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Che ne sarà della meravigliosa storia tra Akemi e Nina? E Daniele e Andrea racconteranno al mondo del loro amore? Quali riverberi di luce illumineranno le storie e le sfumature degli adolescenti di oggi raccontati da quella pregiata serie tv che è Prisma? Non lo sapremo mai. Prime Video, di proprietà del colosso Amazon, ha deciso che questa storia non è abbastanza remunerativa. La seconda stagione di Prisma sarà l’ultima, non ci sarà una terza stagione, nonostante il finale aperto della stagione 2.
Lo afferma il regista e creatore della serie cult Ludovico Bessegato in un amarissimo video pubblicato via social. La decisione è stata presa da Amazon Prime e il messaggio di Bessegato è aspramente polemico verso l’editore, ma anche verso il pubblico generalista che, a suo dire, preferisce storie più banali.
Abbiamo raccontato un’Italia che esiste, ma che nessuno racconta. Abbiamo ottenuto l’approvazione della critica, che è sempre stata generosissima. Abbiamo creato entusiasmo in una parte della popolazione che di solito è poco rappresentata. Purtroppo questo non è bastato.

La serie, che vede protagonisti tra gli altri Lorenzo Zurzolo, Mattia Carrano, Caterina Forza e Chiara Bordi,tratteggia un ritratto realistico e documentato delle persone adolescenti dell’Italia contemporanea, e ne racconta tempeste emozionali, fluidità affettive e sfumature di genere come forse nessun prodotto audiovisivo finora (Leggi: Prisma 2 per abbracciare il caos, siamo tuttə Andrea, Daniele, Nina, Marco, Carola e lə altrə).

Nell’annuncio, Bessegato riflette sul successo della seconda stagione di Prisma (qui la sua intensa intervista con Gay.it), che sembra essere andata bene, ma non abbastanza da garantire una terza stagione. Pur non avendo dati certi, Bessegato sottolinea l’aumento delle conversazioni attorno alla serie, per poi notare come le piattaforme tipo Prime, Netlfix ecc. sembrano aver cambiato strategia rispetto a qualche anno fa. Secondo il regista di Skam e Prisma, si tende oggi a privilegiare prodotti che possano attrarre un pubblico più ampio, a discapito di quelli più sperimentali o di nicchia. Sarebbe in atto dunque una normalizzazione delle piattaforme digitali, sempre più sostitutive della tv generalista. L’amarezza nelle sue parole:
Se passiamo due anni a intervistare i ragazzi, per fare una serie che sia la più autentica possibile, e poi la maggior parte delle persone preferisce serie nelle cui storie la ragazzina timida al college si innamora dello str*nz*, con meccanismi narrativi vecchissimi, che tuttavia richiamano più attenzione e più pubblico di quanto faccia una serie come Prisma, significa che abbiamo fatto degli errori?
Bessegato esprime rammarico per questa evoluzione, sottolineando che Prisma ha raccontato storie non rappresentate altrove (basti citare la storia dell’affermazione di genere di Andrea Giammarino) e ha suscitato entusiasmo in una parte del pubblico solitamente poco considerata (il pubblico LGBTIAQ+, in questo paese oggetto ormai di leggi persecutori ad hoc). Tuttavia, il successo di critica e il seguito di una nicchia non sono stati sufficienti. Bessegato spiega nelle sue parole che il pubblico di riferimento (il pubblico queer) non è sufficiente per il sistema contemporaneo dell’audiovisivo delle piattaforme.

Bessegato riconosce che il cambiamento nelle preferenze del pubblico rende più difficile per i creatori di storie mantenere un equilibrio tra ciò che vogliono raccontare e ciò che il pubblico desidera, e riflette anche sugli errori o sull’eccessiva ambizione del team nel proporre una narrazione autentica, mentre prodotti con schemi narrativi più tradizionali riscuotono maggior successo. Spiega Bessegato:
Se prima si tendeva a cercare prodotti sperimentali, che si differenziassero dalle serie delle tv generaliste, negli ultimi anni le piattaforme sembra che vogliano allargare il pubblico, e quindi evitare i prodotti di nicchia, quelli che possiamo considerare premium, per realizzare prodotti che, legittimamente, cerchino di piacere a più persone possibile, magari andando un po’ meno a cercare sperimentazioni e narrazioni alternative.

Nonostante il dispiacere per quello che appare per ora come il tramonto dell’ipotesi Prisma 3, che avrebbe concluso la storia, il regista si dedicherà ora al cinema, a suo dire forse un mezzo più adatto per le storie che desidera raccontare. Bessegato lascia aperta una possibilità: ricordando l’evoluzione di Skam, che dopo una pausa al termine della stagione 3, ha conquistato un ampio pubblico con le stagioni 4 e 5, e di cui si parla già della stagione 6. E chissà che Netflix, memore del successo planetario di Lorenzo Zurzolo con Baby, non metta le mani su Prisma 3.
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Ludovico Bessegato: Prisma 3 non ci sarà, ecco le sue parole
“Non conosco i dati ufficiali, ma so che la stagione 2 è andata bene, almeno come la prima. E che abbia aumentato la sua base di pubblico. C’è stato un bello scambio, sono aumentate le conversazioni. Si sente in giro dire ‘Non possono non rinnovarla’. Probabilmente Prisma 2 è andata bene, ma non abbastanza bene da assicurare una serie 3. Le serie tv costano tanto. La sensazione è che siano cambiate le policy della piattaforme negli ultimi due anni. Se prima si tendeva a cercare prodotti sperimentali, che si differenziassero dalle serie delle tv generaliste, negli ultimi anni le piattaforme sembra che vogliano allargare il pubblico, e quindi evitare i prodotti di nicchia, quelli che possiamo considerare premium, per realizzare prodotti che, legittimamente, cerchino di piacere a più persone possibile, magari andando un po’ meno a cercare sperimentazioni e narrazioni alternative. Sono aziende private, che si mantengono grazie al pagamento degli abbonamenti, devono far tornare i loro conti. Capisco perfettamente, ma da creatore e da spettatore, mi dispiace. Per quelle perone che hanno visto in Prisma una serie che narrava storie che non sono rappresentate altrove, abbiamo raccontato un’Italia che esiste, ma che nessuno racconta. Abbiamo ottenuto l’approvazione della critica, che è sempre stata generosissima. Abbiamo creato entusiasmo in una parte della popolazione che di solito è poco rappresentata. Purtroppo questo non è bastato.
Non condivido la scelta, ma l’accetto. E non ho alternative. Penso che da regista e creatore, per me in futuro la sfida sarà cercare di trovare ancora di più equilibrio tra ciò che piace al pubblico e quel che a me piace raccontare, e sarà una cosa sempre più difficile. Ma la sfida sta a me, sta a noi. Se passiamo due anni a intervistare i ragazzi, per fare una serie che sia la più autentica possibile, e poi la maggior parte delle persone preferisce serie nelle cui storie la ragazzina timida al college si innamora dello str*nz*, con meccanismi narrativi vecchissimi, che tuttavia richiamano più attenzione e più pubblico di quanto faccia una serie come Prisma, significa che abbiamo fatto degli errori? Oppure che siamo stati un po’ presuntuosi, perché magari abbiamo pensato di poter proporre qualcosa che a noi piaceva di più. Questa è forse la spiegazione di fondo del perché Prisma è andato bene, ma non benissimo. Esistono ancora dei canovacci che funzionano meglio dell’autenticità. Per me è un fallimento personale, ma bisogna anche accettare quello che il pubblico vuole e ama. Anche se non è quello che piace a noi.Ora mi dedicherò al mio film che avevo posticipato per curare Prisma, e mi dispiace perché avevamo scritto una stagione 3 che chiudeva davvero bene la storia. Per adesso non ci sono le condizioni per raccontarla. Mi dedicherò a un film, forse il cinema è lo spazio giusto per il tipo di storie che voglio raccontare.
Sulla serialità farò uno sforzo di combinare la mia idea di racconto con quello che piace al pubblico, devo farlo. La mia speranza è questa: cinque anni fa sembrava che Skam fosse morto con la terza stagione, e invece poi è successo qualcosa, Skam con la 4 e la 5 ha sfondato ed è arrivato al grandissimo pubblico.
Per la terza stagione di Prisma noi sappiamo cosa raccontare, speriamo ci siano le condizioni, mi piace pensare che sarà un arrivederci.
Posso dirvi che sono stati tre anni bellissimi, Prisma è stata una cosa molto importante per me, lo scambio che abbiamo avuto con centinaia di migliaia di voi, in Italia e in tutto il mondo, è stata una delle cose più belle della mia vita.
Ci vedremo con altre storie”


