I governi europei alimentano l’odio verso le persone LGBTIAQ+, secondo il rapporto di Ilga Europe pubblicato in queste ore. In Italia, nelle ultime settimane, abbiamo registrato numerosi episodi di violenza verso la comunità di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali, asessuali e queer, e proprio ieri su Gay.it abbiamo riportato la notizia di due ragazze che sarebbero state cacciate da un ristorante di Cavalese (provincia di Trento) perché si scambiavano baci ed effusioni in pubblico.

Le vite, i corpi e i sentimenti delle persone LGBTIAQ+ sono sotto assedio permanente. Non si tratta soltanto di aggressioni eclatanti che bucano l’attenzione della cronaca. Esiste un quotidiano clima di pressione e intolleranza fatto di piccoli episodi asfissianti. Un tensione che permea i giorni, le ore, i minuti e gli spazi delle vite di una comunità che sta vivendo sulla propria pelle un processo di normalizzazione di quella stessa intolleranza ideologizzata e resa esecutiva dai governi dell’ultra-destra occidentale.

Sul bus un bacio tra ragazze irrita una signora

A Roma la sera del 14 febbraio, verso le 20:30, due studentesse di 21 anni, salite su un autobus, si sono scambiate alcuni rapidi baci sulla bocca. Una passeggera di circa 60 anni ha iniziato a insultarle, sostenendo che il loro gesto fosse contro la legge e minacciando di farle scendere prima della destinazione. Gay.it ha visto il video che documenta tutto e che sarà divulgato sul nostro canale instagram. Le parole della signora:

“Vi mettete qui sedute, io non voglio vedere queste cose, ma neanche una coppia etero, perché mi devo vedere queste cose in pubblico? (…) Non si può amoreggiare in pubblico, capito? Baciare, farsi chissà che cosa…”

Le ragazze, laureande in Giurisprudenza, hanno tentato di spiegare alla sessantenne che non esiste alcun divieto legale nel baciarsi in luogo pubblico e hanno detto alla donna che si trattava di un comportamento chiaramente omofobico. Ciò che in verità ha fatto scattare la reazione omofobica della signora, purtroppo, non aveva a che fare con un bacio in quanto tale, ma con il fatto che quel bacio fosse tra due donne. Tant’è che, qualche fermata dopo, una coppia etero è salita sul bus e ha iniziato a baciarsi, senza che la signora dicesse nulla.

Nonostante le pacate e civili rimostranze delle due ragazze, la sessantenne ha continuato a inveire, avvicinandosi e agitando il telefono come se volesse chiamare la polizia. Nessuna, delle poche persone presenti sul bus, è intervenuto in difesa delle due studentesse. Il conducente, stando al racconto, ha infine preso in mano la situazione in modo pacato, invitando tutti a calmarsi e si è detto dispiaciuto con le interessate per l’accaduto. In seguito, la situazione è rientrata e l’anziana passeggera ha smesso di gridare, soprattutto dopo aver notato una pattuglia di polizia a una fermata successiva. Momento nel quale le ragazze hanno invitata la donna a chiedere proprio alle forze dell’ordine se il loro bacio costituisse, come ella sosteneva, un qualche reato.

Le ragazze preferiscono restare anonime, convinte che l’episodio non sia personale, ma politico. Entrambe affermano di provare ancora paura e rabbia, e ritengono che la donna, come molti altri, si sia sentita legittimata da un clima politico e culturale che sta maturando in una direzione di inquietante intolleranza verso le persone non conformi al modello cisgender eterosessuale.

La testimonianza delle due ragazze

 

 

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La testimonianza di Anna e Paola a Gay.it è preziosa e per questo ne pubblichiamo integralmente la trascrizione.

Il bacio e l’aggressione verbale della signora

Venerdì 14 febbraio alle 8 e mezza circa a Roma, abbiamo preso l’autobus insieme, la mia ragazza era in ritardo, è arrivata al pelo, e siamo riuscite a salire mentre si stavano per chiudere le porte, di corsa. Di conseguenza, appena eravamo sul bus, ci siamo salutate con due o tre baci a stampo, siamo rimaste vicine, ma assolutamente nulla di scandaloso, nulla di sconcio, la quotidianità che riguarda davvero qualsiasi realtà di coppia, che sia etero o gay.

Subito una signora che era seduta sull’autobus ha iniziato ad urlarci contro minacciandoci e dicendoci:

“Se volete arrivare a destinazione la smettete”

Come se lei avesse il controllo di chi può e non può rimanere sul mezzo pubblico. Ha iniziato ad urlarci contro, che noi stavamo facendo una cosa contro la legge, ovvero baciarci, e che questo non era consentito.

La reazione delle ragazze

Noi le abbiamo detto che secondo noi si trattava di un’aggressione omofoba. Quindi lei ha iniziato a giustificarsi dicendo che avrebbe detto una cosa del genere anche ad una coppia etero. Cosa non vera, perché dopo un pochino di tempo che la situazione si era placata, una coppia etero è effettivamente salita sull’autobus e si è effettivamente comportata come noi, ma non gli è stato detto niente. Quella della signora era un’aggressione omofoba.

La signora si avvicina nell’indifferenza dei presenti

A un certo punto, oltre ad urlare, si è anche alzata e si è avvicinata, è venuta molto vicino a noi e questo ci ha spaventate, perché appunto sull’autobus c’erano poche persone, due o tre. La situazione era spaventosa per noi. Le persone non sono minimamente intervenute, così come ha tardato ad intervenire il conducente, ma capiamo perfettamente che – insomma – stava guidando. Siamo sicure che i conducenti non siano tutelati per i rischi a cui effettivamente sono esposti. Sappiamo perfettamente come sui mezzi pubblici di Roma succedono vari episodi di violenza o di aggressioni e magari è pericoloso anche per il conducente. Quindi sì, ha tardato ad intervenire, ma ad un certo punto anche lui ha capito la situazione e ci ha detto di non rovinarci la serata, che gli dispiaceva. A quel punto la signora effettivamente ha smesso con le sue accuse.

La pattuglia di polizia

Durante l’episodio appunto ci siamo ritrovate accusate di fare una cosa contro la legge. Noi abbiamo provato a fornire delle informazioni che sono dati di fatto, ovvero che la legge vieta atti osceni in luogo pubblico, ma non vieta di baciarsi in pubblico. Siamo entrambe studentesse che studiano legge e quindi abbiamo queste informazioni a nostra disposizione. La signora non voleva minimamente ascoltare. Tuttavia, quando due o tre fermate più avanti siamo arrivate davanti ad una pattuglia di polizia, abbiamo consigliato alla signora di chiedere alla volante se i nostri baci fossero contro la legge o meno. Lei a quel punto ha smesso di urlarci addosso, evidentemente si era resa conto che non avrebbe avuto la risposta che auspicava, e che la polizia le avrebbe detto che questa legge non esiste. Quindi si è seduta, ha smesso di urlare e l’episodio si è concluso lì.

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Il clima omobitransfobico in Italia (e non solo)

La signora continuava a ripeterci che noi eravamo troppo giovani per sapere dell’esistenza di questa legge (noi abbiamo 21 anni, lei circa una sessantina). Noi studiamo legge e sappiamo perfettamente che il divieto di baciarsi non esiste. Per fortuna la vicenda non è degenerata ulteriormente e diciamo per fortuna perché siamo ben consapevoli del clima politico che si respira in Italia negli ultimi anni, in Italia e non solo.

Conosciamo benissimo anche le ultime aggressioni più recenti che ci sono state a Roma (e non solo ndr) in particolare nei confronti della comunità LGBT+. Molto spesso queste aggressioni non si sono limitate ad attacchi verbali, ma sono diventate aggressioni fisiche. Come ci insegna il femminismo, sappiamo benissimo che da un’aggressione verbale, si può arrivare a un’aggressione fisica, o anche a peggio.

Cos’hanno provato le ragazze

Inizialmente abbiamo avuto paura per la nostra sicurezza. Questa è stata la prima emozione che abbiamo provato, in particolar modo nel momento in cui la signora si è avvicinata a noi minacciandoci, agitando il telefono, per indicare il fatto che stesse per chiamare la polizia. Successivamente è montata in noi una certa rabbia, perché – anche se la situazione non è degenerata – sappiamo benissimo e siamo ben consapevoli dei casi in cui non è stato così, in cui altre persone, anche nella stessa Roma, hanno subito aggressioni fisiche riportando anche lesioni, anche gravi. Sappiamo benissimo che questi episodi purtroppo accadono.

Anche quando siamo scese dal bus, avevamo paura per la nostra sicurezza, perché abbiamo avuto una percezione diversa degli spazi che stavamo vivendo. Siamo uscite per passare una serata insieme e invece abbiamo dovuto fare i conti con questa sensazione di paura e questa percezione diversa degli spazi della nostra città. Abbiamo provato rabbia perché sappiamo benissimo che una coppia etero ha questo diritto: quello di passare una serata insieme in tranquillità. Di vivere gli spazi serenamente.

La politica come mandante (come dimostra anche il rapporto Ilga)

Pensiamo che il tema vero non sia la questione di una sconosciuta signora, ma di un sistema che, in particolar modo negli ultimi anni, legittima questo tipo di pensiero e anche questo tipo di aggressioni.

Ssappiamo benissimo che questo episodio non è legato alla sfortuna di aver incontrato sul nostro stesso autobus una signora pazza, oppure – insomma – con dei pensieri strani o in preda a un nervosismo, insomma qualsiasi altra causa momentanea. Sappiamo benissimo che il pensiero di questa signora, oltre a non essere unico nel suo genere, è legittimato da una discriminazione diffusa che c’è nei confronti di un gruppo, in questo caso della comunità LGBT. Sappiamo benissimo che questo episodio potrebbe verificarsi di nuovo e che non si tratta di un caso isolato, ma di un problema sistemico. Ed è questo il motivo per cui abbiamo deciso di parlare di questa vicenda in maniera anonima, perché sappiamo che non è una vicenda legata a un’occasione o a una casualità, ma è una vicenda sistemica che è data da un problema sistemico che non riguarda noi in quanto individui, ma riguarda noi in quanto parte di una comunità che in questo paese, in particolar modo, è discriminata e lo è da anni.

Denunciare il clima in cui vivono le persone LGBTIAQ+

Quindi abbiamo deciso di parlarne come fatto politico e non come episodio personale. Abbiamo deciso di parlare di questo episodio quotidiano che è successo nella nostra vita di ogni giorno e che insomma potrebbe succedere a qualsiasi altra persona, ed è già successo sicuramente anche ad altre persone, anche in forma più grave, perché sappiamo benissimo che questa è la quotidianità che viviamo e che tante altre persone vivono.

Le paure che abbiamo provato noi in quel momento, dopo quel momento e anche adesso, sono le stesse che provano altre persone membri della comunità LGBT.

Speriamo che parlare di questo episodio, raccontare questo nostro momento di quotidianità, possa sensibilizzare gli altri e far capire che purtroppo queste cose succedono.

La realtà è che non possiamo comportarci e vivere gli spazi pubblici come una coppia etero, perché rischiamo di dover vivere queste paure e, a volte, persino dover subire violenze, non solo verbali, ma anche fisiche. Questa è la realtà.

 

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