriera di Judith Butler

Nata nel 1956 in una famiglia di origine ebraica con radici russe e ungheresi, Judith Butler fu fortemente influenzata dalla sua storia familiare legata all’Olocausto (la maggior parte della famiglia materna morì nell’Olocausto): questo vissuto ha plasmato profondamente il suo pensiero critico e il suo interesse per le tematiche relative al genere, al potere e all’oppressione.

Judith Butler ha compiuto i suoi studi universitari presso l’Università di Yale, dove ha ottenuto un dottorato di ricerca nel 1984 con una dissertazione su riflessioni hegeliane nella Francia del ventesimo secolo. Durante il suo periodo accademico, ha anche trascorso un anno all’Università di Heidelberg in Germania, grazie a una borsa di studio del Programma Fulbright, un’esperienza che ha arricchito il suo background filosofico con influenze europee significative.

Prima di unirsi alla facoltà dell’Università di Berkeley nel 1993, Judith Butler ha insegnato alla George Washington University e alla Johns Hopkins University. La sua carriera a Berkeley è stata notevole e tra le sue esperienze rientra la direzione del programma di teoria critica, che ha influenzato generazioni di studentɜ e studiosɜ con il suo approccio radicale e critico.

Contributi teorici

La pubblicazione di Gender Trouble nel 1990 ha segnato una svolta non solo nella carriera di Judith Butler, ma anche nel campo degli studi di genere. L’opera sfida le concezioni tradizionali di genere, proponendo che sia il genere sia il sesso siano costrutti performativi—una serie di atti ripetuti che sono pubblici e socialmente regolamentati. Questo lavoro ha introdotto il concetto di performatività di genere che è diventato un pilastro degli studi di genere e della teoria queer.

Segue Bodies That Matter nel 1993, dove Judith Butler approfondisce il discorso sul corpo e sulla materia, estendendo le sue teorie sulla performatività e sull’iteratività. Questi lavori hanno consolidato la sua posizione come critica delle norme binarie di genere e hanno esplorato come le strutture di potere modellano l’identità.

Attivismo

Oltre al suo lavoro accademico, Judith Butler è nota per il suo attivismo sociale e politico. È stata una voce critica nei confronti della politica israeliana, partecipando attivamente in movimenti di protesta e critica sociale, come il movimento Occupy Wall Street e la campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele. Judith Butler ha sostenuto che le sue critiche sono motivate da un desiderio di giustizia e parità, e non da un rifiuto dell’identità ebraica, che personalmente rivendica.

Riconoscimenti

La sua influenza è stata riconosciuta attraverso numerosi premi e lauree honoris causa da università di tutto il mondo, inclusi riconoscimenti dall’Università di St. Andrews, Università McGill, e Università di Friburgo. Nel 2012, ha ricevuto il prestigioso premio Adorno per il suo contributo alla filosofia, nonostante le controversie legate alle sue posizioni politiche.

L’approccio interdisciplinare di Butler al genere, al potere e all’identità ha trasformato i campi della filosofia, della teoria critica e degli studi di genere, rendendola una delle figure intellettuali più influenti del nostro tempo. Le sue teorie continuano a stimolare dibattiti e ad ispirare attivistɜ e accademic* a ripensare e sfidare le strutture esistenti di potere e identità.

Vita personale di Judith Butler

Judith Butler vive a Berkeley, California, con la sua compagna Wendy Brown, anch’essa una figura di spicco nel campo della filosofia politica. La coppia ha un figlio insieme, Isaac.

Judith si identifica come persona non binary e utilizza i pronomi they/them (loro).

Elenco delle opere di Judith Butler tradotte in italiano

  • Perdita e rigenerazione, traduzione italiana di Isabella Pasqualetto, Marsilio, 2023 (originale: Between Loss and Regeneration, 2022).
  • Che mondo è mai questo?, traduzione italiana di Federico Zappino, Laterza, 2023 (originale: What World is This? A Pandemic Phenomenology, 2022).
  • La forza della nonviolenza. Un vincolo etico-politico, traduzione italiana di Federico Zappino, Nottetempo, 2020 (originale: The Force of Nonviolence. An Ethico-Political Bind, 2020).
  • L’alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell’azione collettiva, traduzione italiana di Federico Zappino, Nottetempo, 2017 (originale: Notes toward a Performative Theory of Assembly, 2015).
  • Che tu sia il mio corpo. Una lettura contemporanea della signoria e della servitù in Hegel, con Catherine Malabou, a cura di Giovanbattista Tusa, Mimesis, 2017 (originale: Sois mon corps, 2009).
  • Di chi è Kafka?, a cura di Antonio Iannello, Nicola Perugini e Federico Zappino, “il lavoro culturale”, 2016. Link al testo
  • Fare e disfare il genere, a cura di Federico Zappino, Mimesis, 2014 (originale: Undoing Gender, 2004).
  • Sulla crudeltà, a cura di Nicola Perugini e Federico Zappino, “il lavoro culturale”, 2014. Link al testo
  • Strade che divergono. Ebraicità e critica del sionismo, traduzione italiana di Fabio De Leonardis, Raffaello Cortina, 2013 (originale: Parting Ways: Jewishness and the Critique of Zionism, 2012).
  • La vita psichica del potere. Teorie del soggetto, a cura di Federico Zappino, Mimesis, 2013 ISBN 978-88-575-1606-6 (originale: The Psychic Life of Power. Theories in Subjection, 1997).
  • Vite precarie. I poteri del lutto e della violenza, a cura di Olivia Guaraldo, Postmedia Books, 2013 (originale: Precarious Life: The Powers of Mourning and Violence, 2004).
  • A chi spetta una buona vita?, a cura di Nicola Perugini, Nottetempo, 2013 (originale: Can One Lead A Good Life in a Bad Life?, 2012) ISBN 88-7452-417-X.
  • Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità, traduzione italiana di Sergia Adamo, Laterza, 2013 (originale: Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity, 1990 con prefazione dell’autrice all’edizione 1999).
  • Parole che provocano. Per una politica del performativo, traduzione italiana di Sergia Adamo, Raffaello Cortina, 2010 (originale: Excitable Speech, 1997).
  • Dialoghi sulla Sinistra. Contingenza, egemonia, universalità, con Ernesto Laclau e Slavoj Žižek, a cura di Laura Bazzicalupo, Laterza, 2010 (originale: Contingency, Hegemony, Universality, 2000).
  • Soggetti di desiderio, traduzione italiana di Gaia Giuliani, Laterza, 2009 (originale: Subjects of Desire, 1988).
  • La disfatta del genere, traduzione italiana di Patrizia Maffezzoli, Meltemi, 2006 (originale: Undoing Gender, 2004).
  • Critica della violenza etica, traduzione italiana di Federico Rahola, Feltrinelli, 2006 (originale: Giving an Account of Oneself, 2005).
  • Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, traduzione italiana di Roberta Zuppet, Sansoni, 2004 (originale: Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity, 1990).
  • La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte, traduzione italiana di Isabella Negri, Bollati Boringhieri, 2003 (originale: Antigone’s Claim: Kinship Between Life and Death, 2000).
  • Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”, traduzione italiana di Simona Capelli, Feltrinelli, 1996 (originale: Bodies That Matter: On the Discursive Limits of “Sex”, 1993).

 

 

 

 

 

 

Multimedia