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Sport e comunità LGBTIQ+: 14 storie che devi conoscere

Le storie di alcune leggende sportive, che sono state pioniere della rappresentazione LGBTIQ+ nello sport. Da Lily Parr a Dutee Chand: storie di coraggio, ma anche di sofferenza, vergogna e lotta quotidiana contro un ambiente il più delle volte ostile.

20 min. di lettura
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lia thomas, sportivi lgbt

Lia Thomas

“Sapevo che se avessi gareggiato come donna ci sarebbero stati controlli contro di me. Ero preparato per questo. Ma non ho nemmeno bisogno del permesso di nessuno per essere me stesso e praticare lo sport che amo” – Lia Thomas

Lia Catherine Thomas, nata nel 1999 ad Austin, Texas, ha iniziato a nuotare all’età di cinque anni, dimostrando precocemente talento nel nuoto. Ha gareggiato per la Westlake High School, raggiungendo il sesto posto nei campionati di nuoto maschili delle scuole superiori statali. Durante il liceo, ha iniziato a mettere a interrogarsi sulla sua identità di genere, un percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima atleta apertamente trans* a vincere un campionato nazionale universitario NCAA Division I.

Lia ha iniziato il suo percorso di affermazione di genere nel 2019, iniziando la terapia ormonale sostitutiva. Ha fatto il suo coming out con i suoi allenatori, amici, e le squadre di nuoto maschili e femminili dell’Università della Pennsylvania. Ha continuato a competere per la squadra maschile durante l’anno accademico 2019-2020 mentre era in terapia ormonale, per poi unirsi alla squadra femminile nel 2021.

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Nel marzo 2022, Thomas ha fatto la storia vincendo le 500 yard stile libero femminile ai campionati NCAA, diventando la prima atleta transgender a conseguire questo traguardo. Questo successo non è stato privo di dibattiti; la sua partecipazione e le vittorie hanno scatenato un ampio dibattito pubblico sul ruolo delle atlete trans* nello sport femminile.

La storia di Thomas è diventata un argomento polarizzante nei media, spesso trattata con sensazionalismo. Ha ricevuto sia sostegno che critiche, con alcune persone che la vedono come un’icona di coraggio e altri che la criticano per il suo impatto sulla concorrenza femminile. Anche il suo percorso legale per competere a livello olimpico è stato oggetto di intensa attenzione e dibattito.

 

 

 

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